Israele riprende lo sterminio dei Palestinesi a Gaza mentre l’Occidente si rifugia nella guerra anti-LGBTIAQ+

Oltre 400 morti solo nelle prime ore di bombardamenti a tappeto su Gaza City, Deir al-Balah, Khan Younis e Rafah. Netanyahu: "Questo è solo l'inizio".

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Un uomo palestinese tiene in braccio il corpo del nipote di 11 mesi Mohammad Shaban, ucciso in un attacco aereo dell'esercito israeliano all'ospedale Al-Ahli di Gaza City, martedì 18 marzo 2025
Un uomo palestinese tiene in braccio il corpo del nipote di 11 mesi Mohammad Shaban, ucciso in un attacco aereo dell'esercito israeliano all'ospedale Al-Ahli di Gaza City, martedì 18 marzo 2025 - foto AP press
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Mentre l’Occidente si dibatte nella spirale isterica della guerra culturale e le destre globali alimentano l’odio a colpi di leggi liberticide, la macchina da guerra israeliana affonda l’ennesimo colpo sulla Striscia di Gaza.

L’illusione di una tregua è durata il tempo di qualche trattativa al ribasso, prima che l’IDF lanciasse l’operazione “Forza e Spada” nella notte tra il 17 e il 18 marzo. I bombardamenti si sono abbattuti su Gaza City, Deir al-Balah, Khan Younis e Rafah con la stessa violenza implacabile e calcolata degli ultimi 17 mesi. Il Ministero della Salute di Gaza ha confermato oltre 400 morti – di cui 130 bambini – e 600 feriti nelle prime ventiquattro ore. Un massacro che si somma a mesi di assedio, fame, sete e un’emergenza umanitaria senza via d’uscita.

Il governo israeliano, nel frattempo, non nasconde più le proprie intenzioni. Benjamin Netanyahu, spalle al muro in patria, gioca l’ennesima carta della trattativa fallita per guadagnare tempo: Hamas avrebbe rifiutato tutte le offerte dei mediatori per un accordo di pace e si sarebbe opposto alla liberazione degli ostaggi. “Questo è solo l’inizio”, ha dichiarato il premier. Nessuna tregua all’orizzonte.

Hamas, dal canto suo, accusa Netanyahu di sabotare qualsiasi negoziato utile alla liberazione degli ostaggi. Gli Stati Uniti, in un ormai collaudato gioco delle parti, balbettano un generico appello alla moderazione, mentre gli aiuti vengono stoppati e le armi continuano a fluire verso Tel Aviv con la stessa disinvoltura con cui, in patria, l’amministrazione repubblicana spinge per criminalizzare l’esistenza di intere comunità.

Nel frattempo, l’Europa mantiene un distacco misurato, più attenta a contenere le reazioni dell’opinione pubblica che a interrogarsi sulle centinaia di vite sepolte sotto le macerie di Gaza – e troppo impegnata a salvaguardare il principio dello Stato di diritto mentre al suo interno, e tra i paesi candidati all’adesione, si moltiplicano le derive autoritariee con loro, la strategia della distrazione.

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Sulla rete, intanto, rimbalzano le immagini delle ultime ore. È lo sterminio più documentato della storia: famiglie intere sterminate nel sonno, persone rimaste senza farmaci salvavita, ambulanze ridotte a carcasse fumanti, uomini e donne che scavano a mani nude nel cemento crollato. Ma l’indignazione è un rumore di fondo, sovrastato dalla propaganda che trasforma ogni crimine in un “atto di difesa” e ogni vittima in un nemico. Ancora prima di nascere.

L’orrore si consuma sotto gli occhi del mondo, ma le priorità dell’agenda politica restano altre. Mentre Gaza brucia, le destre globali si compiacciono del loro nuovo affondo contro ai diritti LGBTQIA+. Il copione è sempre lo stesso: distogliere l’attenzione dall’orrore con la retorica della minaccia arcobaleno. Un diversivo perfettamente studiato, perché mentre le folle mangiate da una disinformazione calcolata si dividono su percorsi affermativi e diritti fondamentali, un’intera popolazione viene sterminata con il tacito consenso delle democrazie liberali.

Le manifestazioni esplodono però ovunque, da Londra a Berlino, da Parigi a Milano, dove la tensione con la polizia durante la protesta contro l’ennesima mattanza è stata altissima.

A nulla valgono gli appelli dell’ONU, le denunce delle ONG, la voce rotta dei sopravvissuti che chiedono solo di essere ascoltati. La guerra culturale è una distrazione perfetta: un circo che consuma titoli di giornale e talk show, mentre i bambini di Gaza muoiono di fame, sotto le bombe.

© Riproduzione riservata.

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