Il Sanremo Pride 2026 si terrà sabato 11 aprile e si conferma, anche quest’anno, il primo Pride d’Italia. L’annuncio ufficiale arriva da MIA Arcigay Imperia e Agedo Genova proprio nei giorni in cui la città ligure è sotto i riflettori per il Festival della Canzone Italiana e del Premio Queer Sanremo 2026 powered by Gay.it. Una coincidenza simbolica che rafforza il messaggio politico della manifestazione: la visibilità LGBTQIA+ non è un evento isolato, ma il risultato di un lavoro continuo sul territorio.
Le associazioni parlano di un annuncio dato “gaudium magnum”, ribadendo che “nei giorni in cui la città è al centro dell’attenzione per il Festival, le associazioni rilanciano un messaggio di continuità: la visibilità non è un appuntamento isolato, ma il risultato di un lavoro costante sul territorio, fatto di iniziative, ascolto e supporto”.
Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

In questo articolo
- 1 Sanremo Pride 2026, sabato 11 aprile: il manifesto politico
- 2 MIA Arcigay Imperia: un appello all’unità della comunità LGBTQIA+
- 3 Diritti sotto pressione e vita quotidiana, Agedo Genova: “Non abbassare la guardia”
- 4 5 aprile 1972: perché Sanremo è il primo Pride d’Italia
- 5 La precedente edizione 2025
- 6 Una settimana di eventi: dal 4 aprile verso la parata del 2026
- 7 Priscilla alla guida del corteo: la “Zia del Sanremo Pride”
- 8 Logo rinnovato
- 9 Un invito a istituzioni, stampa e cittadinanza
- 10 Sanremo Pride 2026: come restare aggiornatə
Sanremo Pride 2026, sabato 11 aprile: il manifesto politico
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Il cuore politico del Sanremo Pride 2026 prende forma in un documento netto, che intreccia analisi del presente e rivendicazioni precise. “La nostra manifestazione dell’11 aprile si svolge in un momento storico cruciale: sono passati esattamente dieci anni dall’approvazione della legge sulle Unioni Civili e l’Italia si trova esattamente nello stesso punto”, si legge nel manifesto.
Un passaggio che fotografa quello che gli organizzatori definiscono un paradosso: “In questo decennio post-2016, abbiamo assistito a un paradosso crudele: mentre la società civile è pronta, le istituzioni hanno scelto la strada della regressione”. Da qui la denuncia di un clima sempre più ostile: “Le aggressioni omo-lesbo-bi-transfobiche sono in aumento e vengono troppo spesso minimizzate”.
Il documento allarga poi lo sguardo oltre i confini nazionali, parlando di un “attacco coordinato” ai diritti LGBTQIA+ a livello globale: “Dalla cancellazione dei diritti riproduttivi negli Stati Uniti alla criminalizzazione dell’identità in Africa e Asia, fino alla ‘chiusura invisibile’ del dissenso in Oriente, il vento del ‘backlash’ soffia forte”.
In questo contesto si inserisce lo slogan scelto per l’edizione 2026, rivendicato con chiarezza: “Fiori d’arancio per tutt*!”. Un messaggio che punta direttamente al nodo del matrimonio egualitario e della piena cittadinanza: “Il matrimonio, l’assoluta parità ed i diritti che ne conseguono non possono più essere un privilegio per pochi, ma devono essere estesi a ogni persona come pilastro di cittadinanza”.
Tra i punti centrali, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali: “Le coppie same-sex esistono e meritano pieno riconoscimento”. E ancora: “È essenziale che entrambi i partner siano legalmente riconosciuti come genitori alla nascita”, superando un sistema che oggi “costringe le famiglie a lunghe e invasive battaglie legali”.
Ampio spazio è dedicato anche ai diritti delle persone transgender e non binarie, con richieste precise: “È fondamentale garantire il riconoscimento legale dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione”, insieme a strumenti concreti come la carriera alias e percorsi di affermazione “equi, gratuiti e non patologizzati”.
Il manifesto insiste poi sulla laicità dello Stato e sulla salute come diritto universale: “Lo Stato non è confessionale”, si legge, accompagnato dalla richiesta di “una sanità attenta alle differenze” e dalla difesa della legge 194. Netta anche la posizione sui consultori: “Chiediamo che le associazioni anti-scelta siano rimosse dalle strutture pubbliche”.
Tra le rivendicazioni, torna con forza la necessità di una legge contro l’omolesbobitransfobia e il rifiuto delle cosiddette pratiche di conversione: “Queste non sono ‘cure’, ma forme di tortura psicologica”. E ancora, l’urgenza di introdurre “educazione sessuale e affettiva nelle scuole” per contrastare stereotipi e violenze.
Infine, il Sanremo Pride ribadisce anche il valore simbolico e politico del Premio Queer: “Questo riconoscimento non è solo intrattenimento, ma uno strumento politico fondamentale per tenere alta l’attenzione sui diritti LGBTQIA+ in una vetrina internazionale”.
Un appello che si chiude con un invito collettivo: “Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare per celebrare l’orgoglio e la laicità”, chiedendo alle istituzioni di “colmare un vuoto legislativo sempre più inaccettabile” e ai media di raccontare la comunità “con rispetto, lontano da vecchi stereotipi”.
“Insieme, per un futuro di uguaglianza. Fiori d’arancio per tutt*!”.
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MIA Arcigay Imperia: un appello all’unità della comunità LGBTQIA+

In vista del Sanremo Pride, Gay.it ha contattato Pierluca Viani, presidente di MIA Arcigay Imperia, per chiedergli quale messaggio lancerebbe oggi alla comunità LGBTQIA+ a livello nazionale. La sua risposta parte da un’urgenza precisa: ritrovare coesione. “Ho potuto notare che manca coesione. Quindi il mio messaggio è di non farsi dividere”, spiega. “La comunità LGBT+ purtroppo viene minata da tante distrazioni e da messaggi che cercano di separare e mettere gli uni contro gli altri”.
Un’assenza di unità che, secondo Viani, impedisce di riconoscere anche il peso reale della comunità stessa: “Siamo circa il 10% della popolazione. In Italia significherebbe circa 6 milioni di persone. Sono tantissime. Eppure non capiamo davvero il nostro potere, la nostra forza”.
Da qui il legame diretto con il manifesto politico del Sanremo Pride 2026, che parte proprio da una riflessione sui dieci anni dalla legge Cirinnà, definita senza mezzi termini “una legge zoppa”: “Ci dà delle tutele, ma manca la parte fondamentale. Non avere la genitorialità significa non poter essere come le altre famiglie”.
Il nodo resta quello del pieno riconoscimento: matrimonio egualitario e diritti genitoriali. “Non possiamo accontentarci di una cosa zoppa per poi tornare sul tema tra altri dieci anni. Bisogna farlo una volta, farlo bene e basta”.
Nel confronto con altri Paesi europei, il ritardo italiano appare evidente: “Siamo il fanalino di coda. Se negli altri Paesi funziona – e funziona da anni – perché non dovrebbe funzionare qui?”. Un ritardo che, secondo Viani, non riflette però la realtà sociale: “La società è pronta, per fortuna, ma le leggi no”. Un divario che emerge anche su altri fronti, dalla mancanza di una legge contro l’omolesbobitransfobia alla necessità di rendere obbligatoria la carriera alias nelle scuole e nei luoghi di lavoro. “Le persone usano già i nomi e i pronomi scelti. Nessuno ha problemi. Ma lo Stato deve intervenire e scrivere una legge anche su questo”.
Il tema, però, non è solo normativo ma anche culturale: “Prima di punire chi discrimina, la persona deve essere educata. Servono educazione sessuale, educazione affettiva, formazione”.
E proprio nei territori più piccoli si misura l’impatto concreto di queste mancanze. “Qui c’è bisogno di fare attivismo. Non esiste una realtà LGBT+. Le persone scappano e vanno all’estero. Tanti miei amici sono andati via: Spagna, Germania, Portogallo”.
Da qui, la chiusura con una chiamata all’azione netta: “Uniamoci per ottenere quello che è forse la cosa più urgente: il matrimonio egualitario e la genitorialità. Unitevi nell’attivismo, perché c’è bisogno di attivismo”. Un messaggio che torna al punto di partenza: senza unità, anche i diritti più elementari rischiano di restare sospesi.
Diritti sotto pressione e vita quotidiana, Agedo Genova: “Non abbassare la guardia”
Gay.it ha contattato anche Sonia Grasso, presidente di Agedo Genova, per chiedere quale messaggio sente di rivolgere oggi alla comunità LGBTQIA+ e alle famiglie a livello nazionale. La sua risposta parte da un invito chiaro: vigilare. “Quello che ci sentiamo di dire è di stare sempre in guardia”, spiega. “In questo momento la strada verso l’equità, verso i diritti, è impervia. È importante non soltanto conquistare nuovi diritti, ma anche non perdere quelli acquisiti”.
Un rischio che, secondo Grasso, passa anche attraverso la progressiva complicazione dei percorsi per ottenere diritti già formalmente esistenti. “Se per un diritto devo passare attraverso i cerchi del fuoco, è ancora un diritto?”, si chiede, facendo riferimento in particolare ai percorsi legati all’affermazione di genere e alle difficoltà che molte persone e famiglie incontrano quotidianamente.
Le conseguenze non sono solo burocratiche, ma incidono direttamente sulla vita delle persone. “Si viene a creare un divario fra le famiglie che hanno più strumenti, anche culturali ed economici, e le famiglie che invece questi strumenti non li hanno. C’è una forbice che si allarga ancora di più”.
Un tema che tocca anche il dibattito pubblico e politico, dove spesso i diritti vengono messi in discussione. Ma, sottolinea Grasso, negare una realtà non significa cancellarla: “Mettere in discussione una cosa, negarla, non implica il fatto che questa smetta di esistere”. Un impatto concreto, che riguarda la qualità della vita: “Si incide sulla qualità della vita di queste persone, ma non sulla loro esistenza”.
Sul tema delle priorità legislative, la posizione è netta e in linea con quanto emerso anche dall’intervista a Pierluca Viani: è impossibile stabilire una gerarchia. “Una legge non può escluderne un’altra, un vuoto non può colmare un altro vuoto”. Per questo, secondo Grasso, il nodo centrale resta a monte: la formazione. “C’è veramente una necessità di formazione, informazione ed educazione che sia laica e scientifica”.
Un passaggio fondamentale anche rispetto al tema delle leggi: “Se pensiamo soltanto alla punizione non cambiamo niente. Non possiamo pensare di cambiare fenomeni macroscopici solo attraverso provvedimenti punitivi”.
Da qui, il ritorno al punto iniziale: non abbassare la guardia e continuare a costruire consapevolezza, dentro e fuori la comunità. “È importante continuare a parlarne e cercare di fare qualcosa”. Un messaggio che si inserisce in un contesto più ampio, fatto di conquiste, ma anche di fragilità ancora aperte. E che, ancora una volta, richiama alla responsabilità collettiva di non fermarsi.
5 aprile 1972: perché Sanremo è il primo Pride d’Italia
Il Sanremo Pride rivendica un primato storico che affonda le radici nel 5 aprile 1972, quando nella città ligure si svolse quella che viene considerata la prima manifestazione pubblica in Italia per i diritti delle persone LGBTQIA+. In quei giorni, al Casinò di Sanremo, era in corso un congresso di sessuologia che definiva l’omosessualità un “comportamento deviante” da curare, secondo teorie oggi riconducibili alle pratiche di conversione.
La risposta arrivò dal neonato Fuori! – Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano – che organizzò un’azione di protesta per affermare un principio destinato a diventare centrale nel movimento: di omosessualità devono parlare le persone omosessuali stesse. Fischi, slogan, volantini e un’irruzione simbolica in sala segnarono un atto di rottura in un contesto ancora dominato da stigma e repressione.
Quella protesta, portata avanti da poche decine di attivistə e finita tra arresti e telecamere Rai, rappresentò il primo momento di visibilità pubblica del movimento di liberazione LGBTQIA+ in Italia. “Così è sempre stato e così sempre sarà”, ricordano oggi MIA Arcigay Imperia e Agedo Genova, sottolineando come il Sanremo Pride 2026 si inserisca in una linea di continuità tra memoria e presente.
Il corteo dell’11 aprile 2026 non sarà soltanto una parata, ma la riaffermazione storica di una città che per prima accese i riflettori sull’orgoglio e sui diritti.
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La precedente edizione 2025

La precedente edizione, andata in scena sabato 5 aprile 2025, ha confermato Sanremo come apripista della stagione dei Pride italiani. Il Sanremo Pride 2025 ha unito festa, memoria e attivismo in un programma articolato su due giorni: dalla proiezione del film “Silenzio!” alla conferenza su “Stigma e discriminazione nella realtà LGBTQ+”, fino al corteo partito da Piazza Colombo e snodatosi tra centro e lungomare.
Lo slogan scelto – “Insieme, trans-formeremo il futuro” – ha ribadito la necessità di un cambiamento concreto e inclusivo, con la madrina Laura Pereira, Miss Global Trans Italia 2025, e la partecipazione speciale di Maria Tomba. Non sono mancate le polemiche politiche, con critiche da parte di esponenti della destra locale e nazionale.
Il Partito Democratico ha invece difeso apertamente la manifestazione, sottolineando il valore democratico del Pride. Il Sanremo Pride 2025 si è affermato come un’edizione da record, in un clima segnato anche dalle preoccupazioni per l’arretramento dei diritti in diversi Paesi. Un’onda arcobaleno che ha confermato la città dei fiori come simbolo dell’orgoglio LGBTQIA+ italiano.
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Una settimana di eventi: dal 4 aprile verso la parata del 2026
Il Sanremo Pride 2026 sarà preceduto da una settimana di appuntamenti a partire dal 4 aprile. Il programma comprenderà eventi aperti a cittadinə e visitatorə, tra talk, momenti di confronto, iniziative culturali e performance artistiche.
Non solo festa, dunque, ma anche spazi di riflessione e dialogo. La formula della Pride Week consolida un percorso che punta a coinvolgere l’intera comunità locale, non limitandosi al giorno della parata. Incontri pubblici e momenti di approfondimento diventano strumenti per rafforzare consapevolezza e partecipazione.
Il momento centrale resterà comunque la parata di sabato 11 aprile, quando le strade di Sanremo torneranno a riempirsi di bandiere arcobaleno e rivendicazioni per i diritti.
Priscilla alla guida del corteo: la “Zia del Sanremo Pride”

A guidare la parata sarà Priscilla, definita “la Zia del Sanremo Pride”, icona di carisma e forza, amatissima dal pubblico. La sua presenza rappresenta ormai un tratto distintivo della manifestazione, capace di unire spettacolo e attivismo.
Priscilla incarna quella dimensione del Pride che tiene insieme visibilità, cultura pop e impegno politico. In una città abituata ai palcoscenici e ai riflettori, la sua figura diventa ponte tra il linguaggio dello show e quello della rivendicazione.
Logo rinnovato
L’annuncio della data coincide anche con la presentazione della nuova brand identity del Sanremo Pride e di un logo rinnovato. Un’evoluzione grafica che mantiene “un legame esplicito con il territorio e con la memoria della protesta del ’72”.
La scelta di rinnovare l’immagine dell’evento risponde alla volontà di raccontare un Pride contemporaneo, capace di parlare alle nuove generazioni senza perdere il proprio radicamento storico. La memoria della protesta del 1972 resta elemento fondante, anche nella comunicazione visiva.
Un invito a istituzioni, stampa e cittadinanza

MIA Arcigay Imperia e Agedo Genova lanciano un invito chiaro a cittadinanza, istituzioni e stampa a partecipare e sostenere il percorso. L’obiettivo è rafforzare una rete territoriale che lavori tutto l’anno su ascolto, supporto e inclusione.
Il messaggio si chiude con una frase che sintetizza il senso politico dell’iniziativa: “perché se il Festival fa cantare l’Italia, il Pride contribuisce a renderla più libera e inclusiva per tuttə”.
Due eventi, due palcoscenici, due narrazioni diverse ma complementari della città. Se il Festival rappresenta la grande vetrina della musica italiana, il Sanremo Pride 2026 si prepara a essere la voce collettiva di chi chiede diritti, dignità e uguaglianza.
Sabato 11 aprile, Sanremo tornerà così a essere non soltanto capitale della canzone, ma anche luogo simbolico della storia e del presente del movimento LGBTQIA+ italiano.
Sanremo Pride 2026: come restare aggiornatə
Il calendario è già segnato: settimana di eventi dal 4 aprile e parata sabato 11 aprile 2026. Sanremo si prepara ad accogliere una nuova edizione del Pride che si conferma spazio di memoria, visibilità e costruzione collettiva, nel solco della storia iniziata nel 1972.
Un Pride che non arretra e che continua a rivendicare diritti, dignità e piena inclusione. Per restare aggiornatə su programma dettagliato, ospiti, accessibilità e logistica della parata, l’invito è a seguire i canali social ufficiali del Sanremo Pride (FB – IG – Sito Web).
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