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A neanche ventiquattr’ore dall’inizio del 2025, il nuovo anno si è già macchiato d’odio. Roma, quartiere Malatesta, notte di Capodanno: è l’una quando Stephano e Matteo, una giovane coppia, vengono brutalmente aggrediti. Camminavano mano nella mano, di ritorno dai festeggiamenti, quando un gruppo di ragazzini affacciati al primo piano di un appartamento inizia a coprirli di insulti.
Non era la prima volta nella serata: già prima del brindisi di mezzanotte, la stessa banda li aveva presi di mira. Ma questa volta il clima si fa più pesante. Gli insulti diventano minacce, la rabbia si trasforma in azione. Quando Stephano e Matteo provano a dialogare per smorzare la tensione, il branco scende in strada. Dieci contro due. E l’incubo si consuma.
È Stephano a subire la parte più feroce dell’attacco. Al grido di “Fr*cio di m*rda”, lo colpiscono con calci e pugni, senza tregua, per quindici lunghi minuti. Matteo, disperato, tenta di registrare la scena con il telefono, nella speranza di fermare l’aggressione. Ma il gesto scatena ulteriormente i violenti, che lo accerchiano, lo minacciano di morte e lo costringono a cancellare il video. Alla fine, i loro aguzzini si dileguano, rientrando nell’appartamento da cui tutto era iniziato.
Feriti e sotto shock, Stephano e Matteo si dirigono autonomamente al Pronto Soccorso. Nella notte di Capodanno, nessuna ambulanza era disponibile. La diagnosi per Stephano è pesante: trauma cranico, naso rotto, volto tumefatto. Una prognosi di 25 giorni, accompagnata da un trauma psicologico ancora più profondo.
“Quello che mi fa più male è accorgermi che, da ieri, sto inconsciamente allontanando il mio ragazzo. Ogni volta che prova a prendermi per mano o ad abbracciarmi, il mio corpo reagisce da solo, si ritrae – racconta Stephano a Gay.it Non riesco a uscire di casa. Avevo già superato tanti traumi, ci ero riuscito. E ora devo ricominciare da capo: affrontare di nuovo la paura di uscire, di stare tra la gente. E onestamente, non so nemmeno se riuscirò a tornare la persona che ero“.
La coppia ha scelto di sporgere denuncia, supportata da Gaynet: sarà facile risalire all’identità degli aggressori una volta individuato l’appartamento da cui sono sbucati. Ma intanto, la reazione della comunità non si è fatta attendere. Le istituzioni locali sono state informate e hanno promesso interventi immediati. Intanto, le associazioni LGBTQIA+ si stanno mobilitando: sabato 4 gennaio alle ore 17:00 è previsto un presidio in zona Malatesta, un momento per dire basta all’odio, alla violenza, all’intolleranza.
“Voglio esserci, voglio essere presente – dichiara ancora, determinato, Stephano – Non voglio che nessuno pensi che abbiano vinto, perché non hanno vinto. Non mi hanno distrutto, non in quel senso. Io sono ancora qui, ce la posso fare. Devo essere l’ultimo. Nessun altro deve subire quello che ho subito io. Nessuno deve vivere con questa paura. La paura non dovrebbe mai nascere dal semplice essere se stessi, né diventare una scusa per giustificare violenza o odio”.
“Quello che è successo a Sthepano – commenta Rosario Coco, Presidente di Gaynet – è il risultato di tutte quelle leggi di uguaglianza che ancora non ci sono, visto che l’Italia registra un vergognoso 36° posto sulla parità LGBTQIA+ nella Rainbow Map di ILGA Europe, nonché della peggiore maggioranza parlamentare sui diritti civili che l’Italia ricordi, dal disastro nei consultori alla persecuzione di famiglie arcobaleno e persone trans. Oltre alle classiche lacrime di coccodrillo, chi avrà il coraggio in Parlamento di ammettere le proprie responsabilità? come aver agitato la bufala del gender per anni bloccando qualunque tipo educazione a diversità e rispetto nelle scuole, aver applaudito all’affossamento della legge contro l’omolesbobitransfobia, aver attaccato i Pride o essersi schierati con Orban in Europa. La solidarietà non basta più e per ammettere di aver sbagliato, o di non aver fatto abbastanza, non è mai troppo tardi“.


Tutta la mia solidarietà ai due ragazzi. In questo Paese, c'é ancora molto da fare!!!