Venezia, uccide il turista inglese che lo aveva chiamato gay

Un veneziano anonimo si autoaccusa, in una lettera inviata alla sede Rai veneta, di avere spinto giù dal ponte Richard Roynor, il ragazzo morto la notte di San Valentino. "E' stata legittima difesa".

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L’avrete sentita tutti, nelle edizioni dei telegiornali di qualche giorno fa, la notizia del turista inglese Richard John Raynor trovato morto a Venezia dopo aver trascorso la sera di San Valentino con la sua ragazza. Le indagini sul caso sembrano essere arrivate ad un punto di svolta, anche se gli inquirenti stanno valutando la credibilità dell’ipotesi. Una lettera anonima giunta alla sede Rai del Veneto raccoglie la testimonianza di un 34enne veneziano, che si autodenuncia con queste parole: "Praticamente l’ho ucciso io".

Stando al mittente della lettera, il tutto sarebbe nato dal suo tentativo di aiutare il giovane britannico, il quale, però, ubriaco e fuori di sé avrenne spintonato e sputato addosso al suo presunto soccorritore. "Camminava in modo strano per cui ho capito che era ubriaco, gridava frasi senza senso e capivo che si era perso. Sentivo che parlava inglese. Io non parlo bene l’inglese ma mi faccio capire – recita la lettera -. Ho fermato la macchina e mi sono avvicinato cercando di aiutarlo. Mi ha mostrato il suo cellulare con il messaggio ‘I’m in the middle of nothing’. Era disperato perché si era perso a Venezia, la sua girlfriend lo aveva lasciato a piazzale Roma e non sapeva come tornare in albergo. Mi ha mostrato il portafogli con le chiavi e l’indirizzo dell’albergo. Io gli ho detto: ti porto con la mia macchina perché so dov’é"

A quel punto Roynor avrebbe spinto il ragazzo veneziano facendolo cadere a terra, gli avrebbe sputato addosso imprecando contro a sua ragazza. "Poi è salito sul parapetto del ponte continuando a insultarmi – prosegue la lettera -, dicendo che ero gay e indicava i suoi genitali. Io ho perso la testa e l’ho spinto violentemente. Lui è caduto in acqua. Spaventato sono scappato poi quando ho sentito il telegiornale ho avuto il rimorso perché praticamente l’ho ucciso io". "Non voglio giustificarmi per il delitto ma sappiate che ho agito per legittima difesa – conclude la lettera – e ho sentito il bisogno di vuotare il sacco".

Non si sa ancora quanto il testo della lettera sia credibile o sia piuttosto il frutto della mente di un mitomane, considerato che alcuni particolari riportati (come il testo dell’sms) erano stati resi noti dai mezzi d’informazione.

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