Sentivate la mancanza di una film d’amore gay su cui versare qualche lacrima? Of An Age potrebbe essere il titolo che fa al caso vostro.
Dopo aver fatto il giro di alcuni festival prestigiosi –dal Melbourne International Film Festival al CinefestOZ vincendo il Best Film Award 2022 – il film del regista queer e australiano Goran Stolevski è approdato nelle sale americane lo scorso venerdì 17 Febbraio, e sta spezzando il cuore a più di qualche spettatore.
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Nella vena di film come ‘Prima dell’alba’ o ‘Weekend‘ di Andrew Heigh, Of An Age racconta la situationship in un giorno qualunque del 1999, tra il ballerino Kol (Elias Anton) e l’amico di sua sorella Adam (Thom Green). Una connessione istantanea, interrotta dalle circostanze ma abbastanza forte da (ri) presentarsi dieci anni dopo, quando nel 2010 i due uomini si incontrano di nuovo e contemplano tutto quello che sarebbero potuti essere.
Girato in formato 4:3, Stolevski – classe 1985 e apertamente queer – vuole letteralmente immergerci sotto la pelle dei suoi protagonisti, rendendo le loro emozioni tangibili nello spettatore, come se fossimo ad un palmo dai loro corpi: il regista segue Kol e Adam, cogliendo il lato più intimo di un sentimento che sconvolge e ribalta le aspettative.
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L’ispirazione, racconta Stolenski a Screen Rant, è partita da un racconto letto in lockdown che non aveva nulla di espressamente queer, ma ha risvegliato in Stolevski i ricordi di un passato all’improvviso tangibile, quando era solo un “ragazzino che era estremamente solo e non riusciva a connettersi con le persone”.
“È un tempo a cui non penso più. Non ci pensavo nemmeno all’epoca, cercavo solo di superare la scuola fino all’inizio della vita vera con l’Università. Ma l’ho (ri) vissuto con la consapevolezza che ho oggi” spiega il regista “Ho voluto riguardare il mindset che avevo dell’amore all’epoca nel contesto di chi sono oggi”.
La storia d’amore nata e già finita tra Kol e Adam respira la stessa malinconia dolce-amara dell’adolescenza, le reminiscenze di un’innocenza ancorata nel passato, quando la tecnologia non permetteva ancora grandi libertà, (ri) osservata attraverso la lente disillusa della vita adulta.
In attesa di una possibile distribuzione anche in Italia, Of An Age promette di essere una storia d’amore tra due uomini ma che non ricade nei cliché catastrofici o tragici a cui ci ha abituato il cinema LGBTQIA+. Al contrario, lascia spazio per una storia universale in grado di (ri) suonare in ogni spettatore, oltre identità sessuale o di genere.
“Nonostante ci sia una certa solitudine nell’essere una persona queer, ancora di più nella periferia prima dei progressi tecnologici, e nonostante ci sia isolamento, c’è anche una grande potenza quando incontri un’altra persona” spiega il regista “C’è qualcosa di davvero sensual nell’essere le uniche due persone nella stanza e percepire qualcosa sull’altro. È un sentimento divertente con cui convivere. Ed è questa la storia a cui sono interessato”.
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