Grande emozione a The Voice Kids ieri sera su Rai 1 per Gabriel, 12 anni (VIDEO!), che ha emozionato il pubblico con il suo talento e la sua storia: il ragazzino vive a Genova con il fratello gemello Davide e i suoi due papà, Carlo ed Estaban. Una famiglia arcobaleno che sfida i pregiudizi di un’Italia che per legge perseguita e non riconosce la loro esistenza:
“Nella nostra famiglia c’è una sola regola: sognare in grande”
Durante la puntata, Antonella Clerici ha accolto la sua storia con rispetto e naturalezza, scherzando con i due papà e regalando al pubblico un raro momento di inclusività su Rai 1 di TeleMeloni.
Un siparietto di normalizzazione, come a coprire le colpe di un paese. Tutto bello, tutto necessario, ma per nulla sufficiente. Vi ricordiamo infatti che il combinato disposto “GPA reato universale” associato alla “cancellazione all’anagrafe di genitori di figli di coppie omosessuali” non permette oggi che ci siano altri Gabriel.
A The Voice Kids Gabriel ha cantato “Let it be” dei Beatles: finale per lui e messaggio potente che si infila nei tinelli, nei salotti, tra nonni, zie, genitori, bambini, cani, gatti e pappagallini. Fantastico.
Tuttavia occorre ricordare che questo paese sta cancellando molti papà dai certificati di nascita di molti bambini figli di due padri e di due madri, e questo grazie alla famosa “Circolare Piantedosi” con la quale dal dicembre 2022 il Governo Meloni – con quella che Alessandro Zan senza mezzi termini definì una vigliaccata – ha sollecitato sindaci, procure e tribunali a disconoscere le famiglie omogenitoriali e a rendere questi ragazzi, questi bambini, orfani per decreto.
Mentre si esibiva sulle note di Let It Be dei Beatles, Gabriel non ha dunque guadagnato semplicemente un posto in finale, grazie a Loredana Bertè, una delle giudici dello talento-show, ma ha dato voce a una realtà che, raccontata sulla rete ammiraglia della Rai nell’orario di punta, va oltre la musica e porta nelle case del popolo, nei cuori della nazione la nuova realtà di quelle famiglie perseguitate dal Governo Meloni.
Molti ragazzi come Gabriel in Italia, cioè ragazzi figli di due papà, potrebbero essere nati da gestazione per altri: e quindi sono, secondo la legge che rende la GPA reato universale, figli del reato globale (sì, fa tanto ridere e anche piangere, ogni volta che occorre scrivere questa cosa). Si tratta di esseri umani che incarnano il reato per questo governo.
È cosa normale che una storia come quella di Gabriel non sia censurata sulla tv pubblica pagata dai contribuenti, e ci mancherebbe. Il punto è che non bastano le storie strappalacrime sdolcinate su Rai 1 – che sono importanti, sia chiaro -: il punto è che è vergognoso perseguitare le famiglie omogenitoriali e la comunità LGBTIAQ+ con leggi di cancellazione e censura (vedi cosa sta succedendo all’Università di Sassari con l’aggressione del Governo ai danni di un corso di teorie queer). E sarebbe stato fantastico se ieri sera su Rai 1 qualcuno l’avesse detto, ma va bene già così.
The Voice Kids è prodotto da Fremantles (applausi!), e viene registrato negli studi Rai di Via Mecenate a Milano, dove Antonella Clerici è di casa da sempre (qui registra anche “È sempre mezzogiorno”, che ha sostituito la storica e analoga “Prova del cuoco”).
L’inno di Gabriel: un canto di speranza in un’Italia che fatica a riconoscersi
L’aria di un sogno, dolce e inarrestabile, si è levata ieri sera a The Voice Kids su Rai 1. Gabriel, dodici anni appena, con il viso illuminato dalla speranza e il cuore palpitante di musica, ha dato voce a qualcosa di più grande di lui: non solo talento, ma una storia, una famiglia, un’identità che resiste ai venti contrari di un paese ancora in balia delle sue pulsioni reazionarie. Gabriel oggi esiste. Ma altri Gabriel non ci saranno mai più in Italia, se le norme resteranno quelle instaurate dal regime di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
La casa dei sogni
Genova, la città che ha dato a Gabriel il suo sguardo aperto sul mare e il desiderio di oltrepassare ogni confine, è il luogo che chiama casa. Lì, tra le mura di un affetto speciale, crescono lui e suo fratello gemello, sotto lo sguardo amorevole di due padri. “Io amo cantare e ballare, mio fratello invece preferisce il calcio,” ha detto il ragazzino, con quella naturalezza che i bambini portano come fosse un messaggio d’amore per il mondo. E poi, quasi come una dichiarazione di guerra a ogni pregiudizio: “Nella nostra famiglia c’è una sola regola: sognare in grande.”
I due papà Esteban e Michele già in uno show
La coppia di papà aveva già portato la propria famiglia in uno show. Era successo con “Casa a Prima Vista“. Nel video apprendiamo che i due stanno insieme da 17 anni, si sono conosciuti “su una pista da ballo”. Michele è un commercialista, Esteban un organizzatore di mostre d’arte. I due all’epoca parlarono di un “progetto familiare“. Dice Michele: “Tutto è nato piano piano con l’amore che insieme abbiamo coltivato“.
Da #CasaAPrimaVista a #TheVoiceKids. ⬇️ pic.twitter.com/0xLC8al0eT
— Kαrloѕ X. (@karlitos_x) November 29, 2024
Il palco come spazio sacro
Luci, applausi, il brusio che si spegne quando la prima nota rompe il silenzio. Gabriel canta Let It Be, e ogni sillaba sembra levitare, sfidando il peso di un paese che per legge fatica a riconoscere la bellezza nella diversità, ma che nella realtà della vita quotidiana è pronto ad accogliere ogni storia come propria. Accanto a lui, i due papà sorridono. Uno pugliese, l’altro portoricano, uniti non solo dall’amore per i loro figli, ma da una determinazione feroce a difendere il diritto di esistere come famiglia.
Antonella Clerici e la magia della normalità
In un’Italia percorsa dai toni accesi del dibattito politico, la conduttrice Antonella Clerici si è distinta per un gesto apparentemente semplice, eppure rivoluzionario nella sua quieta compostezza: trattare Gabriel e la sua famiglia con assoluta normalità. Niente domande invadenti, niente curiosità morbose, solo un sorriso e una battuta che ha sciolto ogni tensione:
“Chi è il papà pugliese e chi il papà portoricano? Non è che uno di voi è svedese?”
E così, in una serata di prime luci, Rai1 ha offerto un frammento di ciò che l’Italia potrebbe essere: un luogo dove l’amore non conosce aggettivi o barriere. Ricordandovi tuttavia che non ci saranno altri Gabriel, perché sarebbero reati perseguitati in tutto il globo terracqueo.
Un arcobaleno nella tempesta
Non si può ignorare il contesto. Questo non è solo un momento televisivo, ma un atto di resistenza in quella che molti definiscono l’era TeleMeloni, dove il rifiuto dell’altro è spesso mascherato da retoriche di difesa della tradizione. La storia di Gabriel, resa visibile al grande pubblico, diventa un canto libero, un inno di speranza che si alza contro il silenzio imposto alle famiglie come la sua. Sarebbe invece ora di smetterla di fare norme e leggi fascio-ungheresi. Qualcuno in Rai resiste. Appuntamento a Venerdì 20 Dicembre per la finale.


