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Sanremo ridotto a talent show, vincerà il plebiscito del televoto, la sala stampa depotenziata

È il ritmo delle cose: contano soltanto gli sms e i voti da casa, “ingerenze” esterne come sale stampa e giurie di esperti vengono ridotte a comparse.

Sanremo 2025 Giorgia Meloni 2
A Sanremo 2025 il voto della sala stampa è depotenziato soprattutto nella fase finale dell'ultima sera.
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Avete presente la riforma del premierato che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni vorrebbe introdurre a furor di popolo, annientando qualsiasi organo intermedio e facendo piazza pulita di checks and balances? Ebbene, la Rai, con il suo nuovo regolamento di Sanremo, sembra aver già fatto da cavia: qui, il “premierato musicale” è servito su un piatto d’argento: Cristicchi e la sua banda Pro Vita sono pronti a cantare l’ultima canzone, e farsi incoronare vincitori a furo di popolo che smanetta col telefono (e poi il buio).

La tendenza è chiara: contano soltanto gli sms e i voti da casa, “ingerenze” esterne come sale stampa e giurie di esperti vengono ridotte a comparse. Un po’ come dire: “La democrazia parlamentare? Roba vecchia, noi puntiamo dritti al plebiscito!” – con la differenza che, al posto delle urne, ci sono i call center e i tasti del telecomando. Vi ricorda qualche testa pelata il plebiscito?

La “coraggiosa” architettura del televoto

Carlo Conti, gran cerimoniere della nuova era “TeleMeloni”, assicura che il Festival resta equilibrato perché il 66% dei voti andrebbe a giurie e giornalisti. Peccato che, quando si stringe il cerchio in finale, la situazione cambi (guarda caso) in favore del popolo “sovrano”, proprio come la riforma Meloni vorrebbe: via libera al trionfo del vincitore “eletto direttamente”.

Gli specialisti di voto della Rai sostengono che il nuovo regolamento darà più peso alla sala stampa, senza dire che per la finale il voto della stampa è praticamente ridotto al nulla: con Amadues infatti il voto per la finale con gli ultimi 5 finalisti vedeva azzerarsi i televoti precedenti e ripartire da zero. Ma spieghiamolo qui per benino.

Come funzionerà il voto finale?

La nuova riforma del Festival di Sanremo somiglia tanto al plebiscito che sogna Giorgia Meloni, che vorrebbe tanto farsi eleggere premier direttamente dal popolo (il suo sogno più grande).

  • I voti raccolti dai cantanti nelle prime tre serate non vengono più azzerati per la finale, ma si sommano: chi parte in vantaggio, quindi, ha un grosso beneficio.
  • Il televoto da casa incide di più perché determina una buona fetta della classifica finale.
  • La sala stampa, anziché esprimere un unico voto “forte” per il vincitore, deve ora assegnare un punteggio progressivo (da 1 a 5) a tutti e cinque i finalisti.
  • Questo impedisce di premiare con decisione un solo artista e, di conseguenza, limita la possibilità di rovesciare il volere popolare.
  • In pratica, la sala stampa perde la sua storica “forza di bilanciamento”. Il risultato finale dipenderà maggiormente da chi invia sms da casa, riducendo il ruolo dei giornalisti a comparsa nel grande spettacolo del “plebiscito” musicale.

In pratica, la sala stampa perde la sua storica “forza di bilanciamento”. Il risultato finale dipenderà maggiormente da chi invia sms da casa, riducendo il ruolo dei giornalisti a comparsa nel grande spettacolo del “plebiscito” musicale.

 Acclamazione, viva il popolo!

Ora, se i nostri prodi cronisti osano esprimere perplessità — tipo: “Ma a che serviamo noi, se in finale conta solo il televoto?”che è un po’ come dire “Scusi presidente, a che serve il parlamento?” — vengono subito rimbrottati. “Non fraintendete, abbiamo rispetto del vostro lavoro!” dicono. Certo, come no. Con un occhio si strizza ai ‘call center del Sud’ (o del Nord, o dell’Ovest, chissà) e con l’altro si sorveglia la sala stampa: guai a voi, cronisti ficcanaso, a sbilanciare troppo la gara. Guai a voi se criticate il papocchio del Papa, i dati auditel improvvisamente accorpati col web, non disturbate il popolo italiano così spensieratamente schiavizzato dai nuovi padroni della destra spiana-tutto. Horror puro, lo vogliamo dire?

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Pengwin, scommesse e manipolazioni varie

Tanto per aggiungere pepe, ecco spuntare il caso Pengwin: un “guru” che avrebbe invitato i fan a votare in massa Rocco Hunt (che tra l’altro – inciso – ha una canzone che a me piace un casino, con quella vena neo-melodica ben amalgamata ad arrangiamenti now, ma vabè) magari con qualche incentivo, così da far schizzare in alto l’ago del televoto e—nel frattempo—arraffare qualche vincita. Non ditelo troppo in giro, però: rischiamo di rovinare l’immagine del “candido”, sacro, intoccabile SUFFRAGIO POPOLARE, che noi dobbiamo venerare come unica, purissima voce del popolo, unica e vera democrazia, chiaro?

Il precedente: la colpa dei giornalisti

La verità è che qualcuno ancora ricorda i “golpe” della sala stampa. Due su tutti: Mahmood contro Ultimo nel 2019 e, l’anno scorso, Angelina Mango che beffa Geolier nonostante la vittoria del rapper al televoto. Come osano questi giornalisti ribaltare il volere del pubblico pagante? Ovviamente la Rai— che, ormai, sembra prendere appunti dalle riforme di Palazzo Chigi — non ci sta: si deve depotenziare quella fastidiosa “casta” di cronisti che osa far vincere l’artista “sbagliato”.

Un talent qualunque

Così, mentre Meloni sogna la sua riforma per un premierato più muscolare (che annullerà il peso equilibratore del Presidente della Repubblica), Sanremo ci dimostra come si fa: un bel Festival ridotto a talent show di quinta categoria, dove il vincitore si stabilisce a colpi di sms e appelli social, e i giornalisti stanno lì a fare numero, ad applaudire e a scapicollarsi per un selfie con Elodie e Olly. Complimenti vivissimi! D’altronde, a cosa mai serviranno pesi e contrappesi nel luminoso 2025 irradiato dall’energia travolgente delle vecchie e nuovi tirannidi? Meglio azzerare tutto, mutuare l’Ariston nel teatrino dell’acclamazione popolare, il rito è servito, la democrazia è salva (“finché lo voglio io”, disse qualcuno).

La canzonetta come specchio (distorto) della politica

In fondo, forse la Rai vuole davvero testare il plebiscito della canzonetta, “grazie dei fiori, no grazie“, prima che il governo di sua maestà Giorgia riesca a imporre il proprio. Niente più mediazioni, niente più filtri, niente più scomodi opinioni di esperti. Solo il popolo. Il popolo che decide, il popolo che incorona. Guai a chi si oppone: è antidemocratico, è snob, è contro la volontà sovrana.

Che dire? Se questa è la direzione che si vuole imboccare — una votazione stile reality show e con un plebiscito plebeo a decretare il “duce” musicale — complimenti, ci siamo quasi arrivati. Chissà, magari tra qualche anno potremo votare il capo del governo tramite televoto, con un massimo di tre preferenze a testa e punteggi progressivi da 1 a 5. E se qualche giornalista si azzarda a dare un punteggio critico, gli verrà detto: “Rispettiamo il tuo lavoro, ma fatti un po’ più da parte, please.

L’unico parlamento rimasto… è il popolo da casa

Tranquilli, ci dicono, è tutto per rendere la gara “più trasparente e lineare” (risate). Certo, lineare come un sasso che piomba su chiunque osi dissentire. Intanto, la nuova era “TeleMeloni” avanza: viva la democrazia—anzi, pardon—viva il plebiscito. E se a voi risulta inquietante, forse non siete nel ‘mood’ giusto per la rivoluzione canora. O politica. O entrambi.  È il ritmo delle cose, come dice il povero Rkomi (bomba di canzone che finora nessuno ha capito).

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arbo 14.2.25 - 16:09

In pratica, qualsiasi cosa possa essere vagamente collegata alla Meloni, anche se con ragionamenti assurdi e contorti, deve essere criticata. La mancanza di argomenti validi non dev'essere un ostacolo. Oggi e' il voto per le selezioni italiane dell'Eurovision. Che e' stato rovinato proprio dal voto degli "esperti" per 2 anni di fila. Boh...