USA, a scuola atlete trans escluse dagli sport: approvata alla Camera la legge federale con il sostegno di due democratici

Se approvata dal Senato, la misura modificherà il Titolo IX del Civil Rights Act: cosa dice il testo.

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Il deputato repubblicano della Florida, Greg Steube, primo promotore della legge, posa con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump
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A pochi giorni dall’insediamento ufficiale del presidente eletto Donald Trump alla Casa Bianca, il Congresso ha già approvato la prima legge federale contro i diritti delle persone transgender. Martedì, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha dato il via libera a una misura che vieta all* student* non cisgender di partecipare alle squadre sportive scolastiche femminili in base alla loro identità di genere.

Presentato dal deputato repubblicano della Florida, Greg Steube, ed approvato con 218 voti favorevoli e 206 contrari, il “Protection of Women and Girls in Sports Act” arriva per consolidare la crescente ondata di politiche anti-trans già implementate in 25 stati a maggioranza repubblicana, secondo la nuova linea razionaria dettata dall’agenda Project 2025.

La quasi totalità dei Democratici si è opposta alla misura, con due eccezioni: i deputati texani Henry Cuellar e Vicente Gonzalez, che hanno votato a favore. Sebbene rappresentino una minoranza, questa dinamica non sorprende. Attivisti e osservatori segnalano da tempo un indebolimento del sostegno alla causa trans all’interno del Partito Democratico, fenomeno intensificatosi dopo i risultati delle elezioni di novembre.

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Se approvata definitivamente – e con i repubblicani pronti a tornare alla Casa Bianca, le possibilità ci sono tutte – la misura riscriverebbe il Titolo IX del Civil Rights Act del 1972, ancorandolo a una visione binaria e biologicamente determinata del sesso: “esclusivamente in base alla biologia riproduttiva e alla genetica alla nascita”. Un vero colpo basso a uno dei pilastri della legislazione anti-discriminazione negli Stati Uniti, che rischia di essere svuotato di ogni significato proprio nel momento in cui le sue tutele erano state estese agli studenti LGBTQIA+ grazie agli aggiornamenti voluti dall’amministrazione Biden.

E le conseguenze potrebbero essere devastanti ben oltre l’ambito sportivo. Limitare il concetto di sesso alla biologia significa infatti negare la realtà vissuta da milioni di persone transgender e non binarie, cancellandole dall’equazione legislativa. Gli effetti si vedrebbero presto nelle scuole, dove spazi come bagni, spogliatoi e attività sportive tornerebbero a essere rigidamente separati secondo un modello binario, escludendo chi non si conforma.

Un vuoto legale devastante, che priverebbe le persone LGBTQIA+ degli strumenti necessari per difendersi dalla discriminazione. Le scuole che decidessero di continuare includere e supportare tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro identità di genere, si troverebbero poi esposte non solo a pressioni politiche, ma anche al rischio concreto di perdere i finanziamenti federali.

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Secondo attivisti e organizzazioni per i diritti umani, il Protection of Women and Girls in Sports Act rappresenta l’ennesima manifestazione di una strategia politica ormai palese: per il partito Repubblicano, i diritti delle persone transgender non sono altro che un comodo terreno di scontro ideologico, utilizzato per distogliere l’attenzione dalle criticità reali di una piattaforma politica che ignora le vere priorità degli americani – dalla crisi climatica all’accesso alla sanità – e preferisce alimentare divisioni e discriminazioni, camuffando il proprio immobilismo con battaglie culturali strumentali e dai sottotesti profondamente inquietanti.

“Il popolo americano ha una lunga lista di questioni urgenti che incidono ogni giorno sulle nostre famiglie, sulla nostra capacità di mettere cibo in tavola e di avere un tetto sopra le nostre teste, e questi politici anti-trans stanno ignorando le vere priorità delle persone per portare avanti l’odiosa agenda degli estremisti di destra e prendere di mira i giovani che vogliono semplicemente fare sport con i loro amici” – scrive su Instagram Rodrigo Hen-Lehtinen, Direttore Esecutivo di Trans4Equalitiy, la più grande organizzazione di advocacy per i diritti delle persone trans negli Stati Uniti, intervistata a novembre da Gay.it.

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Nel corso del dibattito alla Camera, numerosi deputati Democratici hanno infatti evidenziato il rischio che un provvedimento con un titolo del genere possa giustificare pratiche invasive nei confronti di bambin* e adolescenti, costretti a sottoporsi a controlli corporali per poter partecipare alle competizioni sportive.

La rete dell’associazionismo non ha dunque intenzione di rimanere in silenzio: più di 400 gruppi per i diritti civili, coordinati dalla Leadership Conference on Civil and Human Rights, hanno inviato una lettera aperta ai legislatori, smascherando quella che definiscono una “proposta intrinsecamente discriminatoria”. “Non c’è alcun intento reale di affrontare le disparità nello sport femminile” si legge nel comunicato, “ma solo l’obiettivo di escludere le persone transgender, non binarie e intersessuali, legittimando una narrativa di esclusione.

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