Vaiolo delle scimmie (Monkeypox), è un’epidemia – VIDEO: parla l’infettivologo

Sintomi dolorosi. Ricoveri ospedalieri. Isolamento. L'attività sessuale occasionale che favorisce il contagio e il profilattico insufficiente. Il Dr. Rossotti di Milano Checkpoint spiega tutto quello che devi sapere.

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Lo scorso Maggio 2022 abbiamo iniziato a darvi notizie sul Monkeypox (o vaiolo delle scimmie). La situazione del contagio è in peggioramento, quando scriviamo si registrano nella sola Milano 12 contagi esaminati al giorno, ma sono evidentemente la punta di un iceberg. Ora che abbiamo quasi due mesi di epidemia alle spalle, e dunque sappiamo qualcosa di più, abbiamo approfondito l’argomento con l’infettivologo Dottor Roberto Rossotti, che collabora con Milano Checkpoint.

Dottor Rossotti, cos’è il Monkeypox o vaiolo delle scimmie?

Il Monkeypox (MPX) è una zoonosi, cioè è un’infezione che è passata dagli animali all’uomo: si parla di vaiolo delle scimmie, ma, in realtà, il serbatoio naturale sono per lo più piccoli roditori. Non è un’infezione nuova: in alcune regioni dell’Africa è sempre stata presente, per questo abbiamo già a disposizione una terapia e dei vaccini. In passato ci sono già stati dei casi in Europa, ma erano sempre collegati a viaggiatori internazionali che rientravano dall’Africa centro-occidentale. La novità di quello che sta succedendo oggi è la diffusione autoctona, che non si è mai osservata in passato e che non ha quindi mai coinvolto un numero così importante di persone. Ormai sta circolando stabilmente nelle nostre città: il contatto con l’estero (Spagna e UK in primis) ormai ha perso di significato dato che i nuovi casi non hanno nessun tipo di collegamento con partner stranieri.

Quali sono i sintomi del Monkeypox (detto anche vaiolo delle scimmie)?

Ci si è molto focalizzati sulle lesioni cutanee ma i sintomi più caratteristici all’esordio sono febbre (talvolta anche molto alta) e un ingrossamento delle ghiandole (linfonodi) del collo, delle ascelle e soprattutto dell’inguine, che spesso sono dolenti al tatto. Le macchie sulla pelle sono variabili: per lo più sono vescicole che evolvono verso ulcere e croste. Il numero, le dimensioni e la localizzazione, però, possono variare: all’inizio, le manifestazioni della pelle vengono spesso scambiate per punture d’insetto, peli incarniti o semplici brufoli. Generalmente si concentrano nelle zone più esposte sessualmente (zona genitale, perianale o in bocca), ma, di nuovo, non c’è una regola “fissa” sul numero e sulla morfologia di queste lesioni.

Chi e come stabilisce che una persona sia contagiata?

Abbiamo dei test molto sensibili in biologia molecolare (PCR). La diagnosi viene fatta con un tampone sulla lesione cutanea e nell’orofaringe (dato che la saliva all’inizio dell’infezione presenta una concentrazione elevata di virus). Può essere cercato anche su sangue, urine e sperma, ma il significato clinico dell’isolamento in queste sedi non è ancora del tutto chiaro. Il tempo per avere il risultato è di circa 48 ore.

Se ho dei sintomi, cosa devo fare?

Bisogna rivolgersi quanto prima ad un ambulatorio per le infezioni a trasmissione sessuale. I sistemi sanitari sono regionali, quindi ogni area può essersi organizzata in maniera differente, ma questi ambulatori, cui ci si rivolge normalmente per i controlli di routine e per il trattamento delle eventuali infezioni a trasmissione sessuale, sono preparati a gestire questa diagnosi. A Milano, per esempio, tutti gli ambulatori di Malattie Infettive stanno garantendo un servizio ad accesso diretto (senza prenotazione e senza ricetta da parte del Medico di Medicina Generale) per la valutazione clinica e l’esecuzione dei test.

Quali sono i sintomi più gravi del Monkeypox (vaiolo delle scimmie)?

La febbre può essere molto alta e persistente, ma i sintomi più severi, che possono richiedere il ricovero, sono le localizzazioni mucose al cavo orale (che impediscono di mangiare e bere), al pene (per ostruzione meccanica del meato uretrale e conseguente impossibilità a urinare) o in zona anale/perianale (dove il dolore può essere violento). In letteratura viene riportata una mortalità dell’1% ma, al momento, in Europa non sono stati segnalati casi così gravi. A Milano il tasso di ospedalizzazione è stato attorno al 10%, proprio per queste problematiche mucose che hanno avuto necessità di un supporto medico maggiore, ma non abbiamo avuto complicanze letali.

Si può essere al contempo contagiati, contagiosi e asintomatici?

La letteratura scientifica non ha mai dimostrato, a differenza di quanto si osserva per COVID-19, che gli asintomatici siano contagiosi. Non sembra nemmeno che in fase prodromica, cioè prima dell’esordio dei sintomi, si sia contagiosi. Però, come detto prima, le lesioni cutanee vengono spesso confuse per altre problematiche, quindi è possibile fare sesso da malati, sottovalutando quelli che sembrano semplici foruncoli, ed essere contagiosi senza averne consapevolezza.

Che decorso ha la malattia?

Nella maggior parte dei casi le manifestazioni cutanee evolvono verso lesioni crostose, talvolta con un aspetto nerastro, e, nelle zone esposte sessualmente, possono essere molto dolenti, tanto da far fatica ad alimentarsi, a sedersi o a defecare. Con la caduta delle croste, si ricrea una cute integra, anche se, a livello genitale e perianale, possono rimanere cicatrici per un periodo più prolungato: sembra, però, che non siano lesioni permanenti, richiedono solo un tempo maggiore per rimarginarsi del tutto.

L’isolamento è consigliato o imposto?

E’ una malattia soggetta a notifica obbligatoria, cioè il medico deve necessariamente informare i sistemi pubblici di sorveglianza delle infezioni che attiveranno un processo di monitoraggio della persona con l’infezione confermata. L’isolamento sarebbe obbligatorio, anche se, a differenza di quanto avveniva con COVID, non sono previste sanzioni per chi non rispetta la quarantena. Però, esattamente come per i tempi del primo lockdown “duro”, in assenza di terapie e vaccini, l’unica strategia per contenimento dell’epidemia è la diagnosi precoce e il rispetto dell’isolamento. Altro strumento fondamentale è la partner notification, cioè avvisare i propri partner sessuali di essersi contagiati, di modo che possano stare all’erta di fronte a sintomi che potrebbero essere sottovalutati o confusi con altro. Il senso di appartenenza ad una comunità in questo momento è l’unica arma che abbiamo per fronteggiare l’epidemia.

Per quanto tempo bisogna restare in isolamento?

Si è contagiosi fino alla caduta delle croste. Generalmente, fra l’esordio dei sintomi e la caduta delle croste passano 15-20 giorni, quindi l’isolamento è decisamente più lungo rispetto a quanto siamo stati abituati a fare in questi ultimi mesi di pandemia COVID.

Una delle tante persone che ci ha contattati ci ha detto: se avessi saputo che c’è isolamento sarei stato più attento (si tratta di una persona che ha raccontato di aver fatto sesso occasionale con una persona sconosciuta e di aver associato a quell’episodio il successivo contagio): perché non si parla dell’isolamento conseguente al contagio? Forse sarebbe un buon deterrente, no?

Quando ci si presenta in ambulatorio per i test, informiamo gli utenti che siamo obbligati a fare la segnalazione del caso alle autorità sanitarie e che, se la diagnosi sarà confermata, loro saranno in isolamento fino alla guarigione. Purtroppo ho riscontrato l’atteggiamento opposto, ovvero il rifiuto a sottoporsi al test pur di non andare incontro all’isolamento col rischio, magari, di bruciarsi le vacanze. E’ importante spiegare che la diagnosi non serve solo al singolo, ma a tutta la popolazione, però non sempre riusciamo ad essere efficaci nella comunicazione.

Si assumono farmaci quando si hanno particolari sintomi?

Non abbiamo a disposizione in Italia degli antivirali: tecovirimat, l’unico farmaco con un’efficacia dimostrata contro il Monkeypox (MPX), può essere ottenuto solo con un processo lungo e complesso, per cui è utilizzabile solo nelle forme più severe per i pazienti ricoverati in ospedale. In tutti gli altri casi, la terapia si limita a paracetamolo per la febbre e antinfiammatori tipo l’ibuprofene.

Chi stabilisce la guarigione compiuta da Monkeypox?

L’isolamento formalmente viene sciolto con un certificato medico rilasciato dalla struttura che ha fatto la diagnosi di infezione, dopo aver verificato che le lesioni sono guarite e che le croste sono tutte cadute.

Come si può essere contagiati da Monkeypox (o vaiolo delle scimmie)?

Il virus per fortuna ha una bassa contagiosità: per trasmettersi, richiede un contatto stretto e prolungato in ambiente caldo e umido. Il sesso non è la via esclusiva per il passaggio, tutt’altro, ma è indubbio che rappresenti il prototipo perfetto che soddisfa questi criteri per la trasmissione. Nelle forme “tradizionali”, osservate in Africa, anche mediante altri contatti sociali (non sessuali ndr)  hanno dimostrato vie di trasmissione del virus ma, nell’attuale epidemia, non sono ancora stati descritti contagi che non siano avvenuti per via sessuale.

Se ho avuto contatto con una persona infetta, devo fare qualcosa?

Al momento, chi è venuto a contatto con un caso accertato di MPX non deve fare nulla, non sono raccomandati test negli asintomatici. Devono però controllarsi frequentemente la temperatura, eventualmente sentire se c’è un ingrossamento dei linfonodi prima ancora di eventuali manifestazioni cutanee. In caso di presenza di uno di questi sintomi bisogna rivolgersi ad un ambulatorio per le infezioni a trasmissione sessuale. L’incubazione può arrivare fino a 21 giorni, quindi questo monitoraggio dovrebbe durare per almeno 3 settimane dopo il rapporto sessuale con il partner che è poi risultato contagiato.

Si sviluppano anticorpi dopo il contagio? Si sa qualcosa su questo fronte?

Questo tipo di virus generalmente conferisce un’immunità protettiva e persistente; è la ragione per cui il vaiolo vero e proprio è stato eradicato negli anni Settanta: l’immunità da malattia e da vaccino era così efficiente da aver consentito la scomparsa della malattia. Non abbiamo ancora dati scientifici sull’epidemia in corso, ma è lecito aspettarsi che i contagiati sviluppino un’immunità protettiva.

Ci sono presupposti per una vaccinazione specifica?

Purtroppo l’Italia è in ritardo nell’accesso alla vaccinazione specifica, mentre altri paesi europei (Francia e Germania su tutti) hanno già cominciato o stanno cominciando in questi giorni le campagne di vaccinazione nelle popolazioni a maggior rischio. Da noi non è ancora noto quanti vaccini avremo, quando e per chi saranno disponibili. Va anche aggiunto che chi è stato vaccinato contro il vaiolo umano, quindi chi è nato fino alla prima metà degli anni Settanta, non ha un’immunità del tutto efficace contro Monkeypox (MPX), di conseguenza anche le fasce di età più adulte devono mantenere alta l’allerta.

È vero che c’è un’epidemia nella comunità maschile gay milanese?

I primi casi sono stati descritti a Roma ed erano per lo più d’importazione: casi isolati sono stati trovati in molte aree del paese, ma, al momento, la concentrazione maggiore si sta registrando nell’area metropolitana milanese. I numeri sono tali che consentono di usare il termine “epidemia” senza rischio di essere eccessivamente allarmisti: sono numeri ancora piccoli, ma in città viene diagnosticata almeno una dozzina di casi ogni giorno. L’infezione è stata inizialmente descritta come limitata alla popolazione omosessuale, mentre ora stanno emergendo casi anche nelle persone eterosessuali: insomma, è ormai un’infezione che riguarda tutte le persone che fanno sesso con partner occasionali. Se è vero che la comunità gay maschile ha generalmente un numero di partner occasionali maggiore rispetto alla controparte etero, è anche vero che ha una maggior attenzione verso la propria salute sessuale e ha una maggior consuetudine ad andare a farsi testare negli ambulatori per le infezioni a trasmissione sessuale, quindi sono più pronti a far emergere le diagnosi. Per altro, al momento non abbiamo evidenze forti che il condom abbia un effetto protettivo contro MPX.

 

Perché non se ne parla? C’è così paura di stigmatizzare la comunità gay, da mettere a rischio la salute delle persone? È un rebound di un eccesso di politicamente corretto?

Io temo sia esattamente il contrario: a metà maggio, tutti i giornali hanno pubblicato titoli allarmanti sulla nuova pandemia dovuta ad un virus trasmesso dagli animali, poi ci si è resi conto che riguardava solo gli omosessuali e la cosa ha perso interesse sui media generalisti. Se poi consideriamo che i casi sembrano ristretti ad una precisa area geografica, la malattia viene derubricata ad evento locale. Sembra di rivivere quanto successo nel 2017 con l’epidemia di epatite A, che ha Milano ha coinvolto più di 750 persone per lo più gay. Esattamente come nel 2017, le associazioni del terzo settore che si occupano di salute sessuale e di tutela della comunità LGBT* stanno facendo un lavoro importante di comunicazione e informazione, mentre da un punto di vista istituzionale c’è ancora scarsa attenzione. Per fortuna, adesso, dopo i Pride italiani ed europei, sta nascendo una percezione del rischio maggiore e se ne sta parlando più diffusamente, anche se, forse, siamo un po’ in ritardo e dobbiamo recuperare il tempo perduto.

(gf)

 

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Photo cover da The Economist – Courtesy of Science

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