Da Odissea Lgbt+ a soap-opera, il pellegrinaggio della comunità di credenti arcobaleno dell’associazione La Tenda di Gionata finalmente si farà! Finalmente è un avverbio che pure il presidente della storica associazione che si occupa dell’accompagnamento spirituale delle persone Lgbt+, Innocenzo Pontillo, si riserva di usare, preferendo la prudenza. Questo perché, nel giro di una settimana, l’evento pubblicato online e salutato come un Giubileo Lgtbt+ che Giubileo non è mai stato, dopo aver scaldato gli animi dei più conservatori e scandalizzato il perbenismo bigotto, è stato cancellato dal sito ufficiale, senza che agli organizzatori venisse addotta una motivazione che ne giustificasse il ban web.
Con un colpo di click, infatti, il pellegrinaggio promosso da La Tenda di Gionata, previsto per il 6 settembre 2025, era stato cancellato dal sito, dove appariva in calendario insieme al pellegrinaggio di altre diocesi. Sulla pagina dedicata all’evento, come dimostra il link al sito che riportava il nome dell’associazione, appariva la dicitura: 404 Page not found. Subito i più conservatori hanno esultato. L’ex senatore Simone Pillon, in una controversa puntata del programma di Radio1 Giù la maschera, si è spinto oltre: «Da sempre il Giubileo è un’occasione per i peccatori di fare in pace con Dio […]. Qui si è riservato un evento alle persone Lgbt […]. Allora però mi chiedo: perché non facciamo un Giubileo dei poligami con una giornata dedicata?» si è domandato provocatoriamente, cavalcando la tesi dell’inesistente ideologia gender: «Io sono il primo dei peccatori. Ma qui si sta aprendo a un’ideologia», aggiungendo: «Mi auguro che non sia più una giornata dedicata alle associazioni Lgbt+, ma sia una giornata dedicata a tutti coloro che vivono in una situazione di peccato legato alla violazione del sesto comandamento».
Un desiderio che rimarrà inesaudito per Pillon, visto che a oggi il pellegrinaggio dell’associazione La Tenda di Gionata (e altre associazioni, presumibilmente arcobaleno), è stato confermato nella data del 6 settembre prossimo. L’evento è coerente con la linea del pontificato di papa Francesco, il primo che – va detto – ha rotto il tabù delle persone credenti cosiddette omosessuali con la storica frase: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». È vero che una rondine non fa primavera, e alle parole friendly del papa si sono susseguiti svariati suoi inciampi, come il commento sulla «fro***ggine» nei seminari dello scorso maggio. Ma è altrettanto giusto constatare che, negli anni del suo pontificato, la pastorale verso le persone credenti arcobaleno è stata portata avanti anche dentro la chiesa, come dimostrano le iniziative coordinate dal gesuita Pino Piva, esperto di percorsi di accompagnamento pastorale con le persone omosessuali.
Eppure, tutto questo non basta per placare le discussioni dentro e fuori il Vaticano sul legittimo spazio rivendicato dalle persone credenti queer. Il 2024 si è aperto, infatti, con i peggiori auspici: la benedizione delle coppie Lgbt+ prevista dalla dichiarazione Fiducia supplicans, pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della Fede, nel dicembre 2023, è stata corretta e de facto riveduta nel gennaio seguente, dopo le critiche di alcuni vescovi. Non è bastata la levata di scudi di teologi e anche sacerdoti. Dopo quest’ultima giravolta, ci aspettiamo altri colpi di scena in questa soap-opera vaticana.
