Oggi condannato per una serie di reati legati al terrorismo, Alan Edward, 54enne ex giornalista scozzese, aveva accumulato un vero e proprio arsenale con l’intento di pianificare un attacco contro la comunità LGBTQIA+ di Falkirk, in Scozia.
L’uomo, che godeva di una discreta notorietà sui social media con quasi 28.000 follower su Instagram, aveva reso più volte pubbliche le sue ideologie estremiste, glorificando Adolf Hitler, negando l’Olocausto e incitando alla violenza contro le minoranze.
Non più confinata al mondo digitale, la sua ossessione si era però poi tradotta in azioni concrete: Edward aveva infatti raccolto un impressionante assortimento di armi, tra cui una balestra con mirino telescopico, coltelli decorati con simboli nazisti, un tomahawk, una spada da samurai, una pistola stordente e una pistola ad aria compressa, modellata sulla celebre Walther PPK di James Bond.
Nel tentativo di organizzare l’attentato, Edward si è però tradito, confidandosi con un complice, identificato come “Pello”, tramite una serie di messaggi su WhatsApp. In conversazioni descritte dall’accusa come “incredibilmente sinistre”, Edward esprimeva con chiarezza le sue intenzioni violente e il suo odio viscerale nei confronti degli omosessuali e delle persone transgender. In uno dei messaggi, l’uomo scriveva: “È arrivato il momento di dare la caccia a quei fro*i e di sconfiggerli“, aggiungendo che era pronto a uccidere chiunque frequentasse “Il loro piccolo club gay“.
Le prove presentate in tribunale hanno delineato un quadro inequivocabile del coinvolgimento di Edward in attività di incitamento al terrorismo e nella diffusione di propaganda neonazista. Sul suo computer sono stati trovati scritti e contenuti che facevano riferimento a figure come Anders Breivik, il terrorista responsabile della strage di Utøya, che Edward chiamava “San Anders”. Attraverso i suoi post sui social media, l’ex giornalista promuoveva costantemente l’odio razziale e antisemita, arrivando persino a condividere un video di una manifestazione del gruppo neonazista National Action, bandito nel Regno Unito nel 2016.
Durante il processo, la giuria ha esaminato una serie di pubblicazioni online in cui Edward incitava apertamente alla violenza, denigrava le minoranze e diffondeva teorie complottistiche su ebrei, persone di colore e la comunità LGBTQIA+. Meme offensivi sulla morte di George Floyd, esternazioni violente e razziste e manifestazioni di omofobia estrema erano una costante nei suoi post. Nonostante la schiacciante evidenza a suo carico, Edward ha negato tutte le accuse, sostenendo di aver accumulato armi solo per “attività all’aperto” e di essere un semplice collezionista, senza alcuna intenzione di utilizzarle a fini terroristici.
Quando interrogato sui suoi messaggi, in cui incitava all’uccisione di persone transgender, Edward ha risposto con cinismo: “Con un tasso di suicidio dell’80%, perché preoccuparsi?“. Va chiarito che il tasso di suicidi tra le persone trans è significativamente inferiore all’80%, e che nessuno studio autorevole e peer reviewed conferma tale statistica.
Una risposta che ha rispecchiato l’atteggiamento di fredda indifferenza mantenuto per tutta la durata del processo. Alla fine, il verdetto della giuria è stato di colpevolezza su quattro capi d’accusa ai sensi del Terrorism Act tra cui l’incitamento a sostenere un’organizzazione proscritta e il possesso di armi destinate a preparare atti terroristici.
Ora, Alan Edward attende la sentenza definitiva, prevista per il 21 ottobre presso l’Alta Corte di Edimburgo. Fino ad allora rimarrà in custodia cautelare. Nel frattempo, il giudice Fiona Tait ha richiesto una valutazione per un ordine di prevenzione dei reati gravi (Serious Crime Prevention Order, SCPO), che imporrebbe un controllo continuo su Edward anche dopo il suo eventuale rilascio.
