Le vacanze di Pasqua sono uno di quei momenti in cui, se ti va bene, prendi un volo e torni a casa. Se ti va male, ti aspettano ore di pullman e cambi treno per raggiungere la tua famiglia che si trova dall’altra parte dell’Italia. Ad ogni modo, sono rari i casi in cui si decide di restare nella città in cui si è stati costretti a trasferirsi per studio o lavoro.
E vi starete chiedendo: “Perché oggi Luca ci sta facendo questo pippone?”. Molto semplice: anche io faccio parte di quella grande fetta di italiani che ha scelto il venerdì santo per tornare a casa, ritrovandomi a fare le corse in metropolitana e file immense al gate in aeroporto, inconsapevole che prendere quel volo avrebbe significato per me riscoprire la magia dell’amore. Ma è proprio quello che mi è accaduto nei giorni delle vacanze pasquali appena trascorse. E precisamente venerdì scorso.

L’amore al gate: un bacio al volo prima di partire (ognunə per la propria meta)
Una volta arrivato al gate, seduto in attesa di imbarcarmi, con la testa china sull’app di dating aperta sullo smartphone, infatti, mi sono trovato di fronte ad una di quelle scene da commedie romantiche LGBTQIA+ che pensi possano accadere solo nei film: due ragazzi, poco più che ventenni, entrambi a dir poco affascinanti, in piedi l’uno accanto all’altro con il sorriso di chi si sta incontrando per la prima volta. Lui con una tuta grigia e una canotta bianca; l’altro con jeans e maglietta. Insomma, un bel vedere.
Non so se fosse il primo incontro dopo una chat su Tinder, Grindr o chissà quale altra app. Ma l’atmosfera era quella: gli sguardi erano avidi, le parole poche. Si cercavano con gli occhi prima ancora che con i gesti, come a volersi memorizzare a vicenda prima del decollo.
Insomma, c’era quel tipo di elettricità che conosco molto bene – e come me anche quellə che almeno una volta nella vita hanno incontrato qualcunə con un’app di incontri: quel misto di voglia, imbarazzo e coraggio necessari per giocarsi tutto, senza la paura di perdere, che nasconde la voglia di innamorarsi ancora.
La magia è esplosa nel giro di pochi minuti. Prima li ho visti sparire; poi ritornare per fermarsi e baciarsi a lungo di fronte al gate, con le mani intrecciate e i corpi che si sfiorano e imparano a conoscersi. Quasi nudi, anche se completamente vestiti. Un bacio pieno, appassionato, romantico, tipico delle commedie romantiche, che non sembrava voler chiedere scusa a nessunə, nemmeno a chi è disilluso dall’amore come me.

Eppure io ero lì, immobile, che interpretavo il ruolo di spettatore di fronte all’ennesima commedia romantica, consapevole che la storia che stavo vivendo – e che mi stava strappando il cuore – non era la mia. Ero lì: li guardavo, un po’ imbambolato, un po’ invidioso, un po’ eccitato da quel bacio tra due giovani uomini, pronti a sfidare ogni tipo di pregiudizio – che fortunatamente, in questo caso, non c’è stato.
Un’immagine dall’alto carico erotico, ma mai volgare, che già sapevo mi sarei portato dietro per tutto il pomeriggio e che già si stava trasformando in questa storia che vi avrei voluto raccontare. Di fatto quel bacio stava riaccendendo in me quella voglia di avventura, di amore, che la vita porta con sé e che ogni tanto siamo costrettə a tenere a bada per la frenesia della nostra quotidianità – ma anche per i numerosi pregiudizi che le app di incontri si portano con sé.
E poi il saluto, con un ultimo bacio. La fine di una storia appena iniziata, e già indimenticabile. L’ennesima commedia romantica vista dalla poltrona del gate, che mi ha lasciato con il fiato sospeso per qualche minuto, l’app di dating ancora aperta sullo schermo e una domanda fissa in testa: «Perché non ci sono io al loro posto?».
Ecco, forse è proprio questo il punto. Forse passo, passiamo, troppo tempo a proteggerci e a tenere a bada il desiderio, quando invece a volte basterebbe lasciarsi andare, concedersi quel match, incontrarsi ad un gate, darsi quel bacio prima del decollo e ricordarci che, nonostante tutte le bruciature, siamo ancora capaci di desiderare e di essere desiderati.
Così, questo incontro tra Marco ed Edoardo – così mi piace immaginare i loro nomi – mi ha ricordato che in amore non servono grandi colpi di scena. Basta soltanto avere la voglia di crederci ancora; proprio come accade nei film.

Perché l'amore non è un diritto di tutti, ma un privilegio di pochi.