Durante un intervento diffuso tramite il canale Telegram del Rospotrebnadzor, Popova ha cercato di tranquillizzare i cittadini russi, sostenendo che il paese, grazie ai suoi valori, sarebbe in grado di prevenire la diffusione del virus. “Sono fermamente convinta che l’Mpox non rappresenti una minaccia o un rischio di epidemia nel nostro Paese” ha affermato, aggiungendo che finora sono stati segnalati solo tre casi, senza specificare però il periodo di riferimento. “Non abbiamo permesso alcuna diffusione del virus“, ha concluso. Un chiaro attacco alla comunità LGBTQIA+, fondato sulla falsa convinzione che la malattia colpisca esclusivamente uomini gay e bisessuali.
Le modalità di trasmissione dell’Mpox (precedentemente denominato “vaiolo delle scimmie”) non lasciano in realtà spazio a interpretazioni legate a valori culturali o morali. Il virus si propaga attraverso contatti stretti e prolungati: dalle goccioline respiratorie, al contatto pelle a pelle, fino a rapporti sessuali e altre interazioni ravvicinate. Nessun “valore tradizionale” può quindi rappresentare una barriera protettiva contro una malattia che sfrutta l’interazione fisica per diffondersi.
Se è vero che l’epidemia del 2022 ha colpito in modo particolare la comunità degli uomini gay e bisessuali, l’Istituto Superiore di Sanità e altri enti sanitari hanno infatti chiarito che l’Mpox può contagiare chiunque abbia stretto contatto con una persona infetta, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Allora perché il virus è stato inizialmente associato alla comunità LGBTQIA+?
L’elemento chiave è legato al contesto di diffusione. Durante la prima epidemia in occidente, il virus ha colpito principalmente individui con più partner sessuali, una circostanza che ha facilitato la rapida propagazione all’interno di gruppi sociali più esposti.
Il 74% dei casi studiati nel 2022, infatti, ha dichiarato di aver avuto più di due partner sessuali nelle settimane precedenti l’insorgenza dei sintomi. Tuttavia, la diffusione all’interno della comunità gay e bisessuale sembra essere stata per lo più una coincidenza legata a specifici eventi a tematica LGBTQIA+ di rilevanza turistica, come il Gay Pride Festival a Maspalomas, nelle Isole Canarie, e il Darklands Fetish Festival in Belgio, che hanno contribuito all’accelerazione dei contagi. Il virus, tuttavia, era già presente in Europa prima di questi eventi, con casi sintomatici segnalati a Madrid già ad aprile 2022.
Le autorità sanitarie hanno inoltre sottolineato che il virus si diffonde principalmente attraverso contatti prolungati e stretti, in particolare lesioni nelle mucose, specialmente nella regione anogenitale. Questo meccanismo di trasmissione spiega la maggiore incidenza tra individui che hanno rapporti sessuali frequenti o molteplici partner, ma non giustifica l’associazione esclusiva con la comunità LGBTQIA+.
Il riferimento di Popova ai “valori tradizionali” della Russia non può essere compreso senza considerare il contesto politico e sociale del Paese, che negli ultimi anni ha visto una crescente pressione sulle comunità LGBTQ+. Il Cremlino ha sistematicamente rafforzato le restrizioni nei confronti di ciò che percepisce come una minaccia alla moralità pubblica, culminate con la decisione della Corte Suprema russa di etichettare il “movimento pubblico LGBT internazionale” come un’organizzazione estremista. Classificazione che ha aperto la strada a ulteriori repressioni legali contro la comunità LGBTQ+, consolidando il già presente clima di discriminazione e stigmatizzazione.
Sebbene il discorso ufficiale russo sembri strumentalizzare la questione dei “valori tradizionali” per promuovere una visione moralistica della prevenzione sanitaria, le dinamiche di diffusione del vaiolo delle scimmie sono però tutt’altro che influenzabili da fattori culturali. Il virus non discrimina: si diffonde ovunque vi siano le condizioni favorevoli.
