Cosa sono davvero l’educazione affettiva e la tematica LGBTQIA+ nelle scuole

Un progetto attivo dal 2013 in Friuli-Venezia-Giulia per contrastare il bullismo omobitransfobico nelle scuole. Sorpresa: non è l'indottrinamento gender spauracchio usato dalle destre. Ne parliamo con Clelia Maria Dri, presidente di "A scuola per conoscerci".

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"A scuola per conoscerci" è il progetto di educazione sessuale e affettiva LGBTI nelle scuole attivo in Friuli dal 2013: scopriamo cos'è e perché la propaganda "anti-gender" della destra non sta in piedi.
5 min. di lettura

Indottrinamento gender”, “porcherie”: gli epiteti che gli esponenti dell’attuale governo utilizzano per descrivere l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole riflettono un pregiudizio strumentale, volto a creare confusione su ciò che davvero si promuove nelle aule italiane quando si parla di orientamento sessuale e identità di genere. 

Una narrativa, culminata negli scorsi giorni con la vergognosa risoluzione Sasso, proposta dalla Lega, contro la cosiddetta “teoria gender”, che dipinge un quadro fuorviante del lavoro di educatori, insegnanti e volontari. Ma la realtà è molto diversa. 

L’educazione affettiva e sessuale, come quella portata avanti in progetti quali il criticato Erasmus + DragTivism – fulcro della polemiche alla radice della risoluzionenon ha infatti nulla a che vedere con imposizioni ideologiche.

Al contrario, è un approccio inclusivo che mira a costruire ambienti scolastici dove ogni bambin* e adolescente possa sentirsi davvero al sicuro. Ne è un esempio il progetto “A scuola per conoscerci”, promosso dall’omonima ODV in Friuli, in collaborazione con esperti e volontari. Il suo obiettivo principale è quello di contrastare il bullismo omofobico e transfobico, eradicando i pregiudizi che ancora oggi alimentano le discriminazioni.

Spiega Clelia Maria Dri, presidente dell’associazione:

La nostra missione è prevenire il bullismo omolesbobitransfobico. Non interveniamo nelle classi che ci vengono segnalate perché c’è già un caso di bullismo in corso, ma operiamo per prevenirlo, dialogando con tutte le classi delle scuole che decidono di partecipare. Il nostro scopo non è solo fornire informazioni, ma costruire consapevolezza e rispetto verso le differenze, rompendo gli stereotipi che spesso portano a forme di discriminazione, violenza e isolamento sociale. È un lavoro delicato e lungo, ma sappiamo che ha un impatto profondo, anche, ad esempio, sulla dispersione scolastica”.

Uno dei risultati più importanti dell’iniziativa è infatti la creazione di un ambiente sicuro per tutt*, non solo per gli studenti LGBTQIA+, poiché – come spiega Clelia – è dal rispetto verso l’altr* che si gettano le basi per una convivenza più armoniosa a 360°. 

“L’obiettivo a lungo termine è migliorare l’atmosfera generale nelle scuole. Anche chi non si identifica come LGBTQIA+ ne trae beneficio, imparando a sviluppare empatia e a comprendere meglio chi lo circonda. È anche uno strumento di crescita per gli studenti, che acquisiscono competenze sociali e relazionali che li aiuteranno per tutta la vita”. 

Educazione sessuale e affettiva a tematica LGBTI: "A scuola per conoscerci" - progetto attivo in Friuli dal 2013
Educazione sessuale e affettiva a tematica LGBTI: “A scuola per conoscerci” – progetto attivo in Friuli dal 2013

Secondo il rapporto pubblicato da UNAR nel 2014, circa uno studente su quattro appartenente alla comunità LGBTQIA+ ha dichiarato di aver subito discriminazioni legate alla propria identità di genere o orientamento sessuale. Una statistica drammatica, che nel 2023 trova conferma in uno studio condotto da Arcigay: circa il 70% degli studenti LGBTQIA+ ha subito episodi di bullismo a scuola. 

“La violenza, sia essa verbale o fisica, lascia cicatrici profonde, soprattutto nei giovani. Crea un ambiente scolastico che diventa insostenibile per chi viene costantemente marginalizzato, portando non solo a un abbassamento del rendimento scolastico, ma anche a un aumento della dispersione scolastica. Questi ragazzi e ragazze si sentono soli, non compresi, e spesso non trovano figure di riferimento in grado di aiutarli. 

Eppure, non tutti apprezzano il prezioso lavoro svolto e, anzi, in molti casi, il progetto è stato oggetto di critiche e tentativi di boicottaggio.

“Abbiamo da una parte famiglie molto interessate al progetto, che vogliono introdurlo nelle scuole o difenderlo quando è già presente, mentre altre cercano di ostacolarci in tutti i modi possibili. Ci sono famiglie che vedono nell’educazione affettiva una minaccia, alimentate dalla narrazione politica di chi demonizza il nostro lavoro, mentre altre capiscono l’importanza di parlare di questi temi e di educare i ragazzi al rispetto delle differenze”. 

Gli attacchi non provengono però solo da alcune famiglie. Come spesso accade, lo sbarramento arriva in primis dalle istituzioni. 

“Quando la giunta leghista di Fedriga si è insediata in Friuli Venezia Giulia nel 2018, una delle prime risoluzioni è stata quella di cancellare i finanziamenti regionali che avevamo ricevuto per due anni. Quello è stato un segnale molto chiaro: questa giunta voleva soffocare il progetto. Ma non ci siamo fermati. Abbiamo cercato altre fonti di finanziamento e siamo riusciti a portare avanti il nostro lavoro, anche se con molte più difficoltà” .

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Le opposizioni non sono una novità per chi lavora in questo settore.

Negli ultimi quindici anni, abbiamo visto vari tentativi di bloccare il nostro lavoro. Sia l’allora assessora Zilli, e l’attuale sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, provarono a fermare il progetto, accusandoci di promuovere la cosiddetta ‘teoria gender’ nelle scuole. Non ci riuscirono, ma è chiaro che oggi, con la risoluzione Sasso, siamo di fronte a un attacco molto simile, solo che questa volta è passato”. 

Nonostante le difficoltà politiche, il progetto continua a espandersi. Nato nel 2009, ha raggiunto oltre 11.000 studenti di più di 30 scuole medie e superiori in Friuli Venezia Giulia, ottenendo anche il supporto di enti locali e delle aziende sanitarie della regione.

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha finanziato il progetto in più occasioni, riconoscendone il valore e l’importanza a livello sociale e formativo. Tra il 2013 e il 2016 – giunta Serracchiani di centro-sinistra – è stato classificato come “Progetto speciale” dalla Regione – prima dell’insediamento di amministrazioni ostili.

educazione sessuale affettiva LGBTI nelle scuole
“A scuola per conoscerci” è il progetto di educazione sessuale e affettiva LGBTI nelle scuole attivo in Friuli dal 2013: scopriamo cos’è e perché la propaganda “anti-gender” della destra non sta in piedi.

Il lavoro svolto non è passato inosservato nemmeno a livello nazionale. Nel 2010, l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa, conferendogli poi nel 2011 una medaglia di bronzo come premio di rappresentanza per riconoscerne l’alto valore educativo. 

Quale forma prenderebbe quindi questo fantomatico indottrinamento gender, sul quale l’ultradestra si spende in lunghi sproloqui? L’approccio di educator* e volontari* è davvero così subdolo e manipolatorio come viene descritto? In realtà, è ben lontano dalle caricature propagandistiche dell’ultradestra. 

Come ci spiega Clelia, “A scuola per conoscerci” adotta un approccio articolato in incontri informali e aperti con classi e studenti. Il format prevede due incontri di due ore ciascuno: il primo dedicato all’introduzione dei concetti chiave con un’esperta psicologa – sesso assegnato alla nascita, identità di genere, orientamento sessuale – e il secondo volto a creare un dialogo diretto tra l* student* e l* volontari* LGBTQIA+, a partire dai loro vissuti. 

Durante il primo incontro, la psicologa specializzata introduce i concetti base che spesso sono fraintesi, come la differenza tra sesso assegnato alla nascita e genere, o tra orientamento affettivo e ruoli di genere. Il secondo incontro, invece, è un vero e proprio spazio sicuro. I volontari rispondono alle domande degli studenti, che spesso hanno dubbi e curiosità che non osano esprimere altrove. È un momento di confronto reale, in cui la teoria diventa pratica e i ragazzi capiscono che dietro questi temi ci sono persone in carne e ossa, con esperienze e storie simili alle loro”.

Una semplice “lezione” diventa così molto più concreta e impattante.

Spesso gli studenti chiedono cose come: ‘Hai fatto coming out con la tua famiglia?’ oppure ‘Hai mai subito discriminazioni sul lavoro?’ Queste domande riflettono la loro curiosità e, a volte, le loro paure. Vedere persone reali che vivono queste esperienze li aiuta a comprendere meglio e a superare i pregiudizi che possono aver interiorizzato”.

Il lavoro di “A scuola per conoscerci” non si ferma però con gli incontri.

Monitoriamo le scuole anche dopo il nostro intervento, cercando di capire se ci sono stati cambiamenti nel comportamento degli studenti, se l’atmosfera generale è migliorata, perché il nostro lavoro è quello di educare alla cittadinanza, alla convivenza pacifica, al rispetto reciproco. Vogliamo che i ragazzi capiscano che tutti hanno diritto di esprimere se stessi, senza paura di essere giudicati o emarginati”. 

© Riproduzione riservata.

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Johnwhite 20.9.24 - 14:42

In questo articolo si da di fatto una personale interpretazione a cosa sia l'ideologia gender: sesso e genere sono due cose diverse. Come mai non si è mai risposto direttamente a questa domanda? Si ha paura delle conseguenze o non si capisce che dirlo è sessismo? Cosa dovrebbe scrivere una donna mascolina che indossa i pantaloni e un uomo femminile con i capelli lunghi alla voce genere? L'unica verità è che si sta evitando il confronto nei luoghi appropriati per valide ragioni.