È stato presentata a Roma al teatro Manzoni, all’interno della rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea “In Altre Parole” ideata da Pino Tierno, Confini – Borders, piece teatrale di Nimrod Danishman, regista, drammaturgo e insegnante di recitazione israeliano che ha accompagnato a Roma la sua creatura.
Ad occuparsi dell’adattamento italiano Maddalena Schiavo e il regista Enrico Maria Lamanna, con in scena gli attori Daniele Alan-Carter e Claudio Cammisa.
Borders – Confini, la trama
Borders – Confini racconta la storia di Boaz e George, due ragazzi che si conoscono su Grindr. Il primo è israeliano e il secondo è libanese. Sono entrambi attratti l’uno dall’altro ma vivono in due paesi nemici, separati da una recinzione sulla linea di confine. Nonostante l’impossibilità della relazione i due continuano a parlare in chat e decidono di incontrarsi a Berlino, “un’isola di pace” in un mondo di guerre. Tuttavia, la tensione tra i due paesi si accende ed entrambi sono costretti a prendere delle decisioni difficili.
Borders è una pièce virtuale su due ragazzi che non avrebbero mai dovuto incontrarsi e che cercano di instaurare una relazione intima contro ogni previsione. Sedici conversazioni virtuali, tra schermi, parole scritte, emoji e GIF, che attraversano la diversità di culture, la politica e la guerra. Una relazione che esiste in un’area liminale, sul confine, che si trasforma da linea di demarcazione tra due paesi in punto di incontro.
Chi è Nimrod Danishman?
Nimrod Danishman è un regista, drammaturgo e insegnante di recitazione israeliano. Laureato con lode in regia e insegnamento teatrale al Seminar Hakibbutzim College, Nimrod ha co-fondato a Tel Aviv il teatro LGBTQ+ Hameshulash, di cui è direttore artistico, insegna recitazione presso la scuola di recitazione Goodman del Negev, ha ricevuto il Premio Shulamit Aloni (2021) ed è stato nominato per il Premio Drammaturgo al Golden Hedgehog (2019) e al New York Summer Fest (2019). Le sue opere comprendono A Last Night in Rome, Borders, More Than That We Are Not (Teatro Hameshulash), Dangerous Material, Woman to Woman, Dracula or Twilight (Tzavta), For Real (Tmnua), For the Truth (Teatro di Jaffa), The Child’s Dream, Romeo e Giulietta, The Twentieth Night (Scuola di Recitazione Goodman nel Negev).
Borders, le origini della pièce
Arrivato a Roma grazie anche all’ambasciata israeliana che ha organizzato un incontro ad hoc con la stampa, Danishman ha ricordato come il suo spettacolo sia già stato adattato a Londra, New York e Berlino, ma è proprio con la versione italiana che ha visto maggiori similitudini rispetto all’originale israeliana.
“Mi sono sentito a casa. Uno dei due attori originali di Borders è israeliano, l’altro è israeliano-palestinese. Questo significa che è palestinese ma vive in Israele con una carta d’identità israeliana”, ha precisato Nimrod. “Un mese dopo il 7 ottobre mi ha chiamato e mi ha chiesto di vederci per un caffè. Eravamo tutti scioccati dal massacro del 7 ottobre e dalla guerra iniziata subito dopo. La prima cosa che mi ha detto è stata “ti chiedo scusa”. E io gli ho risposto, “per cosa? Hai ucciso qualcuno, stuprato qualcuno?”. “No, chiedo scusa per la mia gente”, ha insistito lui. Gli ho risposto “non è il tuo popolo, tu non hai fatto niente, così come io non ho fatto niente. Siamo due popoli che vivono in questa regione, noi facciamo arte, abbiamo tanto in comune e l’unica cosa che vogliamo fare è arte. Non possiamo chiedere scusa per qualcosa che non abbiamo fatto. Se si vive in altri Paesi è molto difficile capire quanto esistano solo due popolazioni che vogliono vivere in pace. A loro non importa di Hamas, del governo di Israele, vogliono solo vivere la loro vita. Questo racconta il mio spettacolo, di persone che vogliono vivere vite normale in un luogo dove niente è normale”.
Border è nato da un’esperienza direttamente vissuta da Danishman.
“Sono nato nel nord di Israele, al confine con il sud del Libano. Non è come un confine europeo, in Medio Oriente i confini sono più rigidi. Per tutta la vita ho guardato dalla finestra il panorama libanese, che sembrava uguale al nostro, ma sapevo che dall’altro lato c’erano i nemici che volevano ucciderci. Questo mi avevano insegnato. Ho sempre pensato a cosa sarebbe potuto succedere se avessimo potuto prendere un bus per andare in altri Paesi del Medio Oriente. Una volta ho chattato con un ragazzo libanese tramite Grindr e abbiamo parlato per 24 ore, capendo quanto avessimo in comune, perché eravamo due ragazzi gay che vivono in Medio Oriente. All’improvviso capisci che quelli che pensavi volessero ucciderti sono invece come te. Non ci siamo mai conosciuti dal vivo, Border immagina quello che sarebbe successo se la conversazione fosse proseguita. Grazie a questo spettacolo ho fondato il mio teatro LGBTQIA+ Tel Aviv, per portare storie LGBTQIA+ nella cultura israeliana. In Israele c’è sì una cultura molto conservatrice ma Tel Aviv è una delle città più friendly al mondo. L’essenza di Israele è proprio questa: da una parte la parte conservatrice di Gerusalemme, dall’altra quella liberale di Tel Aviv”. “La cultura deve rimanere spazio libero in cui parlare di tutto e con tutti, la cultura è una pausa da quanto viviamo in ambito politico. Io ho scelto di fare attivismo tramite l’arte”. “La mia missione è costruire, non distruggere. Ci sono tantissimi motivi per non avere speranze in questo momento, ma senza speranze non potrei alzarmi la mattina”.
Da mesi Danishman fa volontariato in un rifugio per la comunità LGBQIA+, a Tel Aviv. Su 20 persone in fuga dall’omotransfobia, 15 sono palestinesi. “Possiamo correggere il modo con l’arte, non bisogna boicottarla”, ha concluso Nimrod.
Confini, l’adattamento italiano di Borders

Enrico Maria Lamanna, regista dell’adattamento italiano di Borders – Confine, ha aggiunto: “Al di là della politica, delle posizioni, noi siamo artisti, raccontiamo, non prendiamo posizioni. La cosa meravigliosa di questo testo è che è universale, potevano essere un uomo e una donna, un’anziana e un anziano, due uomini o due donne. Questo testo parla di amore, che è al di sopra di tutto, della politica, della vita. Finché non ci sarà pace non ci sarà il vero amore”.
Dopo l’anteprima romana al Teatro Manzoni, Border – Confine dovrebbe arrivare anche a Milano, prossimamente.








