Susy, il commovente primo abbraccio di una detenuta trans dopo 8 anni di transfobia e solitudine

Un abbraccio che ha toccato il cuore dei brasiliani, facendo scoprire ai più la vita di una detenuta trans in Brasile.

prigione brasiliana
2 min. di lettura

Dal Brasile arriva una nuova terribile storia. E’ quella di Susy de Oliveira Santos, che da otto anni sta scontando una pena detentiva in una prigione brasiliana, nella sezione maschile. La donna trans 30enne, in questi otto anni, non ha mai potuto incontrare un familiare o un amico. Era un fantasma per la società. E completamente invisibile e senza nessuno al mondo, ha passato in solitudine gli ultimi otto anni della sua vita. Le umiliazioni nei suoi confronti, così come le violenze, sono quotidiane. 

Da otto anni non ha contatti. E l’unico abbraccio che ha ricevuto è quello di Drauzio Varella, un medico e presentatore televisivo, che ha condotto un reportage su Susy dimostrando come la donna è stata emarginata, messa in un angolo dalla società brasiliana, omofoba e bigotta. 

L’abbraccio nella prigione brasiliana che ha sciolto il cuore dei brasiliani

Da una cella di una prigione brasiliana alla tv nazionale. L’abbraccio di Varella a Susy ha toccato nel profondo i brasiliani, che hanno iniziato a inviare messaggi di supporto sia alla donna in carcere che al medico, molto conosciuto in Brasile.

Moltissime le richieste per andare a trovare Susy in carcere, mentre il servizio mandato in onda del dottore ha fatto letteralmente il giro dello Stato. A sconvolgere, il fatto che Susy dovesse prostituirsi per avere dei beni di prima necessità. Così è  stata la sua vita, per metà della sua detenzione, prima di trovare un lavoro.

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Mentre raccontava tutto questo, Drauzio Varella si è sentito in dovere di alzarsi e abbracciare Susy, davanti la telecamera che stava riprendendo tutto. Solo dopo, in fase di montaggio, ha deciso di mandare in onda tutto, anche quel momento spontaneo e semplice, sfidando i pregiudizi dei brasiliani nei confronti delle comunità T.

Avrebbe potuto essere sommerso di insulti. Invece, ha ricevuto migliaia di complimenti. E Susy, dopo otto anni, avrà persone con cui parlare e lettere a cui rispondere. 

Sono 700 le persone trans detenute nella sezione maschile

La storia di Susy è solo l’ultima di circa 700. Storie di continue umiliazioni, dove le persone trans sono considerate detenute di serie B, abbandonate a sé stesse, in balìa degli altri detenuti e spesso anche delle guardie.

Cover:Diario24horas

© Riproduzione riservata.

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