L'Italia del 2007 per la comunità GLBT sembra continuare ad essere un paese nel quale certo si può vivere, ma non bene quanto il resto della popolazione. Tira ultimamente un'aria d'intolleranza, usata da certa politica per opporsi all'idea che anche il nostro paese riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso (come già avvenuto in quasi tutta Europa) e opportunamente rinfocolata dalle campagne orchestrate dalla parte più conservatrice del mondo cattolico (gerarchia in testa) con il pretesto di difendere 'La Famiglia Italiana' da presunti attacchi di spregiudicate lobby 'contronatura'. Tutto questo non fa che aggravare certe manifestazioni di emarginazione e intolleranza verso gay, lesbiche e trans delle quali, purtroppo, a pagare il prezzo sono le persone più vulnerabili.
Il sondaggio

A seguito del recente
suicidio del 16enne torinese respinto dai propri compagni di classe perché "diverso" da loro,
Gay.it ha lanciato un sondaggio per verificare se il bullismo contro i ragazzi e le ragazze omosessuali sia la norma o un fenomeno isolato. La realtà emersa è allarmante: fra le mura scolastiche gli episodi di
violenza, fisica o verbale, si rivelano essere più frequenti di quanto si creda. Alla domanda "Sei mai stato vittima di episodi di bullismo a scuola?" i nostri lettori hanno risposto per il 14,7% "Si, una volta" e il 42,4% ha risposto "Si, più di una volta". L'oggetto delle violenze riguarda per il 51,8% "Offese o
violenza psichica" mentre il 13,6% ha subito "violenza fisica". Ma il dato più preoccupante è quello che riguarda l'indifferenza. Nel 24,3% dei casi le vittime sono state isolate dai compagni di classe mentre il 12,1% è stato isolato dai professori. Particolarmente grave, infatti, è risultato l'atteggiamento degli insegnanti. Nel sondaggio i lettori "denunciano" che nei casi in cui le vittime hanno segnalato le violenze al corpo docente, questo non sia stato sufficientemente in grado di far fronte al problema. Un terzo delle vittime, il 33,3%, ha risposto che i docenti "hanno fatto finta di non sapere" mentre solo nel 5,5% dei casi i docenti hanno cercato di aiutare la vittima. L'1,8% dei professori ha affrontato positivamente il tema dell'omosessualità in classe.
Intolleranza

Il gran risalto dato da tutti i media al dramma del giovane torinese e la conseguente richiesta di maggiore attenzione al tema della lotta alle
discriminazioni e all'omofobia da parte del movimento omosessuale ha causato l'infastidita reazione del capogruppo alla Camera dell'Udc
Luca Volonté, secondo cui «si vuole solo giustificare la massiccia campagna di 'omosessualizzazione' scolastica avviata dall'Arcigay e tutelare gli ampissimi spazi televisivi pro gay del servizio pubblico, le fiction in primis». Per Volonté «Strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di
Torino è semplicemente disgustoso. Trasformare una tragedia giovanile, figlia del bullismo e della superficialità educativa, in uno spot pro gay è vomitevole. A
Primo Piano ieri sera - conclude - tutta la trasmissione cercava fatti che suffragassero la tesi di Grillini e soci, nemmeno un dato è emerso. Speculare per interessi sulla morte di un ragazzo è intollerabile». Ferma e immediata la risposta dello stesso
Franco Grillini, dell'Ulivo: «Volontè non ha pietà per una vita stroncata. Le vessazioni a cui era sottoposto Matteo di
Torino, lo studente sedicenne che si è tragicamente suicidato due giorni fa, sono un fenomeno di massa e riguardano l'esperienza della maggioranza dei
giovani e delle
giovani omosessuali come dimostrano tutte le ricerche in questo campo. Si tratta di un razzismo volgare, brutale e violento che condanna decine di migliaia di adolescenti alla sofferenza e alla solitudine e alla vergogna. Abbiamo denunciato da tempo la tragedia del suicidio dei
giovani omosessuali richiedendo interventi specifici di prevenzione ed informazione».
L'appello

Grillini poi aggiunge: «Abbiamo anche chiesto che il dibattito politico relativo ai diritti delle coppie di fatto e ai diritti degli omosessuali eviti le asprezze della polemica politica che spesso travalicano nell'insulto nella calunnia e nell'invettiva come dimostra un isterico comunicato di Volontè, capogruppo UDC alla Camera, che persino nella giornata di oggi si preoccupa di più della presunta ed inesistente propaganda omosessuale nelle
scuola che di una vita stroncata per la quale non ha nemmeno una parola di pietà. Proprio per questo proponiamo ai colleghi dell'informazione attraverso l'appello che
www.gaynews.it e www.gay.it hanno lanciato, chiedendo ai lettori di raccontare alla email
segreteria.grillini@gmail.com le storie di
violenza e sopraffazione botte a
scuola, che in poche ore ha raccolto numerosissime testimonianze delle quali vi proponiamo una sintesi. C'è Alessandro, un 18enne della provincia di
Napoli che ricorda le scuole medie: «i primi commenti iniziarono ad arrivare..'rikko'...'fmmnel' fino a essere preso in giro anche da persone non della classe... e i professori non hanno mai fatto nulla... e sono portato sempre più ad isolarmi». Alessandro si dice fortunato per essere riuscito a «far scivolare su di me (relativamente) queste offese gratuite ma soprattutto ignoranti». Sono numerosi anche i lettori adulti che ricordano, a distanza di anni, violenze e minacce. Marino Buzzi che oggi ha 31 anni non faceva mai ginnastica «con gli altri perché appena entravo negli spogliatoio subito i ragazzi cominciavano a offendermi e a farmi vedere i loro attributi... L'idea che io fossi gay si era diffusa anche in un altro istituto vicino al mio così, oltre agli insulti dei compagni maschi di classe, dovevo sopportare anche quello di gente che nemmeno conoscevo» mentre Antonello, 42 anni, rammenta la sua frequentazione ad un liceo classico fatta di «una sistematica guerra psicologica, fatta di infinite e quotidiane, piccole e grandi, violenze psicologiche, morali, e, a volte, anche molestie fisiche, da parte di alcuni dei compagni di classe».
Scritte omofobe
Questa mattina all'apertura c'è stata una brutta sorpresa per i proprietari della Libreria Babele di
Milano...
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