40 anni di Cassero, intervista alla presidente Camilla Ranauro

"Le posizioni di Arcilesbica sono semplicemente inaccettabili. Abbiamo bisogno di molto più del semplice DDL Zan".

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Nel lontano giugno del 1982 il Cassero, che affonda la sue radici nel Collettivo Frocialista, ottiene dal Comune di Bologna la sede di Porta Saragozza, primo caso in Italia di un’amministrazione comunale che riconosce l’importanza e la progettualità di una realtà associativa gay e lesbica. L’inaugurazione ufficiale del Cassero avviene il 19 dicembre, con tanto di taglio del nastro ad opera di Valery.

40 anni dopo, il Cassero LGBTI center, comitato provinciale Arcigay di Bologna impegnato nel riconoscimento dei diritti delle persone trans*, bisessuali, lesbiche e gay, nonché laboratorio attivo nello sviluppo di servizi dedicati al benessere e alla tutela della nostra comunità, ha appena eletto a presidente Camilla Ranauro, che ha così preso il posto di Giuseppe Seminario.

Per celebrare i 40 anni di vita del Cassero abbiamo intervistato la sua nuova presidente, Camilla Ranauro.

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28 anni, sei da poco stata eletta nuova presidente del Cassero, a 40 anni dalla sua nascita. Cosa significa essere una presidente donna all’interno di un’associazione da più parti percepita come ‘gay’, prettamente maschile.

“Esatto, spero che la mia presidenza possa anche essere un messaggio rispetto al fatto che la percezione del Cassero come spazio prettamente maschile è ormai un po’ datata, non corrisponde più alla realtà. Il Cassero è attraversato da persone che si identificano in tutti i generi. Ci sono moltissime donne che hanno responsabilità all’interno del Cassero. Abbiamo tante attiviste, persone trans, non binarie, agender. Il Cassero non è più luogo solo per uomini gay cisgender bensì uno spazio attraversato da tutte le soggettività”.

“Siamo transfemministe queer, non ci interessa il donnismo come pratica politica”, hai sottolineato nella tua primissima dichiarazione post elezione. Cosa significa?

“Significa che la mia nomina a presidente non vuole essere una nomina che vada a marcare una casella, nella check list delle minoranze. Non crediamo che la semplice nomina di una persona che rappresenta una minoranza sia in sè un atto rivoluzionario, pensiamo che lo sia nel momento in cui quella persona incarna dei valori, in particolare transfemministi. La mia nomina è all’interno di un percorso in continuità con quella che è la nostra mozione con la quale siamo state elette nel 2020, che si chiama Casserocene – Verso nuove ere transfemministe, il cui obiettivo è quello di rinnovare l’immagine e la struttura del Cassero e il suo rapporto con le reti associative di Bologna e sul piano nazionale. Questo progetto politico che riguarda la mia nomina va oltre il mio essere una donna lesbica”.

Il Cassero è parte fondamentale della storia del movimento LGBTQ+ di questo Paese. I due anni di pandemia hanno inevitabilmente allontanato la comunità dai circoli, frenando probabilmente la lunga e complicata battaglia sui diritti. Come ripartire?

“Per noi la pandemia è stato un periodo molto critico, come per tuttə. Siamo statə in sofferenza, perché la nostra struttura non ha potuto più accogliere le attiviste che l’attraversavano giorno e notte. Siamo entusiastə di ricominciare. Lo facciamo con un appuntamento dal valore nazionale con gli Stati Genderali, che si terranno il weekend del 14 e 15 maggio, a Bologna, nelle aule dell’Università. Un appuntamento che in un momento come questo, di ripartenza e fermento politico, si pone l’obiettivo di interrogarsi su dove stia andando il movimento e come lo stia facendo, confrontandosi tra le sue diverse parti. Adesso che possiamo rivederci in presenza è importante farlo, proprio a Bologna”.

Il 25 giugno si torna in strada con il Rivolta Pride di Bologna. Sarà un Pride vecchio stampo?

“Assolutamente sì, è il nostro obiettivo. Il Pride è organizzato dalla rete di realtà che sta organizzando anche gli Stati Genderali. Speriamo che possa attraversare la città in modo festoso, ci manca quel tipo di Pride. Nel 2020, quando non siamo potutə scendere in strada, abbiamo sentito ulteriormente l’importanza di quella marcia. Non possiamo nè vogliamo assolutamente rinunciarci”.

Proprio dal Cassero di Bologna sono emerse figure rappresentative diventate con il tempo esponenti politici sul piano nazionale. Penso a Franco Grillini e Titti De Simone. Vedi oggi personalità che possano seguire quelle orme, come diretta espressione di un’intera comunità?

“Franco continua ad essere una figura di spicco, di riferimento, ancora oggi. Penso anche, e lo vedo tutti i giorni al Cassero, che ci sia una grande ondata di rinnovamento all’interno del Movimenti. Ci sono tantissime persone giovani che si impegnano sul piano dei diritti civili e sociali. Il bello del Cassero è che riesce ad attirare anche questa fascia di popolazione che parte dai 16 anni. C’è una ricchezza incredibile di persone che si scoprono e affermano la propria identità da giovanissimə, iniziando un percorso di consapevolezza che rivoluziona il movimento nel suo farsi. Non mi concentrerei sulle figure di spicco bensì sul numero di persone che si stanno avvicinando al movimento e di come lo stanno cambiando e trasformando, anno dopo anno”.

Da Bologna, da sempre in prima fila nel combattere le battaglie per i diritti, come appare il Movimento lgbtq nazionale. Diviso o finalmente unito?

“Il nostro movimento è molto ricco e variegato, questo difficilmente spesso si sposa con la caratteristica dell’unità. Ma non la vedrei come una caratteristica negativa, dal conflitto può nascere profondità nella nostra elaborazione politica. Anche sul piano cittadino bolognese ci sono state in passato diverse conflittualità, ma questo ha generato una ricchezza notevole. Senza questo genere di conflitto il nostro movimento sarebbe più povero, piatto e meno incisivo. Per fortuna siamo tantə con tante opinioni diverse”.

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Per i 40 anni del Cassero cosa avete in programma?

“Abbiamo come sempre il nostro compleanno, il 28 giugno, poi all’interno della nostra rassegna L’Altra Spodna abbiamo inserito una serie di eventi ed offerte culturali. Abbiamo una rassegna di comicità femminista, tutti i giovedì di giugno fino al 7 luglio, giorno in cui avremo ospite Fullin. Poi ci sarà il nostro festival Gender Bender, dal 9 al 22 settembre. Torna la sfilata Miss Alternative il 28 settembre, dopo due anni di edizioni saltate causa pandemia, poi stiamo organizzando un festival di musica elettronica che si terrà dal 29 settembre al 2 ottobre, con guest nazionali e internazionali. Ci abbiamo messo di tutto per rendere il programma di quest’estate il più speciale possibile. Il 3 luglio, inoltre, stiamo organizzando una tavola rotonda sulla storia e sul futuro del movimento con ospite Bozzo, che presenterà il suo podcast Le radici dell’Orgoglio”.

Il DDL Zan prova a tornare in Parlamento, con il Pd pronto ad accettare modifiche “mantenendo ciò che è fondamentale e importante”. Credi sia la strada giusta da percorrere, o non è più digeribile accettare compromessi, a rischio di naufragare nuovamente. Che posizione ha il Cassero.

“È una legge importante ma fatico a vedere speranze, in questo momento. Fatico anche a comprendere la strategia del Pd che ha voluto ripresentare il DDL a 11 mesi dalla fine della legislatura. Come abbiamo già sottolineato in passato, il DDL Zan non esaurisce la richiesta di diritti e di istanze della nostra comunità. Abbiamo bisogno di molto più del semplice DDL Zan. È una battaglia importante ma il DDL Zan ha comunque i suoi limiti, e ora con l’apertura ad eventuali modifiche potrebbe impoverirsi ancora di più. Non so se in questo momento questa sia la battaglia su cui porre tutte le nostre speranze. Credo che potremmo e dovremmo andare oltre”.

La destra nazionale, Arcilesbica e una parte di donne che si definiscono ‘femministe’ hanno intrapreso una battaglia contro la comunità transgender, che appare come la più a rischio discriminazione sociale e politica in questo momento storico. Come fare a replicare a questi attacchi che sembrano rispondere ad una precisa strategia.

“Arcilesbica non rappresenta nessuna di noi del movimento, non rappresenta sicuramente me come donna lesbica. Le posizioni di Arcilesbica sono semplicemente inaccettabili, non devono avere luogo all’interno del nostro movimento. È evidente poi l’alleanza che queste istanze intrecciano con le posizioni della destra, sulle posizioni transgender ma anche sul dibattito legato alla GPA. Questa alleanza è una vergogna. Le destre portano avanti le proprie agende con alleate spesso imprevidibili, tutto questo è un grande pericolo. I nostri diritti sono sotto attacco. Contro questo fronte neo-reazionario dobbiamo essere uniti. Riconoscere come anche all’interno della sinistra, purtroppo, ci siano persone e pezzi di partiti che non riconoscono la pericolosità di certe affermazioni, prestando il fianco a strumentalizzazioni di questo tipo. Facciamo anche fatica a trovare alleati politici, è una battaglia che dobbiamo fare riconoscendo la violenza che questo comporta per noi persone LGBTQ+ e per le nostre esistenze”.

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