Usa: Trump appoggia il pasticciere che si rifiutò di preparare la torta per il matrimonio gay

Rifiutò di preparare il dolce per motivi religiosi.

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2 min. di lettura

Jack Phillips (gestore di una piccola pasticceria di Lakewood in Colorado) si rifiutò di preparare la torta di nozze per il matrimonio di David Mullins – 33 anni – e Charlie Craig – 37. Ora toccherà alla Corte Suprema di Washington esaminare il caso e decidere se il suo comportamento è stato legittimo o meno.

Un giorno di cinque anni fa Charlie, sua madre e David entrarono da Masterpiece Cakeshop, il negozio di Jack. Il matrimonio era ormai alle porte: mancava solo la torta. Il pasticcere, Jack Phillips appunto, di 61 anni, li liquidò dicendo: “Vi posso vendere crostate per il compleanno, biscotti, canditi quello che volete ma non farò una torta per un matrimonio gay“.

Gli sposi decisero di citare il pasticciere in tribunale, accusandolo di aver violato le leggi anti discriminazione. Il caso è diventato rapidamente una vicenda di interesse nazionale. Jack si è difeso appellandosi alla religione e al suo diritto di espressione: “Le mie non sono solo torte, ma oggetti di arte sotto diversi aspetti“. Bibbia alla mano, l’uomo ha dichiarato: “Qui c’è scritto che l’unione carnale deve essere tra un uomo e una donna. Non voglio che la mia creatività, la mia arte, i miei talenti siano forzati per contribuire a un evento religioso significativo che viola le mie convinzioni religiose“. L’uomo si è appellato al Primo emendamento della Costituzione: libertà di parola e rispetto di ogni fede religiosa.

Ad oggi tutti i tribunali gli hanno dato torto. La Corte di Appello del Colorado ha stabilito che non ci fu alcuna violazione del diritto di espressione, osservando che la coppia non aveva neanche messo in discussione l’aspetto del dolce. D’altra parte, hanno aggiunto i giudici, non è che vedendo le decorazioni di panna o di canditi qualcuno possa capire quale sia il pensiero di Jack. Infine il negoziante resta libero di dire quello che vuole sui matrimoni gay in altre forme.
Phillips non si è arreso e ha presentato istanza alla Corte Suprema e nel frattempo Donald Trump è diventato presidente. Nelle scorse settimane la nuova amministrazione ha invitato ufficialmente la Corte ad accogliere il ricorso del pasticciere, proprio alla luce del Primo emendamento.
Le associazioni per i diritti LGBT sono ovviamente sul piede di guerra. Una sentenza contraria rimetterebbe in discussione il cuore della decisione assunta nel 2015 dalla stessa Corte Suprema, che legalizzò il matrimonio tra gay e tra lesbiche. I nove alti magistrati sono, però, divisi. Decisiva potrebbe essere la posizione di Anthony Kennedy, la toga cerniera tra conservatori e progressisti: è un convinto difensore tanto dei diritti dei gay quanto della libertà di parola.
Fonte: Corriere.it

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cantalupo75 22.9.17 - 8:31

Se gli dessero ragione allora verrebbe introdotta anche l'obiezione di coscienza per i funzionari pubblici che si rifiutano di celebrare i riti civili. La mancanza di deroghe rientra nella tutela dei diritti di una minoranza, altrimenti il rischio è quello che la legge resti sulla carta come la 194 in Italia privilegiando chi discrimina.

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Giovanni Di Colere 21.9.17 - 20:12

Io non vorrei mai che um bogotto ignorante facesse per forza la mia torta obbligato da una sentenza di una corte. Se non gli piacciono i gay la torta la faccio fare a un altro.

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