Luigi “Lillo” Di Mauro, attivista LGBTQ+ insignito Ufficiale della Repubblica: “Sono la mano tesa che non ho avuto da bambino”

Luigi “Lillo” Di Mauro, presidente di Agapanto, insignito Ufficiale della Repubblica. Nell’intervista a Rosario Coco e a Gay.it racconta il suo impegno con minori e detenuti: “Le persone quando non conoscono, hanno paura”.

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Il Presidente di Agapanto Lillo Di Mauro è stato insignito dell’onorificenza di ufficiale della Repubblica Italiana
Il Presidente di Agapanto Lillo Di Mauro è stato insignito dell’onorificenza di ufficiale della Repubblica Italiana
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Luigi “Lillo” Di Mauro, poeta e attivista LGBTQ+, presidente di Agapanto APS, è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il riconoscimento premia oltre quarant’anni di lavoro accanto ai più fragili, in particolare bambini e adolescenti coinvolti nel sistema penale.

Un passaggio che segna anche un momento simbolico importante: Di Mauro viene indicato come uno dei primi attivisti LGBTQ+ a ricevere questo riconoscimento, intrecciando così il proprio percorso personale con una lunga storia di impegno sociale e politico. Un aspetto su cui lo stesso Di Mauro tornerà anche nelle dichiarazioni rilasciate a Gay.it, invitando però alla cautela e spostando l’attenzione dal primato al valore della sua storia.

Luigi “Lillo” Di Mauro, attivista LGBTQ+ insignito Ufficiale della Repubblica: “Sono la mano tesa che non ho avuto da bambino” - onorificenza di ufficiale della Repubblica Italiana - Gay.it

Lillo Di Mauro e l’onorificenza per 40 anni di impegno sociale

A raccontare il senso di questo riconoscimento è lo stesso Lillo Di Mauro, intervistato da Rosario Coco, attivista e presidente di Gaynet. Secondo quanto riferito, l’onorificenza gli è stata conferita motu proprio, “cioè l’ha decisa personalmente il Presidente della Repubblica”. Un elemento che rafforza il valore simbolico del riconoscimento, attribuito a un percorso costruito tra istituzioni, volontariato e attivismo:

“È scritto nelle motivazioni che questa onorificenza mi viene conferita per la mia attività quarantennale sui bambini detenuti con le mamme, i figli dei detenuti e i minori sottoposti a provvedimenti penali”.

Un lavoro che attraversa decenni e ambiti diversi, dalla giustizia minorile al reinserimento sociale, fino alla progettazione di metodologie innovative riconosciute anche a livello istituzionale. Ma non è solo un impegno professionale. È qualcosa di più profondo, legato alla sua storia personale.

Identità LGBTQ+ e impegno: “Sono stato quella mano tesa”

Nel suo racconto, Di Mauro lega in modo diretto la propria identità all’attività svolta:

“È un’attività che io credo nasca e si leghi fortemente alla mia identità. La mia identità di omosessuale, la mia identità di genere, appunto, perché io credo di essere stato e di essere ancora oggi per loro quella mano tesa che non ho avuto quando ero bambino”.

Cresciuto a Sutri, piccolo centro in provincia di Viterbo, racconta di aver vissuto sulla propria pelle la discriminazione fin da giovanissimo:

“Un bambino omosessuale di 8 anni che viveva in un piccolo centro del Viterbese e viveva sulla sua pelle la discriminazione pur non essendo cosciente della sua diversità”.

Un’esperienza che diventa motore di tutta la sua vita, trasformandosi in un impegno costante verso chi si trova in condizioni di fragilità.

Dalla lotta all’AIDS agli anni più duri dell’emergenza

Tra le attività riconosciute anche l’impegno nella lotta all’HIV e AIDS, iniziato negli anni più difficili dell’epidemia: “L’impegno rispetto all’AIDS è nato quando con un gruppo di amici […] abbiamo iniziato a sostenere un nostro grande amico che è stato uno dei primi a contrarre l’AIDS in Italia, che è Marco Sanna”.

Un’esperienza personale e collettiva, che ha portato alla nascita di percorsi strutturati di assistenza: “Noi pur di non mandarlo in ospedale abbiamo deciso di aiutarlo in casa e l’abbiamo accompagnato fino alla morte”, racconta.

Da quel momento, l’attività di volontariato si è sviluppata anche grazie al Circolo Mario Mieli, fino alla creazione di realtà attive ancora oggi: “Oggi io sono anche presidente della cooperativa che è nata da questa attività del Mario Mieli che si chiama, appunto, Gaia, è una cooperativa che da allora fa attività sui malati di AIDS che ancora sono quelli degli anni 80 che sono invecchiati”.

Lavorare con i minori: carcere, educazione e identità

Il cuore del lavoro di Lillo Di Mauro resta però il rapporto con i minori, in particolare quelli inseriti nel circuito penale. Tra le esperienze più significative, il laboratorio di scrittura autobiografica: “Con questo laboratorio li aiuto a parlare a se stessi e per la prima volta a domandarsi chi io effettivamente sono”.

Un percorso che si svolge tra il carcere minorile di Casal del Marmo e il centro diurno che dirige a Roma, nella zona Don Bosco-Tuscolana, in collaborazione con il centro di Giustizia minorile.

Un elemento centrale del suo approccio educativo è la trasparenza sulla propria identità:

“Sono consapevoli della mia omosessualità, perché è la prima cosa che io dico loro quando ci stringiamo la mano, perché voglio che abbiano con me un rapporto alla pari, di fiducia”.

“Gli omosessuali non possono essere genitori?”: la risposta di Di Mauro

Il suo lavoro rappresenta anche una risposta concreta a stereotipi ancora diffusi: “Quando mi dicono che gli omosessuali non possono essere dei genitori, porto il mio esempio. Io di figli ne ho avuti talmente tanti di tutte le età che proprio mi sento il miglior genitore di questa terra”.

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Un’affermazione che rovescia una narrazione ancora radicata, mostrando come cura, educazione e responsabilità non siano legate all’orientamento sessuale.

Il messaggio ai giovani: “Serve una nuova comunicazione”

Nell’intervista realizzata da Rosario Coco, emerge anche una riflessione sul presente, in particolare sul rapporto con le nuove generazioni e la diffusione di modelli regressivi: “Io credo che ci sia una grande debolezza comunicativa da parte nostra, da parte del movimento”, dice.

Per Lillo Di Mauro, la chiave è nella conoscenza e nella relazione: “Le persone quando non conoscono, hanno paura e hanno una reazione di difesa rispetto a ciò che non conoscono”.

Un aspetto che lo stesso Di Mauro ha ribadito anche a Gay.it, sottolineando l’importanza del rapporto quotidiano con le persone: “Comunichiamo troppo poco nella vita di tutti i giorni. Il rapporto diretto, quotidiano, è quello che cambia davvero le cose”.

Un’esperienza vissuta anche in prima persona: “Sono nato in questo piccolo centro e sono tornato da adulto, avevo 27 anni. Dalla discriminazione che vivevo da bambino, a 40 anni quella stessa gente mi ha eletto in consiglio comunale e poi vicesindaco, per due volte. Sono stato vicesindaco con Sgarbi. Questo perché hanno avuto, e hanno tutt’oggi, fiducia in me. La mia casa è frequentata dai sutrini, parlo con tutti i cittadini di quel luogo. Come è accaduto? Con il mio modo di rappresentarmi. Non come giustificazione, ma come rappresentazione”.

Identità, istituzioni e rappresentazione: le parole a Gay.it

Il diploma dell’onorificenza di Ufficiale della Repubblica conferita a Luigi “Lillo” Di Mauro
Il diploma dell’onorificenza di Ufficiale della Repubblica conferita a Luigi “Lillo” Di Mauro

A Gay.it, Lillo Di Mauro torna sul significato del riconoscimento ricevuto, spostando l’attenzione dal primato al valore simbolico e politico della sua storia personale e del suo percorso di attivismo.

Sull’idea che possa trattarsi del primo attivista LGBTQ+ insignito di questa onorificenza, invita però alla cautela:
“Questo non so dirtelo, non c’è scritto da nessuna parte che io possa essere il primo. Non ne ho conoscenza, quindi non so cosa risponderti. Sicuramente, al di là di essere il primo – magari ce ne fossero altri! – è importante il fatto che la mia storia è la storia di un omosessuale degli anni ’60-’70”.

Un passaggio che sposta il focus dal primato al significato più profondo del riconoscimento: “È la storia di un uomo che si è fatto da solo, che ha dedicato la sua vita ai più deboli. Probabilmente, anzi molto sicuramente, perché ha sofferto sulla propria pelle le discriminazioni e le ingiustizie e quindi ha messo a disposizione le sue energie per aiutare gli altri”.

Di Mauro chiarisce anche il valore istituzionale dell’onorificenza, soffermandosi sul conferimento motu proprio da parte del Presidente della Repubblica: “È il Presidente della Repubblica che, al di là di una segnalazione che può essergli arrivata, valuta direttamente il profilo della persona e decide. Perché le onorificenze passano attraverso la Presidenza del Consiglio, c’è tutta una prassi precisa; in questo caso, invece, è proprio il Presidente che sceglie. Questo ha un valore ancora più forte, perché è l’istituzione più alta che riconosce che quella persona merita”.

Nel raccontare il proprio percorso, sottolinea come la sua identità non sia mai stata nascosta, ma dichiarata apertamente fin dall’inizio: “Io dico subito: ‘Sono un omosessuale’. Lo metto in primo piano e racconto la mia storia, anche nei passaggi più difficili. Il mio profilo era molto chiaro al Presidente”.

Una scelta che nasce anche da un vissuto personale segnato da solitudine e incomprensione: “Già da bambino, all’età di 7-8 anni, ho scoperto la mia omosessualità in un contesto in cui mi veniva fatto capire che era qualcosa di sbagliato. Sono stati gli altri a dirmi che ero diverso”.

La sua esperienza personale ha inciso profondamente sul suo percorso umano e politico: “Quella condizione di discriminazione mi ha portato poi, negli anni, a sentire il bisogno di partecipare alle lotte per i diritti e per il riconoscimento delle differenze”. Un passaggio che diventa anche una presa di posizione politica e culturale: “Dimostra che la condizione di genere non ti caratterizza in modo diverso dagli altri. Non siamo un universo parallelo: siamo persone che agiscono nel sociale in base alle proprie inclinazioni, come tutti”.

Il riconoscimento ottenuto, secondo Di Mauro, contribuisce anche a ridefinire la rappresentazione delle persone LGBTQIA+ all’interno delle istituzioni: “Altrimenti sembra che noi siamo qualcosa a parte. Invece non è così: siamo gente come gli altri. Probabilmente c’è una sensibilità in più proprio perché si soffre, ma solo per quello”.

Chi è Luigi Di Mauro

Lillo Di Mauro
Lillo Di Mauro

Poeta e attivista LGBTQIA+, Luigi Di Mauro è impegnato da decenni nella tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in particolare per minori detenuti o coinvolti in procedimenti giudiziari. Ha sviluppato progetti e metodologie innovative per il reinserimento sociale, riconosciuti a livello istituzionale e sociale.

È presidente della Conferenza Volontariato e Giustizia del Lazio, membro del direttivo nazionale, presidente di una storica cooperativa di assistenza ai malati di AIDS e, dal 2022, presidente di Agapanto APS, associazione che riunisce persone LGBTQ+, in particolare della terza età, con l’obiettivo di promuovere supporto, socialità e diritti.

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