Al primo gennaio 2018, gli italiani uniti civilmente erano circa 13.300. C’è chi sta diffondendo questo dato aggiungendo “solo”, “solo 13.300”, come se questo dato potesse in qualche modo portare a concludere che le unioni civil non erano poi così necessarie. Ma giustamente il mondo dell’attivismo LGBT non ci sta e fa notate che il dato è in crescita e merita alcune riflessioni.

Secondo il report Istat  nel 68,3% dei casi le unioni civili sono tra uomini, e sono più frequenti nelle grandi città: una su quattro si celebra infatti a Milano, Roma o Torino. Per contro, tra il 1991 e il 2018 sono crollati i matrimoni, soprattutto nella classe di età 25-34 anni, mentre aumentano i divorziati.
“Oggi il report dell´ISTAT rileva in crescita le unioni civili in Italia. Un dato in crescita ed in linea con molto paesi europei – dichiara Fabrizio Marrazzo,  Portavoce Gay Center – ma purtroppo, come rilevano i dati sulle unioni, l´età media è sui 49 anni ed avvengono prevalentemente nelle grandi città. Infatti per i più giovani diventa difficile unirsi ed in particolare per chi non vive nelle grandi metropoli. Un dato negativo è che la maggior parte delle coppie non dichiara ai propri familiari e/o amici di aver conseguito un unione con una persona dello stesso sesso, e chi lo fa spesso vede la contrarietà della propria famiglia o è vittima di discriminazione, reazioni che purtroppo sono abbastanza omogenee su tutto il territorio nazionale”.

Gli uniti civilmente hanno infatti un’età media di 49,5 anni se maschi e di 45,9 anni se femmine e risiedono prevalentemente nel Nord (56,8%) e al Centro (31,5%). In Italia, a partire da luglio 2016 e fino al 31 dicembre 2017 (la legge Cirinnà è del giugno 2016), sono state costituite nel complesso 6.712 unioni civili (2.336 nel secondo semestre 2016 e 4.376 nel corso del 2017) che hanno riguardato prevalentemente coppie di uomini (4.682 unioni, il 69,8% del totale).

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È importante – continua Marrazzo – attivare azioni di formazione nelle scuole ed azioni culturali. Ancora il 15% degli Italiani pensa che l´omosessualità sia una malattia o qualcosa di sbagliato, pensiero diffuso anche tra le fasce più giovani. Oltre alle leggi è necessario di attivare un percorso culturale per consentire che le unioni possano essere conseguite con serenità e senza discriminazioni. Su questo aspettiamo risposte da tutte le istituzioni“.

L’Istat rileva anche un forte calo dei coniugati e l’aumento dei divorzi. La diminuzione e la posticipazione del matrimonio, in atto da oltre quaranta anni, ha portato tra il 1991 e il 2018 a un forte calo dei coniugati, soprattutto nella classe di età 25-34 anni. Aumentano in tutte le età divorziati e divorziate, più che quadruplicati dal 1991, principalmente nella classe 55-64 anni.
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