Uomo di fiducia di Giorgia Meloni ricattato per una relazione gay e un video intimo

Il manager di grandi aziende pubbliche non ha ceduto e si è rivolto alle forze dell'ordine. Tutto era iniziato nel 2013, ma poi nel 2024...

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Una relazione nata più di dieci anni fa e riemersa all’improvviso si è trasformata in un caso giudiziario che ha coinvolto un dirigente pubblico considerato uomo di fiducia di Giorgia Meloni. Il tribunale di Roma ha condannato a tre anni di reclusione e 1.200 euro di multa un cameriere 20 anni più giovane del manager, ritenuto colpevole di aver tentato di estorcergli 300mila euro minacciando di diffondere in rete un filmato erotico registrato di nascosto.

La vicenda affonda le radici nel 2013, quando i due si conoscono in una trattoria di Anzio. Da quella frequentazione, raccontano gli atti, sarebbe nata una promessa del manager: “Sistemarlo economicamente”. Per dieci anni, però, non si sentono più. Fino a giugno 2024, quando un messaggio del dirigente riapre improvvisamente il filo del dialogo: “Ciao, sei sparito. Come stai?”.

Il nuovo incontro sfocia in rapporti sessuali e in un video realizzato all’insaputa del manager. “Volevo una tutela per la mia promessa, non era una minaccia”, ha sostenuto in aula l’imputato, interrogato dalla pm Chiara Capezzuto. Ma a quel punto il filmato diventa la leva attorno a cui si costruisce il ricatto. Il cameriere coinvolge anche un conoscente del manager, già condannato in rito abbreviato: durante un incontro all’Eur, il complice sale sull’auto della vittima, estrae una pistola e sostiene di appartenere a un gruppo criminale, intimando il pagamento.

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Nei giorni successivi prosegue il pressing: prima 50mila euro (“con il costo della vita non si compra neanche una casa”, replica l’imputato), poi un crescendo di pretese fino alla richiesta finale: 300mila euro, da inviare tramite bonifici. A quel punto il manager denuncia e parte l’indagine che porta al processo per tentata estorsione.

Il tribunale ha assolto il cameriere dall’accusa di possesso d’arma da fuoco (ma la pistola, secondo gli accertamenti, non era funzionante), ha tuttavia riconosciuto pienamente il tentativo di estorsione. “Una sentenza equilibrata e attenta alla complessità dei fatti”, ha commentato l’avvocato dell’imputato, Francesco Caroleo Grimaldi. Una storia che dalle tavole di un ristorante è finita nei fascicoli giudiziari: un intreccio di promesse, risentimenti e rapporti di potere che il tribunale ha riportato entro i confini del diritto.

Solidarietà della nostra redazione al diretto interessato.

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