Venezia 2025, Arkoudotrypa è una storia d’amore lesbica tra le montagne greche. Le reazioni stampa

3° film in corsa per il Queer Lion, Arkoudotrypa (Bearcave) è in Concorso nella sezione Giornate degli Autori. "Un'esplorazione cruda e ben congegnata dell'omosessualità, del risveglio di nuove identità".

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ARKOUDOTRYPA - BEARCAVE di Stergios Dinopoulos, Krysianna B. Papadakis
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Dopo La Gioia e After the Hunt, è stato presentato all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 3° film in Concorso al Queer Lion 2025: Arkoudotrypa di Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis, film greco in concorso nella sezione Giornate degli Autori, sceneggiato dai due registi nonché adattamento di un cortometraggio, interpretato da Hara Kyriazi, Pamela Oikonomaki, Sofia Linospori, Vaso Gkougkara, Lefteris Tsatsis e Sozos Christou.

Arkoudotrypa – Bearcave, la trama

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Arkoudotrypa è ambientato a Tirna, villaggio che sorge su una montagna. Argyro è una contadina energica mentre la sua migliore amica Anneta è la ragazza più popolare del paese e lavora come manicure. Quando Anneta le rivela di essere incinta e di avere intenzione di seguire il suo fidanzato poliziotto abbastanza sfigato, Argyro la sfida a intraprendere un’avventura: trovare la mitica grotta dell’orso. Però, prima che Argyro abbia la possibilità di dichiarare il suo amore, Anneta parte per la sua nuova vita nella grande città. Argyro è a pezzi. Intanto, nella sua nuova casa, con la suocera che le sta sempre attaccata, Anneta comprende che il suo destino è altrove.

Arkoudotrypa, parlano i registi Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis

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Arkoudotrypa è un’odissea d’amore che unisce più generi, ambientata nel cuore del folklore montano dei Balcani“, hanno sottolineato i due registi nonché sceneggiatori Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis. “Mostra una prospettiva inedita della vita di due giovani donne queer in Grecia. Esplora la loro relazione attraverso il punto di vista della giovinezza, in modo luminoso e umoristico, in contrasto con la cupezza e la sofferenza che ci aspetteremmo quando si osservano le vite delle persone queer in zone rurali. Questo film rappresenta un nuovo modo di fare cinema, in senso pratico e politico: è realizzato attraverso un approccio popolare e collettivista, in armonia con il divino femminino e con la natura. È un film fatto in casa, girato nelle dimore delle nostre nonne, con un gruppo giovane guidato da donne, da una schiera di filmmaker greci emergenti e di talento”.

Stergios Dinopoulos è cresciuto ad Atene e ha studiato arte, cinema, e studi visivi all’Università di Harvard, dove con il suo film diploma si è aggiudicato il prestigioso Premio Hoopes. Lavora come regista, sceneggiatore e montatore e nel 2022 e 2023 ha realizzato i cortometraggi Bluebird e Arkoudotrypa, quest’ultimo co-diretto con Krysianna B. Papadakis. Dinopoulos è stato anche assistente alla curatela del Museo d’Arte Moderna e ha insegnato per anni cinema e narrazione a giovani adulti e adolescenti. Gli piacciono i colori saturi e la danza. Krysianna B. Papadakis è una scrittrice e regista greco-neozelandese. Il suo lavoro esplora l’identità queer, la trasformazione rurale e il folklore balcanico da un punto di vista poetico e politico, attingendo a un background di studi di filosofia e politica ad Harvard e di teoria dei media a Oxford. Prima del cinema, ha lavorato come regista teatrale nel Regno Unito. Con il corto Arkoudotrypa, diretto insieme a Stergios Dinopoulos, si è aggiudicata il premio per il miglior film al DISFF 2023. Film che nella nuova versione, per entrambi i filmmaker, ha rappresentato l’esordio nel lungometraggio.

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Arkoudotrypa, le recensioni dal Lido

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“Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis costruiscono un viaggio che si snoda tra amicizia, amore, desiderio e libertà, portando alla luce un nuovo cinema queer, intimo, profondamente legato alla natura ed ai corpi che gli appartengono”, ha scritto Taxi Drivers.

Arkoudotrypa (Bearcave) racconta una storia d’amore in quei giardini dell’eden violenti in cui si sono trasformati certi paesi che, via via, lo spopolamento ha reso poveri di possibilità e futuro“, il commento social della scrittrice Chiara Valerio. “Una ragazza si è fidanzata col poliziotto del paese, la sua migliore amica lavora in campagna, con gli animali, mucche e capre. le due si innamorano o forse sono state sempre innamorate, ma se ne accorgono quando la ragazza fidanzata sta per andare via. dovrebbe andare via, ma forse scappa perché tra le possibilità che mancano al paese c’è anche quella di due donne che non possono stare insieme, prendere una casa, forse crescere un bambino. La regia è delicata e precisa, la storia di tanto in tanto si riavvolge, come il tempo in provincia. Nella grotta dell’orso – che dà il titolo al film – la donna che pascola le greggi ha avuto una premonizione, ha visto qualcosa, che come tutte le cose meravigliose, che paiono inaccessibili, fa paura. Mi ha ricordato Fucking Amal di Lukas Moodysson o forse tutte le adolescenze e le prime età adulte in provincia, anche la mia, con quello strano sentirsi soli che non ti fa però sentire unico ma solo in pericolo“.

Un’esplorazione cruda e ben congegnata dell’omosessualità, del risveglio di nuove identità, un omaggio alla femminilità e alla misura in cui un’amicizia può essere messa alla prova prima di essere costretta a trasformarsi“, scrive l’International Cinephile Society.

Un romanzo di formazione queer per il primo lungometraggio di Dinopoulos e Papadakis, diviso in due atti, che mostra i punti di vista delle due protagoniste, riflettendo le contraddizioni e la bellezza della loro relazione“, si legge su CiakMagazine.

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