Sconfitto sì ma non da un voto popolare diretto. Costretto al  (tardivo) ritiro causa evidente problemi di salute, Joe Biden saluterà la Casa Bianca tra circa due mesi, quando il 20 gennaio Donald Trump sarà ufficialmente eletto 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Colui che 4 anni fa divenne il presidente più votato di sempre con 81.283.501 voti, battendo proprio il tycoon, ha perso perché ha “imposto” la sua vice Kamala Harris come sua sostituta nella corsa alla Presidenza, andando contro le opinioni di big del partito democratico come Nancy Pelosi e gli Obama, e soprattutto è uscito sconfitto dal voto popolare nei confronti della sua amministrazione. Perché seppur sia riuscito a risollevare l’economia in questi ultimi 4 anni, navigando con mano ferma dopo l’epidemia del Covid-19, la percezione avuta dall’americano medio è stata negativa, dinanzi anche all’inflazione galoppante e alla propaganda estrema relativa all’immigrazione.

Dal punto di vista dei diritti, Joe Biden verrà invece ricordato come il presidente più vicino alla comunità LGBTQIA+ della storia d’America. Senza se e senza ma.

4 anni di presidenza Biden sempre a sostegno dei diritti

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In quattro anni di presidenza ha messo in atto quasi 250 mosse a favore dell’uguaglianza, inclusa la firma sul Respect for Marriage Act, atto legislativo che protegge a livello federale i diritti acquisiti con il matrimonio tra persone dello stesso sesso e interrazziali.

Appena eletto presidente Joe Biden ha ringraziato la comunità LGBTQ e promesso tutele per le persone transgender, fino al suo insediamento mai citate in un discorso inaugurale presidenziale. Ha immediatamente cancellato l’indecente divieto voluto da Donald Trump alle persone transgender nell’esercito, ha nominato la dottoressa trans Rachel Levine sottosegretaria alla sanità, ha trasformato Pete Buttigieg nel primo ministro dichiaratamente gay d’America, ha firmato uno storico memorandum per i diritti LGBTQ a livello globale, ha nuovamente concesso l’autorizzazione alle ambasciate USA di issare la bandiera rainbow, ha trasformato il Pulse in memoriale nazionale contro l’omotransfobia, ha nominato la prima ambasciatrice USA apertamente lesbica di sempre e ha ribadito l’urgenza di porre fine all’omotransfobia.

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Nel 2022 ha firmato un ordine esecutivo per proteggere le persone LGBTQ+ minacciate dagli omotransfobici USA e ha duramente criticato la legge Don’t Say Gay della Florida, si è opposto a leggi che limitano il percorso di transizione in diversi Stati americani, ha assegnato la medaglia presidenziale della libertà alla calciatrice Megan Rapinoe e accettato uno scambio di prigionieri con la Russia pur di liberare la cestista Brittney Griner.

Nel 2023 ha ricordato come “il movimento LGBTQI+ ha cambiato per sempre il nostro paese: difendiamo i bambini queer”, per poi andare all’ONU e chiedere di proteggere “donne, LGBTQ e intersex, in quanto valori della nostra umanità condivisa”. Al cospetto di Giorgia Meloniha sollevato la questione dei diritti LGBTQIA+”.

Nel giugno del 2024 Biden  ha nuovamente celebrato il Pride Month spalancando le porte della Casa Bianca alle famiglie omogenitoriali, abbracciando Elton John e ricordando come “in America siamo tutti uguali, promuovere l’uguaglianza è prioritario”. Successivamente ha concesso la grazia a migliaia di militari in passato condannati per sesso gay nelle forze armate e celebrato Stonewall e ha sovvenzionato 1.4 miliardi di dollari per le persone sieropositive a basso reddito.

Biden si è ripetutamente espresso anche contro l’epidemia di violenza nei confronti delle persone trans negli Stati Uniti, pur non avendo portato a termine alcuna azione significativa per proteggere le persone americane transgender. Senza una netta maggioranza al Congresso, Biden non è infatti mai riuscito ad approvare l’Equality Act, che darebbe alle persone LGBTQ+ tutele legali più forti sul fronte discriminazione. Biden aveva promesso che avrebbe approvato la legge entro i suoi primi 100 giorni da presidente. Non ci è mai riuscito non avendo mai avuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato.

Non ha nient’altro che disprezzo per la comunità LGBTQ+”, disse a fine settembre nei confronti di Donald Trump,  convinto che nel caso in cui fosse tornato alla Casa Bianca il “MAGA Republican Party perseguiterà le persone queer”. Meno di due mesi dopo quell’incubo è diventato realtà.

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