22 anni senza Katharine Hepburn, indimenticabile anti-diva queer di Hollywood

Amava i pantaloni, e non c’era verso di toglierglieli. La sua presenza destabilizzava il pubblico dell’epoca.

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Katharine Hepburn in Il Diavolo è Femmina (1933)
Katharine Hepburn in Il Diavolo è Femmina (1933)
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Il 29 Giugno del 2003 se ne andava Katharine Hepburn.

Non troverete il suo volto sulle borse di tela come l’altra Hepburn, Audrey, icona di stile ed eleganza che piace di più alla cultura pop. Perché Katharine non aveva nessun interesse a seguire il galateo delle buone maniere. Nell’arco della sua carriera ha vinto 4 Oscar con oltre 12 nomination (a superarla oggi c’è solo Meryl Streep con 21 candidature) ma si è presentata al cerimonia solo una volta: nel 1974 è comparsa sul palco degli Academy indossando dei pantaloni larghi da giardinaggio, puliti al volo nel backstage con uno spray per coprire le macchie di fango.

Katharine Hepburn amava i pantaloni, e non c’era verso di toglierglieli: la leggenda narra che nel 1930 – stessa epoca in cui le donne che giravano con dei pantaloni venivano arrestate perché ‘travestite da uomini’ – la RKO per costringerla ad indossare una gonna le confiscò i jeans. Così, lei il giorno dopo si presentò sul set in mutande. Lo spirito anticonformista era un’eredità di famiglia: suo padre Thomas Norval Hepburn era un urologo impegnato a sensibilizzare la profilassi pubblica sui rischi delle malattie veneree. Sua madre Katherine Martha Houghton era a capo dell’associazione statale delle suffragette e tra le fondatrici dell’associazione pro-aborto, Planned Parenthood. Quando non seguiva la madre alle manifestazioni, a nove anni Kate si rasava la testa, indossava i vestiti dei fratelli, e si faceva chiamare Jimmy, dichiarando alla biografa Charlotte Chandler: “Ho avuto una fase da bambina dove desideravo essere un maschio perché i maschi si divertivano di più!”

Da grande amava svegliarsi all’alba per nuotare nell’acqua gelida o scorrazzare in macchina, tanto che nel 1951, mentre era in viaggio in Oklahoma, arrestarono lei e il suo autista per eccesso di velocità. Lei definì il poliziotto ‘bello ma estremamente cretino, irritante, e cafone’ e promise che si sarebbe vendicata bucando tutti i pneumatici delle auto targate Oklahoma presenti in Connecticut. Quando suo fratello Tom si suicidò a 15 anni, Kate si fece cambiare il giorno di nascita con quello di lui, l’8 Novembre (lei era un Toro del 12 Maggio). Nel 1932 era l’attrice più pagata di Broadway con 1.500 dollari a settimana, tanto che attirò brevemente anche l’attenzione di Hollywood. Ma nemmeno i suoi personaggi si ‘addomesticavano’ alle buone maniere: fu una spericolata aviatrice in La Falena d’Argento (diretto da Dorothy Arzner, tra le poche registe donne degli anni Trenta), Jo March di Piccole Donne, si mise in drag nei panni di Sylvester in Il Diavolo è Femmina, interpreto la squinternata Susanna! di Howard Hawks, e Maria di Scozia.

 MGM/Kobal/Shutterstock
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La sua presenza destabilizzava il pubblico dell’epoca, tanto che dopo una collezione di flop, la chiamarono ‘veleno del botteghino’. Nelle parole del regista George Cukor, il pubblico non aveva mai visto un’attrice come lei, dichiarando: “Sembrava abbaiasse. Non cercava la loro simpatia. In un primo momento, non si capiva se al pubblico piacesse o no. Selvatica come una volpe, ma pur sempre una ragazza aristocratica abbastanza furba da giocarsi le carte a suo piacimento: il regista Howard Hughes le regalò i diritti della pièce teatrale, Scandalo a Filadelfia, e lei li vendette alla RKO a patto d’interpretare la protagonista, Tracy Lord. Così, nel 1940 il film fu un successone al botteghino e riconquistò la benevolenza del pubblico interpretando una snob e viziata ragazza dell’alta società, che si ritrovava contesa tra Jimmy Stewart e Cary Grant, si prendeva a nel bel mezzo della notte, e si risvegliava in hungover il giorno del matrimonio non capendo più chi sposare.

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A due decenni dalla sua morte, si dice ancora che Katharine Hepburn fosse bisessuale: in Katharine The Great, Darwin Porter scrive che ebbe relazioni con Claudette Colbert, Greta Garbo, Judy Garland, l’ereditiera Laura Harding e riceveva lettere d’amore da Eleanor Rooosvelt. Scotty Bowers, autore del memoir Full Service, soggetto del documentario del 2018 Scotty and the Secret History of Hollywood, e noto ‘pappone’ di Hollywood riporta che la sua lunga relazione con Spencer Tracy fosse una copertura per entrambi, dichiarando a Indiewire che Kate amò un’altra donna per oltre 40 anni finché questa non sposò un uomo ricco. Si dice che avesse una relazione con la sua eterna assistente Phyllis Wilbourn, ma il biografo A. Scott Berg riporta che tra di loro non ci fosse nulla di sessuale. Kate la definiva la sua Alice B. Toklas (ndr. partner storica di Gertrude Stein) e Wilbourn rispondeva: Preferirei tu non lo dicessi. Mi fa sembrare una vecchia lesbica, e non lo sono”.

Tracy e Hepburn recitarono insieme in 9 film e la loro relazione andò avanti per ben 26, ma lontano dai riflettori (lui era cattolico e rimase legalmente sposato alla moglie Louise); Katharine Houghton, nipote di Kate che recitò insieme a lei in Indovinate chi viene a cena?, racconta che la zia utilizzava le scale di sicurezza esterne dei grattacieli per sfuggire ai paparazzi.

Quando Tracy morì, lei non si presentò al funerale e rimase sola per altri 36 anni, ma continuò ad indossare i maglioni di lui perché avevano ancora addosso il suo profumo. Riteneva che la società non fosse più interessata ad una donna della sua età, ma nel 1981 disse a Barbara Walters di non aver mai davvero vissuto ‘come una donna’: “Ho vissuto come un uomo. Ho fatto il cazzo che volevo, e guadagnato abbastanza soldi per supportarmi, e non aver paura di restare da sola Sempre in quell’intervista dichiarò che tra ‘adorabile’ e ‘cretina’, avrebbe preferito essere ricordata con la seconda: è più sicuro.

Oggi Katharine Hepburn è seppellita presso il Cedar Hill Cemetery, in Conneticut, insieme alla sua famiglia. E la sua assistente.

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