Attenzione perché Patty Pravo ha pubblicato un po’ a sorpresa la nuova canzone “Ho provato tutto” scritta da Francesco Bianconi (Baustelle) e prodotta da Taketo Goharada e – Attenzione! – c’è sempre quell’usale sollievo dolce e sovversivo nel ritrovare, in un tempo che brucia di guerre e nuove inquisizioni, la voce di Patty, il timbro familiare di chi non ha mai smesso di sfidare il buio con un colpo di mascara e una parola scomoda. Mentre il mondo si stringe nella morsa degli estremismi e dei moralismi rispolverati, come un vestito che sa di muffa tossica e di paure artificiali (e così omologate), arriva Patty a ricordarci che la libertà non è una posa ma un respiro, un’eresia necessaria. È un po’ zia, un po’ complice, un po’ amante antica: ci tende la mano senza giudicarci, ci parla con la sua voce stropicciata e divina, ci racconta che si può vivere tutto, anche l’impossibile, e sopravvivere con grazia. E allora ascoltarla è più che un gesto nostalgico: è piccolo un atto di resistenza poetica, tra coraggio per guardare la realtà e aspirazioni di bellezza.
Patty Pravo: l’ultima diva racconta sé stessa in un canto di libertà

Corre la penna maliziosa e suadente di Bianconi in questo brano, e si sente. Ma sono versi calati nel Pravo Universo. Corrono parole che riverberano quell’eco sottile, inesorabile, che attraversa il tempo ogni volta che Patty Pravo torna a cantare. Non è mai solo un ritorno, è un’incursione nell’eternità. Ho provato tutto non è un singolo, ma un’autobiografia sussurrata e brutale, lucida come una lama che ha tagliato il bene e il male, le speranze e la memoria. Dopo sei anni di silenzio discografico, la sacerdotessa dell’eccesso e della grazia riappare e lo fa con un inno alla libertà conquistata, vissuta, e mai barattata. Nelle parole di Bianconi Pravo confessa, declama, invoca. Ogni verso è una micro-ferita aperta e vessata dai frammenti di una vita – e lo sappiamo bene – vissuta senza censura. È una litania lisergica e feroce, dove il deserto rosso e l’LSD diventano territori dell’anima, e l’orgia e l’autostop simboli di un corpo che si è fatto esperienza. L’ironia (“Ho inventato il rock, oddio quello forse no”) gravata dal peso cosmico del dolore: “Non sapete l’energia che ci vuole a sopportare il peso del mondo”. Le immagini si accavallano — arcangeli rettili, figli sconosciuti, tamburi rotti — in una visione psichedelica e struggente, dove Jimi Hendrix è uno spettro benevolo che scrive con lei la storia. Eppure, nell’apocalisse, resta un gesto umano, disarmato e purissimo: continuare ad amare, anche quando il futuro muore. Anche quando il senso non c’è.
Testo di Ho Provato Tutto di Patty Pravo
testo di Francesco Bianconi – produzione di Taketo Goharada – diritti Warner Bros
Ho provato tutto l’impossibile Il deserto rosso L’LSD Ho saputo vivere Senza (pensa un po’) annoiarmi mai Ho provato il gusto del carnefice Ho fatto le orge e l’autostop Sono stata vittima, killer? che ne so Ho inventato il rock, oddio quello forse no Ragazzini elettrici e Arcangeli rettili al sole Non sapete l’energia che ci vuole A sopportare il peso del mondo Continuare ad amare Pure sapendo che il futuro ora muoreHo lasciato Jimi Hendrix scrivere Ho strappato cuori Fatto shock Esplicato lacrime Rotto dei tamburi Ragazzini elettrici e Arcangeli rettili al sole Non sapete l’energia che ci vuole A sopportare il peso del mondo Continuare ad amare Pure sapendo che il futuro ora muore Ho lasciato Jimi Hendrix scrivere Ho strappato cuori Fatto shock E sprecato lacrime Rotto dei tabù Spento la tv Figli sconosciuti, ragazzi-lucertola al sole Non sapete l’energia che ci vuole A sopportare il peso del mondo Continuare ad amare Pure sapendo che il futuro ora muore Come in un massacro Io vivo ancora la vita Anche se ho capito che un senso non c’è A sopportare il peso del mondo Continuare ad amare Pure sapendo che il futuro ora muore Come in un massacro Io vivo ancora la vita Anche se ho capito che un senso non c’è A sopportare il peso del mondo Continuare ad amare Pur sapendo che il futuro ora muore Come in un massacro Io vivo ancora la vita Anche se ho capito che un senso non c’è
Il ritratto firmato Francesco Bianconi
“Francesco ha scritto un ritratto perfetto della mia vita”, ha detto lei. E in effetti Ho provato tutto sembra sgorgare direttamente dalla fonte di quell’identità irripetibile che è Patty Pravo. Una voce recitante, aliena e intima, che ha attraversato epoche come si attraversano le stanze di una casa in fiamme: senza voltarsi indietro. Dai fasti psichedelici di Il paradiso ai raffinati disincanti di Pensiero stupendo, fino alla rinascita di E dimmi che non vuoi morire, ogni brano è stato una stazione sulla via crucis del pop. E oggi, di nuovo, si espone e di nuovo citiamo: “Non sapete l’energia che ci vuole a sopportare il peso del mondo”.
Patty Pravo, hashish, acidi, Schifano e Lucio Corsi
Nell’intervista al Corriere, ride, Patty, con quell’erre arrotata che è già leggenda, e ci tiene subito a precisare: “Un testamento? Ma no, sono viva e vegeta“. E in effetti, più viva che mai. Parla di mariti amati sinceramente e viaggi in 500 con Hendrix e un carico di hashish, tra acidi e hashish, ma mai l’eroina — “ha distrutto una generazione” —, rivendica una libertà mai negoziata. “Non sono scema”, dice, e in questa frase c’è la lucidità feroce di chi ha cercato il piacere ma rifuggito l’autodistruzione. Ha amato tutti i suoi uomini, soprattutto se musicisti, perché “c’era sintonia”. Ricorda i Rolling Stones, Anita Pallenberg, le notti con Schifano, e oggi chatta con Madonna su Instagram come se nulla fosse. Sanremo lo guarda distrattamente, ma ama Lucio Corsi. Non le manca nulla. Vuole solo farsi sorprendere, ancora, da ciò che verrà. Con grazia, come sempre.
L’ultimo baluardo contro l’omologazione

Nel vuoto performativo della musica contemporanea, dove la provocazione è strategia e l’autenticità è merce contraffatta, Patty Pravo si staglia come un totem sacro e inafferrabile. Non chiede attenzione: la calamita. Non cerca il consenso: lo brucia. La sua libertà è un atto di guerra contro il compromesso. In un’Italia che ha sempre avuto paura delle donne libere, Patty è sopravvissuta a tutto – alla gloria, al silenzio, agli uomini, alle etichette. E canta ancora. Con la stessa voce dissonante che inquieta e consola, senza bisogno di giustificarsi, baby.
Un ritorno inciso nel tempo
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Disponibile dal 21 marzo su tutte le piattaforme e dal 9 maggio in un vinile 45 giri autografato, Ho provato tutto è più che un ritorno: è una dichiarazione di esistenza. Un manifesto poetico, un grido viscerale che rivendica il diritto all’eccesso, al desiderio, al fallimento. Patty Pravo non vuole compiacere: vuole raccontare. E lo fa con la bellezza irriducibile di chi ha vissuto mille vite e, con voce incantata, ci ricorda che la vera trasgressione è essere sé stessi, senza chiedere permesso a nessuno.
