A Siena tredici minorenni, tutti con più di 16 anni, sono stati denunciati dalla Polizia di Stato al termine dell’operazione “Format 18”, coordinata dalla Procura per i minorenni di Firenze. Le accuse sono pesantissime: detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, apologia del fascismo e del nazismo.
Tra i contenuti emersi nel corso delle indagini anche materiale di stampo omofobo e messaggi di odio rivolti contro persone LGBTQIA+, oltre che contro migranti, persone nere e fedeli di religione islamica.
L’inchiesta accende i riflettori su un fenomeno di radicalizzazione giovanile sviluppatosi prevalentemente online e caratterizzato da razzismo, suprematismo bianco e odio discriminatorio.

Siena, l’operazione “Format 18” e le accuse contro i 13 minorenni
Secondo quanto riportato dagli inquirenti e ripreso da Il Fatto Quotidiano online, i tredici ragazzi coinvolti risiedono tutti a Siena. Tra loro c’è anche una ragazza. Quasi tutti provengono da famiglie del ceto medio.
Le indagini della Digos hanno portato alla scoperta di quattro chat, una delle quali attiva già dal 2024 e un’altra denominata “Partito Repubblicano Fascista”. All’interno di questi gruppi venivano condivisi contenuti che esaltavano Benito Mussolini e Adolf Hitler, accompagnati da linguaggio d’odio, disprezzo verso gli immigrati e interesse per armi ed esplosivi.
Si tratta di contestazioni che vanno dalla detenzione illegale di armi alla diffusione di materiale pedopornografico, fino alla propaganda d’odio e all’apologia del fascismo e del nazismo.
L’odio nelle chat: propaganda fascista, razzismo e omofobia
L’aspetto più inquietante dell’inchiesta riguarda il contenuto delle conversazioni. La Digos ha spiegato che i giovani cercavano “un accreditamento attraverso la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio e alla violenza”.
Tra i messaggi e i materiali condivisi figuravano anche contenuti omofobi e discriminatori nei confronti dell’universo LGBTQIA+.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nelle chat circolava propaganda che esaltava “la classificazione della popolazione umana in razze e la superiorità della razza bianca”, accompagnata da simbologie fasciste e naziste e da contenuti apologetici di violenze contro immigrati, persone nere, fedeli di religione islamica e persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+.
Un quadro che conferma come omofobia, transfobia, razzismo e antisemitismo siano spesso parte dello stesso sistema ideologico fondato sull’esclusione e sulla disumanizzazione dell’altro.
L’indagine partita dalla segnalazione di un genitore

L’inchiesta è iniziata nel luglio 2025 grazie alla segnalazione del genitore di un ragazzo estraneo ai fatti. Il dirigente della Digos di Siena, Fausto Camisa, ha spiegato: “È partita dal genitore di un ragazzo, estraneo ai fatti, che ci ha informato che suo figlio era stato avvicinato da alcuni coetanei per procurargli un’arma da fuoco”.
Da quella segnalazione gli investigatori hanno avviato una prima perquisizione nelle abitazioni di due minorenni, sequestrando un fucile a doppia canna perfettamente funzionante e cartucce calibro 9.
L’analisi dei dispositivi informatici ha poi consentito di ricostruire l’intera rete di contatti.
Armi, ronde punitive e spedizioni contro gli stranieri

Secondo gli inquirenti, i ragazzi avrebbero discusso concretamente della possibilità di procurarsi armi come pistole, balestre e tirapugni, anche attraverso acquisti online.
Il progetto, fortunatamente mai realizzato, sarebbe stato quello di organizzare ronde e spedizioni punitive contro cittadini stranieri, come risposta ad alcune risse avvenute a Siena tra gruppi di immigrati.
Le autorità precisano che nessuno dei tredici minori risulta coinvolto direttamente in aggressioni fisiche. Tuttavia, il livello di radicalizzazione e la disponibilità di armi hanno fatto scattare l’intervento della magistratura minorile.
Pedopornografia e contenuti illegali condivisi sui social
Oltre alla propaganda d’odio, nelle chat sarebbero stati rinvenuti numerosi filmati e foto di chiaro contenuto pedopornografico, diffusi tramite i social network e attraverso l’uso massiccio di sticker e immagini ritagliate.
La presenza di questo materiale ha aggravato ulteriormente il quadro investigativo, evidenziando un contesto in cui l’uso delle piattaforme digitali si intreccia con la diffusione di contenuti criminali e ideologie estremiste.
Omofobia e radicalizzazione giovanile
Secondo quanto emerso dall’indagine, i tredici minorenni denunciati erano già inseriti in gruppi virtuali di estrema destra, accomunati da un’ideologia razzista, suprematista e neonazista. In questo contesto, i contenuti omofobi e ostili alle persone LGBTQIA+ si inserivano in un sistema più ampio di propaganda discriminatoria.
L’odio contro gay, lesbiche, persone bisessuali, trans e non binarie si intreccia spesso con altri sistemi di oppressione, alimentando lo stesso impianto ideologico che sostiene razzismo, misoginia e antisemitismo. La presenza, nelle chat, di messaggi ostili nei confronti delle persone LGBTQIA+ conferma ancora una volta come l’omofobia non sia un fenomeno isolato, ma uno degli strumenti attraverso cui si costruisce e si legittima la discriminazione.
L’operazione “Format 18” evidenzia come la diffusione di contenuti omofobi, razzisti e neonazisti possa attecchire anche tra adolescenti e sottolinea l’importanza di un lavoro educativo costante nelle scuole, nelle famiglie e nei luoghi di aggregazione.
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?