Da sempre vicina alla comunità LGBTQIA+ Romina Falconi è reduce dall’esperienza come madrina del Varese Pride dello scorso 22 giugno, e per l’occasione ha presentato a sorpresa un brano dal titolo Io ti includo che oggi vede la luce anche sulle piattaforme streaming. Una canzone di lotta – anche a nome di chi ha speso una vita intera per la causa e oggi non c’è più – che non rinuncia però a un pizzico di leggerezza, com’è nello stile della cantautrice romana.
Abbiamo chiacchierato con Romina poche ore prima dell’uscita del nuovo singolo, e ne abbiamo approfittato per raccogliere a caldo le sue emozioni dopo aver aperto il concerto milanese dei Garbage del 26 giugno. E sì, anche per chiederle a che punto è la lavorazione del tanto atteso album Rottincuore.
Io ti includo: è un attimo che ti si incrociano gli occhi e leggi altro…
Ho avuto il piacere di fare la madrina per il Varese Pride e volevo essere una madrina attiva, amavo l’idea di dare il mio contributo e in poco tempo ho scritto questa canzone. È stato bellissimo perché quando l’abbiamo cantata dal vivo è stato così caloroso l’amore che ci è tornato indietro che abbiamo pensato di renderla un singolo. Mi è sempre piaciuto da matti il verbo includere perché indica l’incorporare, e mi sono immaginata una canzone manifesto come “Magari muori”, in cui dico cose per me profonde ma allo stesso tempo gioco con le parole per non perdere la parte più ironica nonostante la serietà del progetto.
A memoria è la prima volta che una canzone italiana celebra il Pride.
Ho scoperto che un inno italiano per il Pride non era mai stato scritto, tanto è vero che ci è venuta l’idea pazzerella – io e la Freak&Chic ci facciamo sempre riconoscere in questo senso – di inglobare tutti i Pride d’Italia chiedendo loro se potessimo dedicare il brano adattandolo alle diverse città. Mi piaceva l’idea di parlare del mazzo che si fanno gli organizzatori di questi eventi. Ora stiamo contattando tutte le realtà d’Italia per regalare una versione più specifica.
Qualcuno ha già risposto?
Tantissimi, a partire da Milano che pensavo ci avrebbe risposto per ultima visto che ha il Pride il 29 giugno. Ho fatto richiesta anche a Palermo, perché sono molto amica dell’Arcigay della città e lo ero di Luigi Carollo (coordinatore di Palermo Pride, ndr), che è mancato recentemente. Ho chiesto di poterlo citare nel brano perché dobbiamo continuare a insistere anche per le persone che non possono più lottare insieme a noi. I tempi storici lo richiedono. Siamo in un momento in cui molte persone si sentono legittimate a puntare il dito come non mai e a imporre il proprio stile di vita agli altri. Il mio è un lavoro che si basa su pochissime certezze, non c’è mai una serenità costante, ma arrivo a fine giornata che devo fare qualcosa che sappia di buono. L’idea era creare qualcosa che fosse dritta e provocatoria il giusto ma anche leggera, perché il Pride è pure un momento di grande condivisione e risate. In una canzone di 3 minuti ho cercato di inserire tutti i colori a livello emotivo.

Infatti è un pezzo colorato, ma anche parecchio incazzato.
Se mi permetti io mi sento favolosamente incazzata. La rabbia è una delle emozioni principali ma, come diceva Michela Murgia, se è una donna a manifestarla viene tacciata, ad esempio, di essere isterica. Sui social si sta molto attenti a mostrarla, deve essere un po’ celata, passiva. In realtà secondo me la rabbia è una grandissima miccia: molte cose della nostra vita che siamo riusciti a cambiare sono nate o da una situazione di frustrazione o di rabbia. A me piace sfoggiarla nelle mie canzoni, sarà che per tutta la vita mi sono sentita fuori posto… Sono incazzata ma in maniera favolosa, esemplare, come sono arrabbiate tante persone intorno a me che amo molto e che non si sentono rispettate.
Farsi sentire in questo modo è un chiaro atto politico. Visto che sono pochi quelli che si espongono in tali termini, pensi che attivismo e pop siano inconciliabili?
Secondo il mercato generalista sì. E per mercato generalista intendo quello che punta a un pubblico così vasto per cui i messaggi devono essere dei gol a porta vuota. Penso a mie canzoni come “Ringrazia che sono una signora” e, di nuovo, “Magari muori”: mi ricordo che tanti amici discografici mi dicevano che era rischioso. I più grandi rivoluzionari che mi hanno illuminato la vita, però, erano persone che facevano follie per i loro tempi. Ci sono cose che cambiano totalmente la visione della gente, ma devi osare. La musica generalista non può mai sforare dal perimetro proprio perché parla a un pubblico troppo vasto per cui non ha in mente un solo prototipo di persona, ma a noi che ce frega? Grazie al cielo esistono anche realtà più visionarie che fanno della loro indipendenza tutto.
A che punto sono invece i lavori sul nuovo album?
Ci siamo dati questa estate per chiudere alcune cose. Continuo a scrivere come una matta e infatti ho anche chiesto perdono a coloro che mi supportano e hanno capito, ma giuro che nei prossimi mesi uscirà perché, veramente, manco l’Odissea è stata scritta in tutto ‘sto tempo, poi sembra che mi sono montata la testa, per carità!
Sei reduce dall’apertura del concerto dei Garbage.
Io non so che cosa ho fatto di bello nella vita per meritare Shirley Manson che da dietro le quinte ogni tanto sbucava fuori e mi diceva che il soundcheck era bellissimo. La guardavo e rimanevo di pietra, avrà pensato: “Ma questa tutto a posto?”.
Come ti ha accolto il pubblico?
Da Dio. Io me la facevo sotto perché i fan dei Garbage sono molto esigenti, mi aspettavo che mi tirassero i pomodori, invece mi hanno accolto con amore, poi sono venuti a cercarmi e a complimentarsi per i testi. Arrivare a cantare davanti a un pubblico che non è tuo e funzionare ti fa tornare a casa col cuore che non è leggero, di più! E poi mi sento già migliore amica di Shirley.

No cara, non ci siamo capiti. Non sei tu che mi includi, sono io che te lo consento, eventualmente, dopo che mi hai chiesto il permesso.