A 6 mesi dalla splendida medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi che l’ha resa eroina in patria e celebrità globale dopo settimane di insulti, Imane Khelif torna ancora una volta d’attualità a causa dell’IBA, International Boxing Association cacciata dal Comitato Olimpico Internazionale con ignominia per corruzione delle finanze, dell’arbitraggio e del giudizio, nonché per aver gettato fango su Khelif e la pugile di Taiwan Lin Yu-ting.
Verso la fine dei Campionati del Mondo IBA del 2023 le due atlete vennero improvvisamente squalificate dall’IBA sulla base di un presunto test di “gender eligibility” fino ad oggi mai reso pubblico che avrebbe indicato la presenza di cromosomi XY oltre a un livello più elevato di testosterone nel corpo. Apriti cielo perché la destra internazionale ci ha sguazzato per mesi lo scorso agosto, con Khelif costretta a difendersi in tribunale per replicare all’odio ricevuto, con denunce dedicate anche a J.K. Rowling ed Elon Musk.
Passati due anni, e archiviata la trionfale Olimpiade parigina, l’IBA ha nuovamente vietato ad Imane Khelif di prendere parte alla competizione femminile della Coppa del Mondo di boxe da loro organizzata che terrà in Serbia, dall’8 al 16 marzo, nella città di Niš.
Il CIO ha cacciato l’IBA e il suo filorusso presidente

Alle Olimpiadi di Parigi il CIO accusò pesantemente l’IBA, parlando di “aggressione” nei confronti delle due atlete fondata su una “decisione arbitraria che é stata presa senza alcuna procedura adeguata“, con test “difettosi e illegittimi“.
Alla presidenza dell’IBA c’è Umar Kremlev, cittadino russo di origine tagika vicinissimo a Vladimir Putin. Fu lui a creare la fake news di “Imane Khelif uomo“, parlando di “cromosoma xy” e accusandola di mettere in atto “un tentativo di fingersi donna“. Il famigerato test di “gender eligibility” di Imane Khelif da parte dell’IBA non è mai stato reso pubblico. Nessuno l’ha mai visto. L’atleta algerina, probabilmente intersex e iperandrogina, combatte da anni sui ring di mezzo mondo e non ha mai riscontrato alcun tipo di problema, fino alla crociata IBA nata nel 2023 ed esplosa nel 2024, con il CIO in difesa dell’atleta a ribadire più e più volte quanto non ci fosse nulla di anomalo nei suoi test.
Nel 2019 il CIO ha sospeso l’IBA per i molteplici scandali di corruzione, fino all’espulsione definitiva del 2023 con 69 voti favorevoli e uno contrario. Con gli imminenti mondiali femminili dall’IBA organizzati (ogni federazione ha il suo) gli attacchi ad Imane Khelif sono tornati di sconcertante attualità, tornando così ad alimentare una retorica transfobica che soffia fortissimo in mezzo mondo. Solo pochi giorni fa Donald Trump, nel vietare alle atlete trans di poter partecipare agli sport femminili nelle scuole e al college, aveva fatto riferimento proprio all’atleta algerina, parlando di “un pugile uomo che ha rubato la medaglia d’oro dopo aver brutalizzato le sue avversarie al punto che una campionessa (Angela Carini, ndr.) si è dovuta ritirare dopo soli 46 secondi. Due donne che hanno completato la transizione hanno finito per vincere due medaglie d’oro”, ha incredibilmente detto Trump, in riferimento anche alla pugile taiwanese Lin Yu Ting. Ma sia Imane che Lin sono biologicamente nate donne.
L’IBA e la crociata transfobica nei confronti di Imane
“Imane Khelif non è idonea per i nostri Campionati del mondo, non soddisfa i criteri di ammissibilità. Il nostro regolamento tecnico stabilisce chiaramente i requisiti e i criteri per l’evento”. “Conduciamo test di idoneità di genere in modo casuale e li condurremo durante i Campionati del mondo qui”, ha ribadito in conferenza stampa Chris Roberts, segretario generale e Ceo dell’IBA, riprendendosi così le prime pagine dei quotidiani a cavallo di una fake news, sulla pelle di Imane Khelif. Ancora una volta.
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