A volte basterebbe chiedere scusa, perché nessuno di noi è infallibile, tutti sbagliamo. Spesso abbiamo percezioni della realtà errate, che a mente lucida, dopo attante analisi, emergono anche dinanzi ai nostri occhi. Vauro Senesi, celebre vignettista, è stato ieri travolto dalle critiche, praticamente unanimi, per una vignetta in cui si è rappresentato con una mascherina sul volto causa Coronavirus, ad urlare “ridateci l’Aids“. Una vignetta indecente, inaccettabile, vergognosa. L’abbiamo detto subito e lo ribadiamo, eppure Vauro non ha fatto un passo, rimanendo sulle proprie posizioni, come confermato sui social da un post intitolato “Il nemico visibile”.
Solo poche parole riguardo la mia vignetta “Ridateci l’AIDS!”. Non per spiegarla, non per fare la solita pedante lezioncina su cosa sia la satira. La satira non è per tutti né deve piacere a tutti stop. Suscita reazioni perché la provocazione è la sua essenza. Ne suscita di più esagerate e violente più una società è affetta da incattivimento, paura e fanatismo. Mi dispiace sinceramente che la signora Rosaria Iardino si sia sentita offesa personalmente. Agli insulti di certe testate giornalistiche e di certi politici invece sono abituato. A lei e solo a lei vorrei dire che non penso che nominare l’AIDS sia uccidere due volte chi ne è stato vittima. Altrimenti dovrei credere che nominare l’automobile sia uccidere due volte le vittime e sono molte, degli incidenti stradali. Capisco che quando si affronta un nemico invisibile come un virus se ne cerchi di visibili, con tanto di faccia, nome e cognome e, ok, se qualcuno lo ritiene utile, mi arruolo tra questi ultimi.
Rosaria Iardino è una giornalista, sieropositiva dall’età di 17 anni e attualmente presidente della Fondazione The Bridge, che fece la storia nel 1991, quando baciò l’immunologo Fernando Aiuti in un celebre scatto fotografico che fece il giro del mondo. Un bacio sulle labbra, per smentire i pregiudizi sulle modalità di contagio del virus HIV. “La vignetta di Vauro, in prima pagina oggi su “Il Fatto Quotidiano”, vuol dire non avere memoria, significa che le persone morte di Aids sono state uccise non solo clinicamente, ma anche socialmente”, ha scritto la Iardino sui social. “Si tratta di squallore e ignoranza terribili, di un messaggio diseducativo per le nuove generazioni che quel dramma non se lo ricordano più. Quindici anni di sterminio in Italia hanno causato 44mila morti e non averne memoria è da miserabili. La vignetta di Vauro sta offendendo 50mila famiglie che hanno avuto al proprio interno una persona morta di Aids“.
Vauro avrebbe dovuto semplicemente chiedere scusa, e invece ha provato a indossare addirittura gli abiti della vittima, del ‘nemico visibile’. Dura anche la reazione di Arcigay, che ha pubblicato una lunga lettera aperta al vignetista. Ma Senesi, convinto di non aver esagerato, non arretra di un passo.
