La storia di un amore casalingo in vestaglia e calzini, ambientato durante la visione del Festival di Sanremo. Romina Falconi pubblica a sorpresa Ti saluta questo canto (Freak&Chic /ADA Music Italia), frizzante brano pop-dance, omaggio alla kermesse di cui lei stessa è fan sfegatata, tanto da aver rosicato come non mai per il fatto di aver persi l’edizione 2007, da spettatrice, perché quell’anno era in gara tra i “Giovani”.
Abbiamo intercettato Romina Falconi per tenere a battesimo il pezzo, una parentesi estemporanea in attesa di ascoltare l’album Rottincuore il cui viaggio è ormai giunto alla fine dopo un lavoro estenuante che nemmeno la tela di Penelope. “Manca l’ultimo mix, sono felicissima” ci ha confermato a tal proposito. “È stata tosta, le canzoni di base sono pop ma volevo sonorità che non si trovano in giro, quindi mi sono dovuta scervellare e ho fatto tanti tentativi. Ci ho perso il sonno“.
Tra un mese la cantautrice, come tutti noi, perderà altro sonno davanti alla tv per il Festival di Sanremo, palco sul quale sogna di tornare ancora una volta. Nel frattempo, però, non rinuncia ad acchittare casa sua come se fosse l’Ariston.
Anche tu hai iniziato il conto alla rovescia per Sanremo?
In realtà volevo parlare di momenti epici nella semplicità. Mi piaceva l’idea di aprire una parentesi leggera “extra Rottincuore”, che è una galleria di peccatori e di ombre, toccando un argomento che mi sta tanto a cuore, perché io sono una ultrà di Sanremo. Così tanto che l’unica edizione che non ho potuto vedere è quella a cui ho partecipato, e ho rosicato come una scimmia. In questo pezzo ho unito le mie due più grandi passioni: io che faccio la scema dentro casa e il Festival.
Nel brano ti sento anche insolitamente romantica.
Sono infragolata, finalmente sono innamorata, e corrisposta pure. La Madonna mi ha fatto la grazia! Non ho un senso del romanticismo normale, ma sempre sopra le righe. Se mi regali i fiori non so come tenerli, sono molto goffa, però è bello anche raccontare il romanticismo a modo proprio, un po’ storto, tipo immaginare di sposarsi di fronte a una tisana.
Nel ritornello canti: “L’applauso forte a noi che non molliamo mai”. Pensando al tuo percorso, è un applauso che fai anche a te stessa?
Ma sì, perché si parla tanto di persone vincenti, di questa positività tossica che ci ha rotto le ovaie. Mi sono detta: non vado a Sanremo, allora Sanremo viene da me. I vincitori veri più che quelli che arrivano primi sono quelli che continuano a tenere duro pure quando ricevono schiaffoni. Il mio è un elogio del Festival perché forse ho deciso di fare la cantante vedendo Faletti che su quel palco cantava “Signor tenente”. Rimanevo folgorata pur non capendo in pieno quelle parole.
Romina Falconi e il sogno di un nuovo Sanremo
In tanti vorrebbero sentirti ancora sganciare un “Do di tetta” all’Ariston.
Lo spero con tutte le mie forze.
È un palco a cui aspiri ancora, quindi?
Sempre. Molti anni ci provo, puntuale, poi mi rendo conto che negli ultimi anni il Festival ha avuto un’impennata per cui anche quei progetti che sembrano più di nicchia sono supportati da strutture e da major. Quando feci Sanremo avevo zero speranze, ci provavo da anni, e poi invece è andata. Sono la prova vivente che può succedere una cosa bella anche se non hai tanti santi in Paradiso. La cosa buona di essere indipendenti è che ho potuto decidere di fare uscire qualcosa di tranquillo ma di bello, in cui credo, nonostante in primavera uscirà un concept album molto profondo. Non so se hai sentito le sonorità del brano, ma ai miei collaboratori ho detto: “Fatemi fare Dua Lipa de Torpignattara” (ride, ndr).
Hai detto di esserti voluta concedere un po’ di leggerezza con questa canzone. Lavorare su “Rottincuore” ti ha svuotato?
Mi ha svuotato tanto ma sto continuando a scrivere come una matta. Anche se ho chiuso l’album sto creando melodie pazzesche perché non sento più la pressione di dover lavorare per il disco, e uso la creatività con una leggerezza diversa. Ho voluto sparigliare le carte, tanto nessumo mi toglierà “Rottincuore” – che per me è qualcosa di serissimo e profondo -, quindi nel frattempo non voglio precludermi cose extra solo perché ormai ho deciso che in primavera uscirà il disco. Chi l’ha detto che ora devo parlare per forza di un’ombra come nell’album che arriverà? E così sono uscita dalla mia “psico-trappola”.
I consigli di Romina Falconi per seguire Sanremo
Tornando a Sanremo, hai rituali precisi quando lo segui?
Non mi perdo un momento di quella che chiamo settimana santa. La mattina seguo sul sito della Rai la conferenza che per me è importante tanto quanto lo show perché vedi i retroscena. I giornalisti quando fanno le domande stronze sono meravigliosi! E poi mi organizzo: mangio prima della diretta per non arrivare troppo a ridosso della messa in onda.
Dei big in gara chi sei curiosa di ascoltare?
Il mio mito supremo è Massimo Ranieri. È da quando son bambina che me lo voglio sposare, volevo chiedergli la mano. È il mio sogno erotico, non sto scherzando!
Il suo brano è scritto da Tiziano Ferro…
Quindi figurati, mi aspetto grandi cose. Sono contenta di vedere gente che si è fatta una gavetta disumana come Serena Brancale, preparata, brava e anche lei mi dà la sensazione di non volersi fare inscatolare. E poi Giorgia, che è un mostro di bravura. In generale tendo a tifare per quei personaggi “difficili”, quelli che secondo me potrebbero riservarmi una sorpresa.
Chiudiamo con una divagazione privata: anche tu durante Sanremo litighi con gli amici per divergenze d’opinione?
La musica abbraccia tutti ed è talmente potente che ognuno si sente in diritto di dire la propria, e non ha nemmeno torto se andiamo a vedere. Siccome tocca delle corde personali chiunque si sente più legittimato a dire la sua. Purtroppo, però, rispetto al cinema e alla letteratura viene considerata più semplice da fare, e questo è antropologicamente difficile da sradicare.
Quindi dici di non farmi più il sangue amaro durante le serate del Festival?
Vedila così: ogni persona è l’Amerigo Vespucci o il Cristoforo Colombo delle canzoni.
