Tra pochi giorni Vittoria Schisano riceverà uno dei 5 Nastri d’Argento Grandi Serie 2025 assegnati ai più ‘iconici’ protagonisti dell’anno’ che hanno conquistato il grande pubblico, ovvero Luca Marinelli per M – Il figlio del secolo, Kim Rossi Stuart (Il Gattopardo), Alba Rohrwacher (L’amica geniale – Storia della bambina perduta), Monica Guerritore (Inganno) e per l’appunto Schisano, protagonista di La vita che volevi di Ivan Cotroneo.
Intervistata da Il Corriere della Sera, Schisano è tornata a parlare del proprio percorso di accettazione, della propria vita privata e dell’enorme difficoltà ad oggi riscontrata nell’uscire dal tradizionale ruolo televisivo e cinematografico della donna trans, che da quando ha fatto coming out non è mai riuscita a scrollarsi di dosso.
Vittoria Schisano e il voler essere semplicemente attrice

“Quando mi chiamavo Giuseppe interpretavo ruoli maschili, poi sempre transgender“, ha precisato Vittoria. “Giovanni Veronesi mi ha detto che sono sottovalutata e dovrei competere con le colleghe. Spero che il suo augurio si realizzi. Finora si pensa a me solo come transgender (per quanto nella serie sono vincente), e non come suora, poliziotta o coatta tossica. Oggi non abbiamo bisogno di ruoli macchiettistici, basta e avanza il circo in tv. Io sono alta 1 metro e 80, perché ci si deve focalizzare su quel pezzetto lì“.
Vittoria e Donato presto sposi

Parole che rispecchiano quanto da tempo si denuncia anche ad Hollywood, con attrici trans rilegate a ruoli trans, senza mai andare oltre. Nella serie Netflix La Vita che Volevi Schisano ha scoperto l’amore per Lecce, città in cui si è trasferita insieme a Donato Scardi, imprenditore con un figlio di 19 anni che presti Vittoria sposerà: “Appena concluderà un divorzio non facile ci sposeremo”. I due si sono conosciuti otto anni fa, quando Donato andò alla presentazione del primo libro di Schisano, La Vittoria che nessuno sa. Storia di una donna nata nel corpo sbagliato. “Non sapeva chi fossi. Iniziò un corteggiamento serrato. Abbiamo fatto l’amore dopo due mesi che stavamo insieme, ed erano passati due anni dall’intervento. Essere vergini a 30 anni è diverso che a 15, è una roba molto importante“.
NOTO GIUSTO UN PO' DI TENSIONE #oggieunaltrogiorno pic.twitter.com/iiHPZCwEMT
— Trash Italiano (@trash_italiano) December 11, 2020
Più complicato il rapporto con il figlio 19enne, “perché non gli è stato detto che se i genitori non vanno d’accordo si lasciano e si innamorano di altre persone“, per una Vittoria che agogna la “reale emancipazione, la prossima volta mi piacerebbe parlare solo di me come attrice“. Un desiderio che Schisano esprime da anni, andando puntualmente incontro ad interviste che continuano a ruotare attorno alla sua affermazione di genere. Nel 2020, come dimenticarlo, discusse in diretta tv Rai con Serena Bortone, all’epoca conduttrice di “Oggi è un altro giorno”, a suo dire colpevole di aver mostrato la clip di un suo film del 2012 in cui interpretava un “femminiello”.
Vittoria Schisano conduttrice di Sanremo?

Due anni dopo quel film, nel 2014, Vittoria si opera, a Barcellona: “L’ho fatta in modo incosciente e ingenuo, pensando che mettesse equilibrio nella mia vita“, ha sottolineato al Corriere. “Se potessi tornare indietro inizierei, prima della rettificazione degli organi, le cure ormonali. Mi faceva schifo il pene, non volevo guardarmi allo specchio, era la mia grande bugia; portavo la barba per paura della verità, nella mia vecchia vita non volevo essere relegata a ruoli da ragazzo gay. Sul set di Canepazzo ho detto basta, non sono quella roba lì. È come lo tsunami: quando arriva, o affoghi oppure nuoti con tutte le forze e ti metti in salvo“.
E ora Schisano culla un sogno, chiamato Festival di Sanremo:
“Se hanno fatto scendere le scale a Malgioglio, con tutto il rispetto, non vedo perché non dovrei farlo io”. “Drusilla? Non è una donna transgender. Finito il numero si toglie la parrucca, va al supermercato e torna a essere Gianluca. Drusilla e Malgioglio sono stati due fumetti di talento. La mia presenza avrebbe un significato diverso, sarebbe anche educativa rispetto alla tolleranza”.
Vittoria Schisano “icona dell’anno”
Vittoria Schisano riceverà il Nastro d’Argento Grandi Serie 2025 come “iconica protagonista dell’anno” questo sabato, a Napoli. Con questa motivazione: “É un riconoscimento ad un’interpretazione che – ne La vita che volevi di Ivan Cotroneo, scritta con Monica Rametta – mette in scena la verità di un personaggio che si accende grazie alla tua sensibilità personale e, certamente, nell’autenticità della tua storia. L’insolito ritratto di Gloria, tra i fantasmi di un passato che riaffiora, accende di emozione un’interpretazione non facile che unisce alla fiction l’autenticità di un’attrice di talento: la tua Gloria, per fare un paragone azzardato ma in questa stagione cinematografica inevitabile, non vuol essere un’Emilia Perez ma solo una donna che la vita, imprevedibilmente, rimette a dura prova, pur nell’equilibrio di una quotidianità conquistata con fatica ma finalmente semplice come tante. Ed è questa la chiave vincente della tua interpretazione.”
