Traci Matuschek è una madre del Michigan che ha deciso di fare causa al distretto scolastico locale, accusando i funzionari scolastici di non aver fatto nulla quando suo figlio è stato ripetutamente insultato e aggredito da bulli omofobi, con tanto di commozione cerebrale al termine dell’ennesimo violento pestaggio e tentativo di suicidio.

La donna ha puntato il dito contro la Warren Consolidated School il mese scorso, in un tribunale federale, chiedendo giustizia per il figlio di 15 anni, dichiaratamente bisessuale dall’agosto del 2018. Dal mese successivo, ovvero da quando è tornato in classe, hanno iniziato gli insulti. Nel mese di ottobre del 2019 ha dovuto abbandonare la squadra di football, perché vittima quotidiana di bullismo.

“Pensava che i suoi compagni di squadra fossero suoi amici, come una famiglia”. Ma così non era, purtroppo. Il ragazzino è stato ripetutamente chiamato ‘fr*cio’, e accusato di sbirciare i compagni di squadra nudi sotto la doccia, di essere eccitato mentre era sul campo. Poco dopo dagli insulti sono passati alle botte. Un coetaneo l’ha preso a calci in testa. Aveva il casco, ma in ospedale gli è stata diagnosticata una commozione cerebrale.

La mamma ha sottolineato come suo figlio non abbia ricevuto cure mediche subito dopo l’incidente, e soprattutto come inizialmente la scuola non l’avesse informata. Solo a tarda sera, quando il ragazzo si è sentito male, sono corsi in ospedale e hanno scoperto quanto avvenuto. Secondo la denuncia della donna la scuola non avrebbe intrapreso alcuna azione disciplinare contro lo studente che ha preso a calci la testa del figlio. La mamma avrebbe più volte denunciato alla Sterling Heights High School quanto stesse accadendo, senza mai ricevere risposta. Il 15enne è entrato in depressione e ha tentato di suicidarsi, impiccandosi in cameretta. I genitori l’hanno salvato appena in tempo.

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“Come conseguenza diretta delle gravi molestie subite, la vittima si è ritirata socialmente, ha avuto paura dell’ambiente scolastico, ha sofferto ed è caduta in una profonda depressione”, si legge nella denuncia. Il ragazzo non è neanche più uscito di casa, perché alcuni dei bulli che l’hanno perseguitato vivono nel suo stesso quartiere. L’isolamento forzato da Covid-19, paradossalmente, l’avrebbe aiutato nel gestire questa reclusione, ma la mamma ha deciso di cambiare distretto scolastico per il prossimo anno.

Nell’attesa ha chiesto 75.000 dollari di risarcimento danni per la perdita di opportunità educative, disagio emotivo e spese legali.

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