Micaela Ramazzotti, presente in queste ore al Festival del Cinema di Venezia, si è schierata apertamente a favore delle adozioni gay.

Dopo il ruolo di Donatella in “La pazza gioia” del marito Virzì, con cui è sposata da quasi otto anni e con cui ha avuto due figli, Micaela Ramazzotti torna ad interpretare il ruolo di una madre sofferente, Maria, in “Una famiglia” di Sebastiano Riso. Maria, legata da un rapporto morboso a Vincenzo, da anni partorisce figli che la coppia poi vende illegalmente alle coppie che non possono averne.

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La Ramazzotti parla così della sua Maria: “Non è mai stata madre, è una mamma che è una bambina. Ha un modo diverso di vivere la maternità, perché c’è questo continuo reiterarsi di sesso, gravidanze, espulsione del neonato e vendita. Non ha mai la dolcezza del momento in cui si partorisce, si abbraccia e si allatta il proprio bambino”.

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Il film, a suo dire, pone degli interrogativi che sarebbe il caso di affrontare con urgenza: “Sarebbe molto importante non avere queste restrizioni sulle adozioni. Perché una donna sola non può adottare? Perché un uomo solo non può adottare? Perché una coppia omosessuale non può adottare? Secondo me bisognerebbe cercare di essere un po’ più morbidi, un po’ più elastici. Ci sono tanti bambini che hanno bisogno di essere adottati, negli istituti. E abbiamo bisogno in questo momento di analizzare caso per caso e di non metterci su un piedistallo a giudicare”.

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