Due uomini, il mare d’inverno, un desiderio che diventa racconto. Papas è un cortometraggio di circa due minuti e mezzo, in concorso al Nikon Film Festival, diretto da François Audoin e prodotto da Studio Acting. Il film imbocca una direzione chiara: evita toni didascalici e spiegazioni forzate, affidandosi invece all’intimità delle immagini, ai corpi, ai silenzi e a quella tensione emotiva che accompagna molte coppie nel percorso verso la genitorialità.

Ne abbiamo parlato con Lorenzo Marinoni, giovane attore milanese che vive a Parigi, protagonista del corto. Nell’intervista per Gay.it Marinoni racconta il suo percorso internazionale, il valore della rappresentazione e il motivo per cui Papas può “intenerire” anche gli sguardi più duri su famiglie ancora troppo spesso invisibilizzate.

Lorenzo Marinoni
Lorenzo Marinoni, protagonista del cortometraggio Papas

Papas, il cortometraggio in concorso al Nikon Film Festival

La prima cosa che colpisce è il titolo: Papas sembra una parola semplice, ma nasconde un piccolo scarto che diventa simbolico. “Si pronuncia proprio papà: la S non si pronuncia, ma c’è”, spiega Lorenzo Marinoni a Gay.it. “È un gioco che mi piace molto, perché rende il titolo profondamente metaforico”.

È un plurale che resta sulla pagina senza imporsi, proprio come accade a molte famiglie omogenitoriali: esistono, ma troppo spesso vengono trattate come marginali o eccezionali. Papas si muove lungo questa stessa linea, scegliendo di mostrare piuttosto che dichiarare, e affidando alla cura dell’immagine e all’estetica un’idea di bellezza che non è decorativa, ma profondamente legata alla dignità dei corpi e delle relazioni.

Papas è in concorso al Nikon Film Festival, che ogni anno propone un tema. Questa edizione è dedicata alla bellezza, e per Marinoni la scelta di raccontare una coppia di due uomini che desidera un figlio è perfettamente coerente.

“François Audoin (il regista, ndr) ha voluto parlare della bellezza dell’amore e della bellezza di un obiettivo che si costruisce insieme, nonostante le difficoltà”, racconta l’attore, “E allora perché non raccontare una coppia omosessuale, che spesso nella società resta invisibile? Con Papas volevamo dire proprio questo: che una coppia di due uomini – così come una coppia di due donne – è bella. Siamo belli, e questa storia c’entra pienamente con il tema della bellezza”.

La bellezza, in questo caso, è anche quella di esistere alla luce del sole, senza dover chiedere permesso, in una storia che rifiuta lo sguardo compassionevole o tragico sull’identità queer.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da François Audoin (@francoisaudoin)

La Bretagna e il mare d’inverno: “la natura racconta le difficoltà”

Papas, il corto sull’omogenitorialità che parla di “bellezza” e speranza: intervista a Lorenzo Marinoni - papas - Gay.it

A contribuire in modo decisivo all’atmosfera di Papas è anche la scelta dell’ambientazione: il mare d’inverno della Bretagna meridionale. Le riprese si sono svolte a Ploemeur, nel sud della Bretagna, sulla spiaggia di Fort Bloqué, un luogo lontano dall’immaginario più immediato delle coste francesi, spesso associate alla Costa Azzurra, a Saint-Tropez, Nizza o Cannes.

“In realtà esiste tutto un altro lato del mare francese”, racconta Lorenzo Marinoni, “meno patinato, più atlantico, forse più ruvido, ma proprio per questo fortemente evocativo”. Girare in quel paesaggio ha avuto un impatto diretto anche sull’esperienza attoriale. “Quando eravamo lì, con quel vento, vivevo quasi una fantasia. Mi sentivo un po’ dentro Wuthering Heights. Mi dicevo: lasciatemi vivere questa atmosfera”.

In Papas, la natura non fa da semplice sfondo, ma accompagna e amplifica il racconto: il cielo carico di nuvole, il vento costante e il mare d’inverno diventano parte integrante della narrazione, amplificando il senso di attesa, di fragilità e di desiderio che attraversa i protagonisti.

C’è anche un dietro le quinte che sembra rispecchiare perfettamente il senso di Papas. Il giorno delle riprese, la troupe è arrivata sulla spiaggia di Fort Bloqué sotto una pioggia battente. “Al mattino pioveva tantissimo”, racconta Lorenzo Marinoni. Nel pomeriggio, però, il cielo si è aperto senza mai diventare completamente sereno.

Una condizione che si è rivelata decisiva: “Non sarebbe stato lo stesso con un cielo completamente limpido. Anche lo scenario racconta le difficoltà, ma nonostante le difficoltà, c’è il sole comunque”.

Raccontare l’omogenitorialità in un tempo che sembra andare indietro

Quando gli chiediamo se si sia sentito investito di una responsabilità particolare, Marinoni risponde senza esitazione. Soprattutto perché il tema tocca direttamente la realtà politica e sociale che molte famiglie omogenitoriali vivono sulla loro pelle.

Marinoni racconta di essersi sentito fin da subito investito di una responsabilità precisa: quella di rendere visibili le difficoltà che molte coppie omosessuali incontrano ancora oggi nel percorso verso la genitorialità, dall’adozione alla procreazione medicalmente assistita. “Per me è molto importante parlarne e rendere visibile tutto questo”, spiega. “Questa cosa mi rende molto fiero e l’ho fatta con ancora più amore rispetto a quello che avrei potuto mettere in un altro ruolo”.

Un impegno che, a suo dire, emerge chiaramente anche nella reazione del pubblico. Mostrando Papas a persone a lui vicine, spesso eterosessuali, si è trovato davanti a risposte inattese. “Mi hanno detto: ‘Ho pianto, mi sono commossa, non me lo aspettavo così tanto’”, racconta. “Perché magari si pensa che per capire certe storie bisogna viverle in prima persona. In realtà mi hanno detto: ‘È quello che sto passando anch’io con mio marito’, oppure ‘è quello che viviamo noi, con le difficoltà a concepire’”.

È in questo scarto che Papas trova, secondo Marinoni, la sua forza più universale: “Questo cortometraggio vuole parlare un po’ a tutti e penso che arrivi al cuore delle persone, in un modo o nell’altro”. Un risultato che lo rende, oggi, “molto contento” del percorso fatto e del messaggio affidato al film.

La scena chiave: “cadere due volte e rimettersi in piedi”

Nel corto c’è un gesto che per Marinoni riassume cosa significhi essere genitori, indipendentemente dall’orientamento sessuale. “Penso che la resilienza del mio personaggio stia proprio nel fatto che cade due volte e poi si rimette in piedi”, spiega. “La vita ti dà delle botte, ma ti devi rialzare: la vita va avanti”.

A questo punto l’intervista si apre anche su un piano più personale. Marinoni racconta di essere cresciuto con la madre, dopo la perdita del padre quando era molto piccolo. “Sono stato cresciuto da mia madre, una mamma single”, dice. “Non puoi immaginare quante volte la vita le ha messo i bastoni tra le ruote, ma poi ti devi rimettere in piedi”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Un racconto che allarga il senso del film e sposta il discorso su un piano più universale: la genitorialità non come privilegio di un solo modello di famiglia, ma come pratica quotidiana di cura, resistenza e amore.

Il potere dell’arte: “intenerire” gli sguardi e uscire dal racconto solo tragico

Marinoni usa una parola precisa per descrivere l’effetto che Papas può avere su chi guarda: “intenerire”. Un termine che per lui dice molto del ruolo che l’arte può giocare proprio là dove il dibattito pubblico tende a irrigidirsi. Il cortometraggio, spiega, non pretende di convincere o di dare lezioni, ma può aprire uno spazio di riflessione. “Può far riflettere e penso che possa intenerire alcuni sguardi più duri”, osserva.

Secondo l’attore, alla radice di molte resistenze c’è soprattutto la mancanza di conoscenza. “Penso che l’omofobia, nella maggior parte dei casi, sia ignoranza: non conoscere, non sapere. Spesso si hanno solo immagini costruite dai media, che non raccontano davvero quello che siamo”. Da qui l’importanza di mostrare una quotidianità diversa, semplice nella sua essenza: “Con Papas vogliamo far vedere che ci sono semplicemente due esseri umani che desiderano far parte della società, avere gli stessi diritti di tutti gli altri e vivere l’amore”.

È in questo senso che il film, secondo Marinoni, può “ammorbidire” anche uno sguardo inizialmente cinico o distante. “L’arte serve anche a questo: a portare del bello, e a volte anche un po’ di leggerezza, in un mondo che oggi è molto pesante”. Non a caso, sottolinea, Papas sceglie consapevolmente un registro positivo. “Ho spesso l’impressione che le storie LGBTQIA+ vengano raccontate solo in chiave negativa o tragica”, dice. “Capisco perché succede, so che per noi è più difficile, ma io sono cresciuto desiderando vedere anche altro”.

Quello che Marinoni avrebbe voluto, da ragazzo, erano riferimenti capaci di aprire uno spiraglio di possibilità. “Volevo avere la speranza di potermi dire: ‘Allora anch’io posso innamorarmi, anch’io potrò sposarmi, anch’io posso avere dei figli’”. È anche per questo che oggi Papas gli appare come un racconto necessario, non perché ignori le difficoltà, ma perché le affronta senza chiuderle in un esito senza speranza.

L’importanza della rappresentazione

Sul tema della rappresentazione, Lorenzo Marinoni non ha dubbi: “È importantissimo”. Per l’attore è fondamentale che cinema e serialità raccontino storie non marginali, ma pienamente protagoniste. “È estremamente importante vedere sullo schermo famiglie e corpi che non corrispondono all’immaginario dominante”, spiega, sottolineando quanto questo cambio di prospettiva sia arrivato tardi per la sua generazione. “Io sono cresciuto che non c’era niente di tutto ciò. Avevo fame di rappresentanza, perché è così che ti puoi dire: ‘Ah, ma forse anch’io…’”.

È anche per questo che Marinoni spera che Papas possa raggiungere chi sente ancora quella mancanza. Racconta, ad esempio, di un amico che sta per adottare una bambina insieme al marito e che nel corto ha riconosciuto il proprio vissuto. “Mi ha detto: ‘Abbiamo vissuto anche noi quei due minuti sulla spiaggia’”, ricorda. Un segnale, per lui, del valore del film: “Magari, nel piccolo, se fosse arrivato qualche anno prima, avrebbe potuto dare un po’ di speranza”.

Guardando al presente, Marinoni si dice fiducioso anche sul piano professionale. Parigi resta per lui uno spazio aperto, in cui potersi confrontare con personaggi e storie diverse. E non manca un ringraziamento personale a Gay.it, che ricorda come uno dei primi luoghi in cui, da ragazzo, ha potuto riconoscersi. Un cerchio che oggi si chiude, con quell’adolescente in cerca di rappresentazione diventato parte di un racconto capace, a sua volta, di restituirla.

Il messaggio finale di Papas: “Dopo c’è il sereno”

Il messaggio finale di Papas è affidato a un’immagine semplice e luminosa, che Lorenzo Marinoni riassume in poche parole: “dopo c’è il sereno”. È ciò che vorrebbe restasse a una coppia di uomini che sogna di diventare genitore dopo aver visto il corto. “Vorrei che portassero con loro questo messaggio: che nonostante le difficoltà, c’è il sereno dopo”, spiega.

Un augurio che non ignora gli ostacoli concreti che molte famiglie omogenitoriali continuano ad affrontare. “Quando si intraprende questo percorso ci saranno tantissime difficoltà, soprattutto a livello legale”, sottolinea, ricordando come in alcuni casi ci siano persone costrette persino a cambiare Paese per poter coronare il proprio sogno. Ma la chiusura resta volutamente aperta alla speranza: “Auguro a chiunque voglia intraprendere questo cammino di riuscirci e, soprattutto, di credere e sapere che dopo il bello c’è”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Studio acting (@studio_acting)

Chi è Lorenzo Marinoni: da Milano a New York, fino a Parigi

Lorenzo Marinoni

Il percorso di Lorenzo Marinoni prende forma molto presto. Si avvicina alla recitazione da adolescente e inizia a studiare teatro a 17 anni, prima di scegliere di guardare oltre i confini italiani. Negli anni Novanta cresce con un forte immaginario legato agli Stati Uniti, che lo porta a vivere per due anni e mezzo a New York, dove frequenta il Lee Strasberg Film Institute, una delle accademie di recitazione più note. “Sono cresciuto negli anni ’90, il mio più grande amore sono sempre stati gli States”, racconta.

Rientrato in Italia, prova a costruire il suo percorso professionale tra Milano e Roma, lavorando con un’agenzia e prendendo parte anche a un lungometraggio, Blind Maze, e a diverse web serie in lingua spagnola, che interpreta grazie a una doppia identità culturale: “Parlo spagnolo perché sono per metà dominicano”.

Sei anni fa arriva una nuova svolta: Parigi. Marinoni decide di trasferirsi per ampliare le proprie possibilità internazionali, affrontando la sfida senza conoscere il francese. Durante il periodo del Covid costruisce una routine rigorosa di studio che gli permette di acquisire la lingua e di rimettere al centro la formazione attoriale.

In Francia frequenta scuole di recitazione orientate al lavoro fisico e all’improvvisazione, tra cui percorsi legati alla pedagogia di Jacques Lecoq, allo Studio Acting e all’École du Jeu. Un lavoro complesso, soprattutto in una lingua non materna. 

Oggi Marinoni si dice pronto a rimettersi in gioco, forte di un percorso costruito con gradualità e determinazione, e di una dimensione europea che sente ormai come casa.

© Riproduzione riservata.