AGGIORNAMENTO 1° FEBBRAIO 2025
Donald Trump ora dice che lo scontro aereo di Washington è colpa dell’elicottero militare, troppo alto in volo. Ammette che inclusione e diversità non c’entrano, ma insiste: le pratiche di sicurezza sono antiquate, i criteri di assunzione discutibili. Il pilota? Un veterano, nessun legame con le politiche DEI.
Quella che avrebbe dovuto essere una conferenza stampa solenne, dedicata alla memoria delle vittime del devastante incidente aereo avvenuto nei pressi di Washington DC, si è rapidamente trasformata nell’ennesima tirata ideologica per Donald Trump, che non ha perso l’occasione per rilanciare la sua crociata contro le politiche di diversità, equità e inclusione (DEI).
Appena rientrato alla Casa Bianca, il presidente USA ha infatti sfruttato il momento di raccoglimento per avanzare accuse infondate nei confronti dei Democratici, sostenendo – senza alcun riscontro – che sarebbero state le politiche per l’inclusione implementate dall’amministrazione precedente ad abbassare gli standard di sicurezza aerea e, di conseguenza, contribuire alla tragedia.
L’incidente, avvenuto mercoledì sera, ha coinvolto un velivolo dell’American Airlines e un elicottero militare, causando la morte di 67 persone, tra cui quattro campioni del pattinaggio artistico statunitense. Ma prima ancora che le autorità potessero fornire dettagli sulle cause del disastro, Trump ha trasformato la tragedia in un’arma retorica, insinuando che le assunzioni basate sulla diversità abbiano compromesso la sicurezza del traffico aereo e che personale “non qualificato” sia stato messo ai comandi di funzioni critiche. Affermazioni, per ora, prive di qualsiasi fondamento.
Trump e la strumentalizzazione della DEI
“La FAA sta attivamente reclutando lavoratori con disabilità intellettive, disturbi psichiatrici e altre condizioni fisiche e mentali nell’ambito delle sue politiche per la diversità e l’inclusione. Potrebbe esserci un collegamento” ha dichiarato Trump, senza fornire alcuna prova a sostegno delle sue parole.
L’ex presidente ha citato un articolo pubblicato dal New York Post nel 2023 – dichiarando falsamente che fosse uscito pochi giorni prima del suo insediamento – secondo il quale la Federal Aviation Administration (FAA) avrebbe promosso l’assunzione di persone con “gravi disabilità intellettive e psichiatriche” per ruoli critici nella gestione del traffico aereo. Un’accusa che, come spesso accade, non trova riscontri nei dati reali.
“Noi abbiamo sempre mantenuto standard elevatissimi, superiori a quelli di qualsiasi altro Paese. In settori critici come questo, è essenziale basarsi sulle capacità cognitive e sulla solidità psicologica. Avevamo introdotto test rigorosi per selezionare il personale più qualificato, ma Biden ha smantellato questi criteri, adottando un approccio opposto”, ha continuato Trump. Alla richiesta di una giornalista di chiarire quale fosse il nesso tra le politiche DEI e l’incidente – considerando che le indagini sono ancora in corso – l’ex presidente ha risposto con una battuta lapidaria: “Perché ho buonsenso”.
Il linguaggio della FAA che incoraggia l’assunzione di persone con disabilità non è tuttavia affatto una novità dell’era Biden. Esso era già presente sul sito web dell’agenzia durante il primo mandato dello stesso Trump e almeno fin dal 2013, come confermato da un’analisi dell’agenzia di fact-checking Snopes.
Ancora più rivelatore è il fatto che anche la FAA, sotto la stessa prima amministrazione Trump, aveva pompato i propri programmi per favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità. Il Piano sulla forza lavoro per la sicurezza aerea della per il periodo 2020-2029, adottato sotto la sua amministrazione, ribadiva infatti l’impegno a “promuovere e sostenere l’assunzione di persone con disabilità e disabilità mirate”. Nel 2019, sempre sotto Trump, la stessa FAA aveva inoltre annunciato un programma pilota per formare persone con disabilità alle operazioni di traffico aereo, sottolineando che queste avrebbero comunque dovuto superare tutti i rigorosi test di attitudine e sicurezza richiesti per la posizione.
Infatti, contrariamente alla narrativa diffusa da Trump, l’assunzione di persone con disabilità mirate ha sempre rappresentato una frazione minima delle assunzioni totali della FAA, intorno al 2%. Numeri lontani dalla presunta “rivoluzione DEI” denunciata dall’ex presidente.
Ciononostante, l’affondo di Trump è stato prontamente amplificato dai membri della sua amministrazione. Il segretario ai trasporti Sean Duffy e il segretario alla difesa Pete Hegseth – entrambi esponenti dell’ala più radicale della destra trumpiana – hanno ribadito l’intenzione di smantellare le iniziative di diversità nei rispettivi dipartimenti. “L’era della DEI è finita al dipartimento della difesa”, ha annunciato Hegseth.
Il vicepresidente JD Vance ha rincarato la dose, dichiarando – senza alcuna evidenza – che “centinaia di persone sono state respinte come controllori di volo a causa del colore della loro pelle”.
L’attacco a Pete Buttigieg
Nel lungo discorso in conferenza stampa, Trump ha inoltre colto l’occasione per scagliarsi contro Pete Buttigieg, primo uomo apertamente gay a ricoprire l’incarico di segretario ai trasporti sotto l’amministrazione Biden. “Era un disastro” ha tuonato Trump. “Ha mandato in rovina il dipartimento con la sua diversità”.
La replica di Buttigieg non si è fatta attendere. L’ex segretario ha definito “spregevoli” le parole di Trump, accusandolo di strumentalizzare una tragedia per scopi politici.
“Mentre le famiglie sono in lutto, Trump dovrebbe guidare, non mentire” ha dichiarato Buttigieg. “Sotto la nostra amministrazione, abbiamo rafforzato la sicurezza, ridotto gli incidenti ravvicinati e migliorato la gestione del traffico aereo. Il presidente Trump, invece, ha appena smantellato il Comitato consultivo per la sicurezza aerea, indebolendo il sistema invece di rafforzarlo”.
Il vero problema: una crisi di personale
Al di là della retorica incendiaria di Trump, i primi dati emersi dalle indagini raccontano infatti una realtà ben diversa.
Secondo le informazioni preliminari, al momento dell’incidente un solo controllore stava gestendo il traffico aereo, un compito normalmente svolto da due persone. Il collega che avrebbe dovuto affiancarlo aveva lasciato la postazione con largo anticipo, lasciando il controllo dello spazio aereo nelle mani di un unico operatore.
Più che le politiche di diversità e inclusione, a pesare sul disastro potrebbe dunque essere stata una ben più concreta carenza di personale. Un problema strutturale che l’amministrazione Trump – oggi così sollecita nell’indicare colpevoli immaginari – non sembra avere nessuna intenzione di affrontare.
