A pochi giorni dall’insediamento ufficiale del presidente eletto Donald Trump alla Casa Bianca, il Congresso ha già approvato la prima legge federale contro i diritti delle persone transgender. Martedì, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha dato il via libera a una misura che vieta all* student* non cisgender di partecipare alle squadre sportive scolastiche femminili in base alla loro identità di genere.
Presentato dal deputato repubblicano della Florida, Greg Steube, ed approvato con 218 voti favorevoli e 206 contrari, il “Protection of Women and Girls in Sports Act” arriva per consolidare la crescente ondata di politiche anti-trans già implementate in 25 stati a maggioranza repubblicana, secondo la nuova linea razionaria dettata dall’agenda Project 2025.
“Questo è un grande giorno per le donne americane” – ha dichiarato il presidente della Camera, Mike Johnson – “Finalmente, un provvedimento che sostiene il buonsenso“.
Stati Uniti, ban alla partecipazione delle atlete trans
Se approvata definitivamente – e con i repubblicani pronti a tornare alla Casa Bianca, le possibilità ci sono tutte – la misura riscriverebbe il Titolo IX del Civil Rights Act del 1972, ancorandolo a una visione binaria e biologicamente determinata del sesso: “esclusivamente in base alla biologia riproduttiva e alla genetica alla nascita”. Un vero colpo basso a uno dei pilastri della legislazione anti-discriminazione negli Stati Uniti, che rischia di essere svuotato di ogni significato proprio nel momento in cui le sue tutele erano state estese agli studenti LGBTQIA+ grazie agli aggiornamenti voluti dall’amministrazione Biden.
E le conseguenze potrebbero essere devastanti ben oltre l’ambito sportivo. Limitare il concetto di sesso alla biologia significa infatti negare la realtà vissuta da milioni di persone transgender e non binarie, cancellandole dall’equazione legislativa. Gli effetti si vedrebbero presto nelle scuole, dove spazi come bagni, spogliatoi e attività sportive tornerebbero a essere rigidamente separati secondo un modello binario, escludendo chi non si conforma.
Le associazioni LGBTQIA+ statunitensi sul piede di guerra
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Secondo attivisti e organizzazioni per i diritti umani, il Protection of Women and Girls in Sports Act rappresenta l’ennesima manifestazione di una strategia politica ormai palese: per il partito Repubblicano, i diritti delle persone transgender non sono altro che un comodo terreno di scontro ideologico, utilizzato per distogliere l’attenzione dalle criticità reali di una piattaforma politica che ignora le vere priorità degli americani – dalla crisi climatica all’accesso alla sanità – e preferisce alimentare divisioni e discriminazioni, camuffando il proprio immobilismo con battaglie culturali strumentali e dai sottotesti profondamente inquietanti.
“Il popolo americano ha una lunga lista di questioni urgenti che incidono ogni giorno sulle nostre famiglie, sulla nostra capacità di mettere cibo in tavola e di avere un tetto sopra le nostre teste, e questi politici anti-trans stanno ignorando le vere priorità delle persone per portare avanti l’odiosa agenda degli estremisti di destra e prendere di mira i giovani che vogliono semplicemente fare sport con i loro amici” – scrive su Instagram Rodrigo Hen-Lehtinen, Direttore Esecutivo di Trans4Equalitiy, la più grande organizzazione di advocacy per i diritti delle persone trans negli Stati Uniti, intervistata a novembre da Gay.it.
“Non siamo soli”, la comunità trans USA è pronta lottare: intervista ad Advocates for Trans Equality
Nel corso del dibattito alla Camera, numerosi deputati Democratici hanno infatti evidenziato il rischio che un provvedimento con un titolo del genere possa giustificare pratiche invasive nei confronti di bambin* e adolescenti, costretti a sottoporsi a controlli corporali per poter partecipare alle competizioni sportive.
