Futuro Nazionale di Roberto Vannacci vola nei sondaggi e sposta a destra l’alleanza Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Se Meloni non vuole perdere le prossime elezioni politiche, dovrà necessariamente allearsi con l’ex generale putiniano. Nel frattempo però Forza Italia a trazione Marina Berlusconi giura e spergiura “mai con Vannacci“. Ma sarà davvero così? La sensazione è che Forza Italia fondata dall’ex amico di Putin, Silvio Berlusconi, finirà sbranata dalla deriva vannacciana.
Proprio ieri Vannacci ha dichiarato all’ANSA che un’alleanza con Fratelli d’Italia “non è esclusa per principio“. Meloni sarebbe pronta a lasciar andare Forza Italia (ammesso che questa tenga barra a dritta sui valori liberali), per sterzare a destra e recuperare aderenza alla sua storia post-fascista?
I numeri sono preoccupanti per Palazzo Chigi. Dopo le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, Futuro Nazionale è al 4,3% nei sondaggi SWG e cresce. A Vigevano il candidato sostenuto da Vannacci ha superato il 14% anche grazie all’esplicito supporto dell’ex generale che ha radunato una piazza piena in città pochi giorni prima
I valori di Futuro Nazionale
Il programma vannacciano è condito di argomenti reazionari che tengono insieme l’internazionale nera, da Trump a Putin: sovranità nazionale, contrasto all’immigrazione e promozione della remigrazione, amatissima dai post-nazisti tedeschi dell’AfD (si tratta dell’idea che sia possibile eseguire il rimpatrio forzato di immigrati già residenti nei paesi UE).
Futuro Nazionale sbandiera come valore decisivo la presunta identità italiana (“Siamo europei in quanto italiani” tengono a specificare) contro la temibilw ideologia woke. La famiglia tradizionale come unico modello da proteggere si accompagna per i vannaccers all’opposizione esplicita a qualunque riconoscimento delle famiglie non tradizionali. Futuro Nazionale si presenta come «l’unica destra vera, orgogliosa e pura» che esiste in Italia.
Rossano Sasso, il parlamentare che ha guidato la battaglia del DDLValditara contro l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, è già passato dalla Lega alle truppe capitanate dall’ex generale. Una eventuale maggioranza che nella prossima legislatura contempli anche Vannacci e i suoi vedrebbe impossibile qualsiasi avanzata su matrimonio egualitario e diritto di famiglia, diritti delle persone non cis, norme contro l’odio omobitransfobico e pratiche di conversione. Il dibattito politico sdoganerebbe definitivamente a livello istituzionale quel linguaggio sovente utilizzato da Vannacci che prevede l’anormalità dei gay, il diritto di rivendicare l’odio, la presunta imposizione del pensiero omosessuale e altri messaggi che, seminati nel tempo con una strategia a lungo termine in pieno stile russo, contribuiscono alla persistenza dello stigma anti-LGBTIAQ+, svelando quella cultura che ha nutrito la criminalizzazione della fantomatica “propaganda gay”, già legge in Russia e altri paesi.
Perché Meloni ha bisogno di Vannacci?
E perché Meloni avrebbe bisogno di Vannacci? La risposta è nella fretta di approvare una legge elettorale. Il nuovo testo ideato dalle destre, il cosiddetto Melonellum, cancella i collegi uninominali e introduce un proporzionale con un maxi premio per chi supera il 42% dei voti. La simulazione di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera è netta: se Futuro Nazionale corre fuori dalla coalizione di centrodestra, il campo progressista raggiunge il 44,9% contro il 42,3% del centrodestra, e conquista il premio di maggioranza.
L’alleanza con Vannacci è il prezzo politico che Meloni deve pagare per sopravvivere al 2027. La strategia meloniana è quella di “salvinizzare” Vannacci: lasciargli propaganda e battaglie identitarie, e portarlo all’allineamento parlamentare quando conta. Una strategia che prevede però una Lega meno salvinizzata e più moderata: non è un caso che proprio dalla Lega di Salvini, Futuro Nazionale stia drenando voti. Fu proprio Salvini a lanciare la candidatura di Vannacci che ottenne mezzo milione di preferenze alle Europee, eletto nelle file della Lega.
C’è però un ostacolo. Secondo indiscrezioni di stampa mai confermate direttamente, sarebbe Marina Berlusconi a spingere affinché Forza Italia blocchi l’ingresso di Vannacci in coalizione. Vannacci ha risposto con una domanda retorica: «Chi è Marina Berlusconi? Non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria?». Forza Italia, con il suo 8%, è indispensabile per la coalizione almeno quanto Vannacci: Meloni non può abbandonarla, anche perché è la presenza di Forza Italia a rendere presentabile (per ora) il suo governo, soprattutto al cospetto delle alleanze europee. Gli ultimi rumors dicono che, per evitare che la popolarità di Vannacci dilaghi da qui al 2027, visto il trend, Meloni stia accarezzando l’idea del voto anticipato nel novembre 2026. Un anno prima del dovuto: per spiazzare l’ex generale, ma anche Forza Italia e l’opposizione del disordinato campo largo (qui le risposte dei partiti della coalizione di centro-sinistra alle istanze LGBT).
Rischi per la comunità LGBTIAQ+
Per la comunità LGBTQ+ italiana, il meccanismo è cristallino e devastante. Vannacci sta costruendo il suo partito su identità nazionale, anti-woke, famiglia tradizionale, contrasto esplicito ai diritti civili. Il passaggio di Rossano Sasso dalla Lega a Futuro Nazionale ci fornisce la sintesi ideologica di ciò che entrerebbe in coalizione con l’attuale blocco Meloni.
Prima dell’arrivo di Vannacci, FdI era al 31,3%. Oggi è al 28,8%. L’emorragia si ferma solo rincorrendo Vannacci sui suoi temi. E su quei temi, noi persone LGBTIAQ+ siamo il bersaglio. Lo spostamento a destra di tutta l’alleanza Meloni, Forza Italia inclusa, è una prospettiva a dir poco inquietante per i diritti delle persone non conformate agli standard cis ed etero del mantra dio-patria-famiglia, da sempre caro alla stessa Giorgia Meloni.
Per questo motivo la battaglia politica più urgente per i diritti LGBTIAQ+ in Italia è convincere l’ala moderata dell’alleanza Meloni a rifiutare qualsiasi ipotesi di alleanza di governo con l’estrema destra di Vannacci.

