È iniziato il Conclave che eleggerà il nuovo Papa, a due settimane dalla morte di Bergoglio. Chiusi a chiave all’interno della Cappella Sistina, 135 cardinali dovranno eleggere il nuovo Pontefice, con i bookmaker che danno in calo il cardinale filippino Tagle ed esprimono un nuovo super favorito.
Pietro Parolin, sacerdote dal 1980, arcivescovo dal 2009, vescovo dal 2010, cardinale dal 2014, oggi 70enne e dal 2013 al mese scorso segretario di Stato della Santa Sede. Da tempo considerato una “figura moderata” all’interno della Chiesa, Parolin potrebbe essere una scommessa sicura, in grado di dare continuità e stabilità all’interno della Chiesa cattolica dopo il decesso di Papa Francesco.
Nato in provincia di Vicenza, Parolin vanta una vasta esperienza diplomatica, con principale attenzione sul Medio Oriente e sulla situazione geopolitica del continente asiatico. Definito come “un progressista modernista con una visione globalista“, nonché “un coraggioso idealista (e) un fervente sostenitore della pace“, Parolin si è spesso esposto sul fronte dei diritti LGBTQIA+, prendendo posizioni conservatrici.
Parolin contro il matrimonio egualitario
10 anni fa, era il 2015, in seguito all’approvazione da parte dei cittadini irlandesi del referendum che legalizzava il matrimonio tra persone delle stesso sesso, il cardinale dichiarò che l’esito della consultazione era “una sconfitta per l’umanità”. “Sono rimasto molto triste di questo risultato, la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione“, disse Parolin, per poi concludere:
“Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità”. “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa anche di fronte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni rimane la famiglia”. “Colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro“.
Sì al Congresso mondiale della Famiglia e no al DDL Zan

Nel 2019, dinanzi al contestatissimo Congresso Mondiale della Famiglia di Verona Parolin benedì l’evento, limitandosi a dire “siamo d’accordo sulla sostanza“. Due anni dopo Matteo Salvini incontrò il ‘ministro degli Esteri’ vaticano Paul Richard Gallagher, con Parolin che definì quel dialogo “sereno“, utile per “trovare qualche punto di intesa sulle tematiche più scottanti“.
Tra le tematiche più scottanti c’era il DDL Zan, che vide il Vaticano sugli scudi per affossare la legge contro l’omotransfobia. L’allora premier Draghi, dinanzi alle ingerenze della Chiesa, ricordò come lo Stato italiano fosse laico, difendendo la sovranità del Parlamento.
Parolin, da segretario di Stato, negò l’evidente ingerenza vaticana, ribadendo comunque la contrarietà della Chiesa alla legge:
“Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo. La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo. L’esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare”.
Due anni prima, nel 2019, Parolin accolse in Vaticano un gruppo di circa 50 persone impegnate, a vario titolo, contro la criminalizzazione della omosessualità. “Il Cardinale Parolin ha rivolto ai presenti un breve saluto, ribadendo la posizione della Chiesa cattolica in difesa della dignità di ogni persona umana e contro ogni forma di violenza. Dopo aver ascoltato gli interventi di alcuni dei partecipanti all’incontro, il cardinale Parolin ha quindi assicurato che informerà il Santo Padre sul contenuto della ricerca”, disse all’epoca il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti.
Parolin tra teoria gender e benedizione per le coppie gay
Nel 2023, al cospetto della Chiesa tedesca che aveva approvato a larga maggioranza un testo che apriva alle celebrazioni per la benedizione delle coppie dello stesso sesso a partire dal marzo 2026, Parolin fu netto:
“La Santa Sede si è già espressa in maniera molto chiara con il documento del dicastero della dottrina della Fede. La posizione di Roma è quella. Con i vescovi tedeschi si continuerà il dialogo, dovrebbero confluire queste decisioni all’interno del cammino sinodale della chiesa universale e si vedrà che sviluppi ci saranno. Una Chiesa locale non può prendere una decisione del genere che coinvolge la disciplina della chiesa universale. Ci deve essere un confronto con Roma e con il resto delle chiese nel mondo. Ci deve essere tempo per questo dialogo. Non parliamo di ribellione, nella chiesa ci sono sempre state tensioni e attenzioni diverse, evidentemente il cammino sinodale sta prendendo decisioni che non collimano con quello che è l’attuale dottrina della chiesa, anche se loro dicono che tutto questo sta avvenendo nel pieno del diritto canonico. Ci confronteremo su questo“.
Successivamente, dinanzi alla dichiarazione “Fiducia Supplicans” che ha aperto alla possibilità della benedizione per coppie “irregolari e dello stesso sesso”, Parolin ha annunciato ulteriori approfondimenti, causa reazioni contrarie di alcuni episcopati, soprattutto africani. “Se questi fermenti servono a camminare secondo il Vangelo per dare risposte all’oggi, benvenuti anche questi fermenti”. “È stato toccato un punto delicato. Ha suscitato reazioni molto forti, serviranno ulteriori approfondimenti“.
Come il suo mentore e amico Papa Francesco, anche Parolin si è infine espresso negativamente sulla fantomatica “ideologia gender”, definendola “estremamente pericolosa perché annulla le differenze nella sua pretesa di rendere tutti uguali“.
Anche Parolin, come tutta la Chiesa cattolica, si è infine espresso contro l’aborto, dicendosi favorevole alla proposta di far entrare i pro-vita nei consultori: “Noi siamo a favore della vita e anche di tutti quegli strumenti che possano permettere di affermare il diritto alla vita, soprattutto per le donne che si trovano in difficoltà“.
Sarà lui il 267º Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, primo pontefice italiano dopo Albino Luciani, come Parolin nato in Veneto, eletto nel 1978 come Giovanni Paolo I e deceduto dopo appena 33 giorni?
