Si intitola Discoteca Vivace ed è il nuovo album di Valentino Vivace (al secolo Valentin Kopp), disponibile da venerdì 24 gennaio per Fluidostudio e distribuito da Believe Digital. Nato in Svizzera ma cittadino del mondo, Valentino Vivace si è fatto notare nel 2022 con Meteoriti, progetto che combina italo disco, french touch e indie pop.
Il viaggio musicale dell’artista continua ora con Discoteca Vivace, un luogo dove la notte si accende di colori e libertà. L’album, che più avanti uscirà anche in vinile, racconta una notte indimenticabile, scandita da ritmi diversi che dipingono ogni momento sul dancefloor. A Gay.it il cantautore ha presentato il suo ultimo lavoro prima di partire per il Discoteca Vivace Tour ’25, che dopo una tappa all’Alcazar di Roma il 31 gennaio arriverà in Svizzera e in Germania.

Valentino Vivace ci invita nella sua discoteca
Che ambiente è la tua Discoteca Vivace?
Riflette la discoteca che vorrei esistesse: molto colorata, in cui tutti possono essere liberi di esprimersi come vogliono. A livello estetico la vedrei ispirata alla Baia degli Angeli che c’era a Gabicce Mare o a una discoteca sulla baia di Acapulco, in Messico.
Chi è il benvenuto?
Tutti, se il clima resta pacifico. Non ci sono discriminazioni, ognuno può essere se stesso e vivere come meglio crede. Quando vado nei club, invece, mi accorgo che a volte c’è sempre un gruppetto che è lì per rompere le scatole: ecco nella mia discoteca questo tipo di gente non ci sarebbe.
Citavi prima la Baia degli Angeli, che è anche il titolo di una delle tracce dell’album. Immagino tu l’abbia scelta per ciò che ha rappresentato per il genere italo disco che permea questo disco.
Un bel po’ di tempo fa avevo sentito parlare della Baia degli Angeli, che oggi esiste come Baia Imperiale, e l’avevo “messa in un cassetto” perché già il nome mi piaceva tanto. Mi ero ripromesso di farci qualcosa. Quando poi ho iniziato a scrivere “Discoteca Vivace” era ovvio che ci sarebbe stata dentro alla perfezione.
È un po’ il corrispettivo de La grande bellezza sulla pista da ballo?
Assolutamente! L’estetica con quelle colonne e il bianco si sposa molto bene con l’immaginario italo disco e con il lato un po’ kitsch, che è un’arma a doppio taglio perché può risultare “too much”. A me però piace giocare con questi elementi.
Che cosa fai per non oltrepassare quel confine?
Non ho una ricetta, faccio quello che mi piace e a volte cerco di spingermi oltre per capire se mi piace ancora o se diventa eccessivo. Il mio universo di riferimento comunque non è solo l’italo disco. Avendo studiato a Losanna l’influenza della musica francese è grande, sono sempre stato molto attratto da tutti i generi di musica e forse anche il fatto di non fare solo l’italo disco può aiutarmi a non cadere in qualcosa di troppo kitsch.
https://www.tiktok.com/@valentinovivace/video/7442815313084763414
L’amore per l’italo disco
Tu non hai vissuto quel periodo, cosa ti affascina tanto da volerlo riportare in vita almeno in musica?
I miei genitori ascoltavano sempre musica: c’erano tanti classici dai Beatles ai Pink Floyd, ma anche blues e reggae. Alle medie ho iniziato ad ascoltare hard rock e metal, mentre la musica elettronica è arrivata più tardi nella mia vita, quando avevo circa 18 anni, con “Take Me to the Hospital” dei The Prodigy. “Cos’è questo suono?” mi sono chiesto, e ho scoperto i sintetizzatori appassionandomene. Così sono finito anche sull’italo disco, visto che il synth è uno degli strumenti principali di quel genere. Mi piace il suo lato giocherellone e colorato.
Provi nostalgia per quel mondo che non hai potuto vivere?
Sì, il teletrasporto per me sarebbe bellissimo. Guardo documentari o video dell’epoca e mi sarebbe piaciuto un sacco viverla e andare in discoteca in quegli anni. Forse proprio il fatto che non sia possibile farlo lo rende ancora più speciale.
Alle fiere di vinili le etichette italo disco sono tra le più ricorrenti. Che cosa continua a piacere tanto di questo genere?
Forse non è un buon segno, perché vuol dire che non si vendono (ride, ndr). A me piacciono un sacco le copertine, a volte ho comprato dischi solo per quello. Anche per questo mi piace lavorare sull’aspetto visual di un progetto. Voglio che se qualcuno trova il mio disco con una certa grafica si incuriosisca.
Qual è secondo te la magia che solo la pista da ballo può far avvenire?
Se la pista da ballo è un posto dove ci si sente sicuri, allora avviene uno scambio di energia molto grande che può ricaricare e anche aiutare a uscire da un momento difficile. È questo che mi piace dell’italo disco che propongo io.
Ti vedresti a gestire una discoteca?
Gestore non lo so, però mi piacerebbe molto organizzare serate, e spero ci sia la possibilità di farlo presto. Un format “Discoteca Vivace” dove possa curare la line up della serata.
In Hulahoop hai inserito parte di un discorso di Sabrina Salerno in cui rivendica l’uso della propria sensualità. Come mai?
Avevo visto questa intervista tanto tempo fa e mi ha colpito. Dice: “Perché non dovrei usare il mio corpo se sono io a volerlo?”. Al giorno d’oggi spesso si parla di come usare la propria immagine e ho trovato molto bello quel che lei ha detto negli anni ’80. Ha rivendicato la possibilità di essere libera e fare una scelta.
È un discorso attuale se pensiamo alle critiche che ricevono sempre e solo le donne nel mondo della musica. Gli uomini mai.
Esatto, è anche per questo che vorrei che nella mia discoteca tutti si sentissero liberi di fare ciò che vogliono. Non dovrebbero esserci sempre queste distinzioni.
Oltre ogni barriera
Il disco è stato anticipato dal singolo Eroi che smonta l’immaginario degli uomini che non si aprono circa i propri sentimenti nei confronti di persone del loro stesso sesso. Quanto era importante per te parlarne?
Mi sono reso conto di aver avuto la fortuna di crescere in un ambiente molto aperto, i miei genitori non mi hanno mai messo paletti in questo senso. Ho conosciuto Gabriel, l’amico con cui ho girato il videoclip, a Boston 10 anni fa ed è stato come ritrovare un fratello in un’altra parte del mondo. Mi ha sempre affascinato il provare sentimenti così forti per una persona. La canzone è ispirata a un viaggio che ho fatto con lui nel 2021 nel deserto messicano. Abbiamo passato una notte insieme da soli nel deserto sotto le stelle. È stato tutto molto intenso e ci ho scritto un brano senza avere paura di eventuali giudizi. Anche per questo era chiaro per me che nel video ci saremmo stati noi due nel deserto.
Accanto a te in questo percorso discografico c’è Fluidostudio. Che cosa vi accomuna?
Ero al Festival di SanNolo nel 2022, e lì Protopapa mi ha visto per la prima volta. Siamo rimasti in contatto, sono andato a Milano e ho subito sentito una bellissima connessione con tutte le persone di Fluidostudio e Asian Fake che mi ha fatto capire che abbiamo gli stessi valori e la stessa visione sulla musica: il fatto di esprimersi come si vuole, di non avere giudizi, di non porre barriere. È stato molto spontaneo e normale che io e loro ci incastrassimo.
Per ora la tua carriera si sta svolgendo più all’estero, il mercato italiano ti attira?
Al 100%, già da un po’ di tempo a dire il vero, solo che è ancora difficile penetrare il mercato forse perché al momento non vivo in Italia. Dovrei avere modo anche di suonare di più perché il live show secondo me spacca un sacco, è tutto suonato live con i sintetizzatori e batteria anni ’80. Il mio obbiettivo per gli anni a venire è proprio suonare molto di più in Italia e tenere un focus su questo mercato.
