Un hashtag è costato la ricca panchina del Tottenham a Gennaro Gattuso, da giocatore Campione del Mondo nel 2006, campione di tutto con il Milan e da anni stimato allenatore. Salutate le panchine di Napoli e Fiorentina nel giro di un mese, Gattuso è stato contattato dal neo dirigente londinese Fabio Paratici, ex Juve, per allenare la squadra degli Spurs. Apriti cielo. Nella notte l’hashtag #NoToGattuso ha travolto Twitter nel Regno Unito, con i tifosi del Tottenham sul piede di guerra per dire no ad un sbarco nella capitale inglese di Rino. Il motivo? Hanno accusato Gattuso di essere “sessista, omofobo e razzista“.
Il Tottenham Hotspur Supporters’ Trust, organizzazione indipendente e no-profit che di fatto abbraccia la tifoseria degli Spurs, ha comunicato “molto chiaramente” al club il proprio dissenso nei confronti del coach italiano. Nel 2008, quando era ancora un calciatore, Rino criticò il Governo Zapatero e il matrimonio egualutario approvato in Spagna: “Siamo nel 2008 e ognuno può fare quello che vuole. Se mi scandalizzo? Sì, perché sono cresciuto credendo nei valori della famiglia e credendo nella mia religione e tutto questo mi sembra roba molto strana“.
Nel 2013, poi, Gattuso disse che “le donne nel calcio non le vedo molto bene. Io la penso così“. E non è tutto. Quando l’allora compagno milanista Boateng buttò la palla in tribuna nel corso di un’amichevole contro la Pro Patria causa cori razzisti dagli spalti, Gattuso prese le distanze: “Da tanti anni abito a cinque chilometri da Busto e posso testimoniare che quella zona è piena di stranieri” spiegò Gattuso. “Non ho mai avuto notizia di episodi di razzismo. A Busto non sono razzisti. Quello che è successo è tutta colpa di un gruppetto di imbecilli“.
Dichiarazioni lontane ma mai dimenticate, soprattutto, strano a dirsi, all’ombra del Big Ben.
