La vergogna del 5 settembre 1938: 80 anni fa l’inizio delle leggi razziali in Italia

È bene ricordare ciò che accadde allora, perché oggi il razzismo in Italia è tornato a sentirsi legittimo, a sentirsi autorizzato a procedere.

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“Ottant’anni oggi. L’inizio dell’orrore. Il regio decreto che caccia gli ebrei dalle scuole italiane, infamia decisa senza vincoli esterni e in tempo di pace. Quel 5 settembre 1938, marchio indelebile di razzismo sul regime fascista e un Paese che lo accettò senza fiatare”.

Così Enrico Mentana ha commentato l’anniversario di oggi. Il 5 settembre di ottant’anni fa infatti, nel 1938, venne pubblicato il Regio Decreto Legge 1340, la prima delle leggi razziali italiane firmata da re Vittorio Emanuele III e voluta da Benito Mussolini: ordinava l’esclusione delle persone ebree dalle scuole. Nei mesi successivi seguirono altri decreti: a una parte dei cittadini e delle cittadine italiane vennero negati i diritti politici e civili.

La vergogna del 5 settembre 1938: 80 anni fa l'inizio delle leggi razziali in Italia - Corriere testata 1938 - Gay.it

La prima delle leggi razziali voleva “la difesa della razza nella scuola fascista”, e per questo escludeva dalle scuole, praticamente con effetto immediato, gli alunni e gli insegnanti definiti “di razza ebraica”; definendo all’articolo 6 di razza ebraica “colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica”. Quello stesso giorno vennero firmati altri due decreti: il primo per la trasformazione dell’Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza, il secondo per l’istituzione, presso il ministero dell’Interno, di un Consiglio superiore per la demografia e la razza.

Le leggi razziali furono anticipate e preparate dalla pubblicazione sul Giornale d’Italia – il 15 luglio del 1938 – del cosiddetto “manifesto della razza” o “manifesto degli scienziati razzisti”. L’articolo, pubblicato in prima pagina e non firmato, era intitolato Il Fascismo e i problemi della razza. Era diviso in dieci punti e il primo dei dieci punti affermava che “le razze umane esistono”. Si diceva poi che “la popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana”, in seguito si prendeva posizione contro i matrimoni misti e, al punto 7, si diceva: “È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”. Il punto 9 affermava invece che “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”.

È bene ricordare oggi più che mai l’orrore di quegli anni, l’orrore politico e la complicità della società civile, l’orrore dei tanti che non si opposero, che collaborarono, che girarono la testa, pensando essenzialmente al proprio tornaconto e al proprio quieto vivere. È bene ricordare tutto ciò perché oggi il razzismo in Italia è tornato a sentirsi legittimo, a sentirsi autorizzato a procedere. Non si tratta più degli ebrei, ma poco importa.

La politica ha ripreso a strumentalizzare l’appartenenza etnica e culturale per creare consenso. Ha ripreso a distinguere gli esseri umani in degni e indegni sulla base del colore della pelle, delle idiosincrasie, del pregiudizio.

E come definire tutto ciò, nel 2018, se non sconfitta, bancarotta dell’umanità?

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