Diritti trans ignorati dai liberali: il costo politico e morale di una scelta miope e il suo impatto globale

Dagli Stati Uniti, all'Europa alla Russia: il compatto movimento conservatore necessiterebbe di un'opposizione altrettanto coesa e forte della sua intersezionalità. Ecco cosa sta andando storto e perché i diritti trans sono ormai il fulcro centrale.

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A gennaio, Donald Trump entrerà per la seconda volta nella Casa Bianca. L’orologio torna indietro di quattro anni grazie a una narrazione populista che manipola la paura e l’odio, ma anche grazie a un’ala democratica americana, guidata da Kamala Harris, che ha scelto di ignorare, per l’ennesima volta, le battaglie che non riteneva rilevanti o troppo divisive. 

Una strategia miope, incapace di cogliere l’intrinseca interconnessione tra le battaglie civili, sociali ed economiche, che ha finito per alienare elettori e dare spazio all’ondata conservatrice diventata globale negli ultimi anni. Concentrarsi sui diritti riproduttivi non è bastato. Anzi, ha forse creato ancora più divisione.

Con oltre 21 milioni di dollari investiti in campagne anti-trans e quasi 50 milioni in spot contro l’immigrazione nei principali stati in bilico come Georgia, Arizona e Pennsylvania, i repubblicani hanno invece saputo ben sfruttare il timore del cambiamento come un’arma politica. E così, le battaglie culturali sono diventate trincee ideologiche unilaterali: i nemici sono chiari, le soluzioni sono semplici, pochi si oppongono.

Le persone trans, i migranti, le minoranze sessuali e di genere vengono spersonalizzate e deumanizzate per diventare i capri espiatori di una presunta crisi sociale e identitaria che trova le sue radici non nella realtà, ma in un’ideologia costruita ad arte e capace di parlare davvero a un elettorato disilluso che nessuno ha tentato di mobilitare. L’obiettivo, naturalmente, il controllo. 

Stati Uniti, Trump e la retorica del dividi et impera

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Sul fronte dei diritti civili, la risposta dei democratici è stata invece debole e frammentata: puntare tutto sui diritti riproduttivi, ignorando quasi del tutto le altre questioni  care all’elettorato e agli indecisi, come i diritti delle persone trans, ma anche la questione palestinese.

Le battaglie per i diritti civili non sono però compartimenti stagni: ignorare una parte significa per tradire il tutto. La scelta di Harris e dei democratici non ha fatto altro che alienare chi si è sentito tradito dall’ignavia dell’unica frangia politica capace di opporsi all’odio e alla discriminazione istituzionalizzata promessa da Trump e dalla sua cerchia a guida degli stati rossi.  

La retorica repubblicana contro le persone trans non è infatti casuale, né nuova. Negli ultimi anni, la destra americana ha costruito un discorso sistematico, focalizzandosi sull’accesso alle cure di affermazione di genere per i minori come nuovo terreno di scontro. È una narrativa abilmente costruita, che vede in qualsiasi deviazione dal paradigma ciseteronormato una minaccia per la società e, in particolare, per la famiglia tradizionale.

Storie e narrazioni falsate, strumentalizzate per instillare paura verso ciò che ad oggi è ancora sconosciuto ai più, ed è quindi facilmente oggetto di distorsione e manipolazione in accezione negativa. Basta suonare il solito campanello d’allarme: la protezione di donne e bambini, cavallo di Troia per fare spazio a un controllo sistematico sul corpo e sulla vita delle persone, con l’obiettivo di soffocare tutto ciò che sfida le norme di genere e le gerarchie sociali consolidate.

Ed è qui che la strategia repubblicana brilla per la sua sofisticatezza ed inquietante visione a lungo termine. Il controllo non riguarda solo le persone trans, ma è un riflesso di un pensiero più ampio, che punta a marginalizzare – ad ogni costo – chiunque non rientri nel rigido schema imposto dal modello conservatore attraverso la repressione, la censura, la violenza istituzionalizzata. Partendo prima dalle categorie marginalizzate, per poi insinuarsi in ogni ambito della vita del cittadino.

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Un movimento conservatore compatto a livello globale

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È uno schema che certamente non si limita agli Stati Uniti. Il primo a rendere l’eliminazione dei diritti LGBTQIA+ una priorità politica per la stessa identica motivazione è stato Vladimir Putin in Russia, sin dal 2012. Le leggi contro la “propaganda gay”, il divieto di adozione per le coppie dello stesso sesso, la criminalizzazione delle transizioni legali e mediche, il ban alla propaganda childfree: ogni misura è parte di un disegno più ampio per consolidare una visione che in primis esalta la famiglia tradizionale come unico modello legittimo. Un disegno convenientemente natalista per un paese con ambizioni di espansione, a vocazione imperialista.

Non è un caso che in molti osservatori iniziano a tracciare marcate similitudini nei diversi contesti, a partire dall’esaltazione di un’identità nazionale, eterosessuale e cristiana, minacciata da tutto ciò che è diverso. La classica retorica fascista.

La coerenza di questa agenda politica è spaventosa, ma anche incredibilmente efficace nella sua inconsistenza. A differenza della sinistra liberale, la destra sa come collegare le sue battaglie in un’unica narrazione: l’immigrazione è una minaccia per la sicurezza; le persone trans mettono a rischio l’integrità delle donne e delle ragazze; i diritti riproduttivi minano la stabilità della famiglia. Ogni argomento è interconnesso, ogni paura è amplificata in una strategia che non lascia spazio alla complessità, che semplifica la realtà fino a renderla digeribile e, soprattutto, mobilitante.

La controparte, invece, continua a mostrarsi incapace di articolare una visione altrettanto forte e coerente, accontentando tutti e infine nessuno. Eppure, nonostante oggi l’ala democratica statunitense stia pensando di stringere la cinghia sulla tematica trans perché troppo polarizzante, la campagna di Kamala Harris è stata un esempio perfetto di come l’evitare i temi “scomodi” non sia una strategia vincente. Anzi, è un modo sicuro per perdere, uno svuotamento di senso che i repubblicani hanno saputo sfruttare alla perfezione e senza sforzo.

Un fallimento che non è esclusivamente americano. In Italia, le parlamentari del 2022 hanno presentato dinamiche pressoché identiche. La destra, guidata da Fratelli d’Italia, si è presentata come un blocco compatto, con un messaggio chiaro e uniforme: difendere i “valori tradizionali”, combattere la “teoria gender”, proteggere la famiglia eterosessuale. Una retorica che ha subito messo in pratica prima con la persecuzione sistematica delle famiglie arcobaleno, poi con l’attacco ai percorsi affermativi – condotti anche grazie al supporto di quell’ala liberale di centrodestra che fa della sua fluidità sul tema dei diritti civili un punto di forza – e infine con la censura nelle scuole. 

La sinistra, invece, è rimasta prigioniera delle sue divisioni. E mentre in Italia la questione trans rimane marginale nell’agenda politica dell’opposizione, la retorica contro le differenze di genere e orientamento sessuale viene sfruttata giornalmente dalla maggioranza per il consenso.

Il controllo non è però solo un effetto politico, ma una strategia di dominio culturale, che si esercita attraverso la regolamentazione dei corpi, la repressione delle identità e la cancellazione di chi sfida l’ordine imposto. Non c’è differenza tra persone trans o manifestanti, tra diversamente abili e sex workers perché lo scopo finale è quello di estirpare ogni forma di diversità che possa minacciare un sistema gerarchico e autoritario. Ignorare questa dinamica dimenticandosi dell’intersezionalità significa legittimarla, lasciandole spazio per radicarsi. Non è una questione di diritti marginali: è una battaglia per la libertà di esistere, per tutti.

Diritti trans ignorati dai liberali: il costo politico e morale di una scelta miope e il suo impatto globale - Ron DeSantis - Gay.it
Il repubblicano Ron DeSantis e Giorgia Meloni

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