Ottime notizie per lǝ atletǝ non binariǝ: gli organizzatori delle maratone di Boston e Londra hanno ufficialmente stabilito la presenza di una categoria a sé che permetterà alle persone di gareggiare senza doversi per forza identificare nel genere maschile o femminile.
La “Boston Athletic Association (BAA)” ha dato l’annuncio negli scorsi giorni: al momento dell’iscrizione, l’atleta avrà la possibilità di selezionare l’opzione “non-binaria” e gareggiare senza il peso di una categorizzazione obbligatoria.
“Siamo arrivati a questa decisione ascoltando le voci della comunità LGBTQIA+, e vogliamo che la nostra manifestazione sia veicolo per promuobere inclusione e integrazione” ha dichiarato in un comunicato stampa la BAA.
Al coro si è unito il anche il direttore della London Maratgon, Hugh Brasher, che ha definito la decisione d’includere la categoria non-binaria come un significativo passo avanti per l’inclusione e la promozione della diversità.
“Un cambiamento epocale come questo mostra il nostro impegno a rendere la London Marathon davvero di tutti” ha dichiarato Brasher. Tuttavia, qui, a categoria sarà applicabile solo per la corsa non competitiva, e non per l’evento agonistico.
Per quanto riguarda la Boston Marathon, i tempi di percorrenza del percorso e i limiti per qualificarsi sono decisamente stringenti. Per aggirare l’ostacolo rappresentato dalla mancanza di dati fattuali sui tempi medi delle persone non-binarie, lo standard sarà quello per la categoria femminile.
“Man mano, durante lo svolgimento degli eventi, potremo stabilire dei tempi più precisi a seconda dei dati che raccoglieremo” cita il comunicato stampa di BAA. Tuttavia, non è chiaro se esistano particolari politiche simili per lǝ atletǝ transgender.
Le maratone di Londra e Boston hanno fatto da apripista per altre 200 gare sportive negli Stati Uniti, che sulla falsariga hanno aggiunto una categoria particolare per le persone non-binarie, tra cui anch la Brooklyn Marathon e la Half Marathon, che quest’anno hanno ospitato più di 80 atletǝ non binariǝ durnte da gara di Aprile, secondo il sito web.
L’attivista e atleta Jake Fedorowski ha anche creato una guida esplicativa che delinea i principi fondamentali per l’inclusione delle persone non binarie in campo sportivo. Il documento è stato sponsorizzato e promosso dalla Road Runners Club of America and Seattle Frontrunners, ed è disponibile per il download gratuito a questo link.
Le edizioni 2023 delle maratone di Londra e Boston si svolgeranno rispettivamente il 17 e il 24 aprile, e proprio il prossimo anno cadrà la ricorrenza degli attentati alla maratona di Boston del 2013.
La controversia dellǝ atletǝ transgender e non-binarie
Con la graduale normalizzazione delle identità di genere diverse da quella cisgender, l’inclusione e l’integrazione delle persone trangender e non binarie è stato un percorso irto di ostacoli e per niente facile. In generale, i corpi delle minoranze sessuali sono da sempre oggetto di supposizioni e speculazioni che spesso non hanno alcun fondamento.
Si pensi solo a Caster Semenya, atleta olimpica messa sotto stretta sorveglianza dal comitato organizzatore dopo la sua schiacciante vittoria nella 800 metri al campionato mondiale di Berlino nel 2009. L’accusa, quella di aver assunto testosterone.
In realtà, Semenya soffre semplicemente d’iperandroginismo, una rara malattia genetica che le fa produrre livelli di testosterone più alti rispetto alla “media femminile” – a detta del comitato olimpico. Semenya è diventata il simbolo della lotta alla normalizzazione della diversità nel mondo dello sport.
La strada è ancora lunga, e siamo ben lontani dall’ideale d’inclusione sperato nel mondo dello sport, da sempre un ambiente rigido e – a tratti – tossico sotto diversi punti di vista. Tuttavia, decisioni come quelle prese dai comitati organizzatori delle maratone di Londa e Boston raccontano di una lotta in lento ma costante movimento, che un domani potrebbe rendere lo sport davvero di tutti – e per tutti.
