Matthew Kacsmaryk, giudice federale del Distretto Settentrionale del Texas con una storia professionale di vicinanza alle posizioni più estreme del Partito Repubblicano, ha emesso una sentenza in cui ha dichiarato che il celebre Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 non protegge le persone LGBTQ+ dalla discriminazione sul posto di lavoro.
La sentenza omobitransfobica del giudice Matthew Kacsmaryk
Una decisione che contraddice la storica sentenza della Corte Suprema del 2020 nel caso Bostock contro Clayton County, che stabilì come la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è, per definizione, discriminazione sessuale. La sentenza di Kacsmaryk, scrive The Advocate, si può considerare come uno dei più allarmanti passi indietro giudiziari sul fronte diritti LGBTQ+ della storia recente, minando tutele fondamentali per le persone queer e trans negli Stati Uniti.
Il caso è stato intentato contro l’EEOC dallo Stato del Texas insieme alla Heritage Foundation, forza di destra che ha dato vita al cosiddetto Project 2025, estremista progetto politico che ha esplicitamente chiesto l’abolizione delle tutele LGBTQ+. Nello schierarsi con i querelanti, il giudice Kacsmaryk ha fatto riferimento all’attuale politica del Dipartimento dell’Agricoltura del Texas in materia di impiego, che richiede “ai dipendenti di rispettare il codice di abbigliamento in modo coerente con il proprio genere biologico“, specificando che “gli uomini possono indossare pantaloni” e “le donne possono indossare abiti, gonne o pantaloni“. La sentenza ha confermato la politica del dipartimento che vieta ai dipendenti transgender di utilizzare i servizi igienici che si allineano alla loro identità di genere. Il giudice ha emesso un verdetto secondo cui il Titolo VII tutelerebbe solo il “licenziamento di qualcuno semplicemente perché omosessuale o transgender“, ma non proteggerebbe le persone transgender o gay dalle “molestie”.
“In sintesi, il Titolo VII non vieta le politiche di impiego sul posto di lavoro che proteggono le differenze intrinseche tra uomini e donne“, scrive Kacsmaryk nella sua sentenza. Il giudice Kacsmaryk ha inoltre sostenuto che la disparità di trattamento nei confronti dei dipendenti transgender non costituisce una disparità di trattamento, sostenendo che “un dipendente maschio deve utilizzare servizi maschili come gli altri maschi“. Un’affermazione che cancella l’identità transgender.
Kacsmaryk ha così esteso questa logica ai codici di abbigliamento e ai pronomi, sostenendo che chiedere ai dipendenti di aderire a standard di abbigliamento e all’uso dei pronomi basati sul sesso assegnato alla nascita non sia discriminatorio perché si applica “ugualmente” a tutti. Il giudice ha poi ordinato la completa rimozione di ogni riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere come categorie protette ai sensi del Titolo VII dalle linee guida dell’EEOC. La sua sentenza dichiara che “tutto il linguaggio che definisce ‘sesso’ nel Titolo VII, includendo ‘orientamento sessuale’ e ‘identità di genere'”, deve essere rimosso dalla politica federale sull’occupazione“. Nello specifico, la sentenza prende di mira e annulla la Sezione II(A)(5)(c) delle linee guida dell’EEOC del 2024, che afferma: “La discriminazione basata sul sesso ai sensi del Titolo VII include la discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere“.
La sentenza Bostock contro Clayton County della Corte Suprema
La sentenza di Kacsmaryk, come detto, è in netto contrasto con la sentenza Bostock contro Clayton County, che nel 2020 stabilì come il Titolo VII protegga i lavoratori LGBTQ+ dalla discriminazione. Il caso riguardava Gerald Bostock, licenziato da un impiego nella contea dopo essersi iscritto a una lega di softball gay, e Aimee Stephens, una donna transgender licenziata da un’agenzia di pompe funebri dopo aver informato il suo datore di lavoro che avrebbe iniziato a presentarsi come donna. Con una decisione a maggioranza di 6 a 3, la Corte Suprema aveva stabilito che licenziare qualcuno perché gay o transgender fosse intrinsecamente una discriminazione basata sul sesso, violando la legge federale sui diritti civili. Sebbene Bostock si sia concentrato sul licenziamento ingiusto, è azzardato affermare che le stesse tutele non si applicherebbero anche alle molestie sul posto di lavoro o ad altre forme di trattamento discriminatorio ai sensi della stessa legge.
Ma questa non è la prima incursione del giudice Kacsmaryk a favore di tesi care all’estrema destra USA. È stato lui che ha provato a revocare l’approvazione della FDA per il mifepristone, farmaco abortivo sicuro e ampiamente utilizzato. Si è pronunciato contro le tutele LGBTQ+ previste dall’Affordable Care Act. Ha cercato di costringere Planned Parenthood a pagare 2 miliardi di dollari a Texas e Louisiana, con una sentenza così discutibile che persino il Quinto Circuito, profondamente conservatore, l’ha annullata. Ora ha preso di mira il Titolo VII, invitando di fatto i datori di lavoro a molestare e discriminare i lavoratori LGBTQ+, fingendo che la sentenza Bostock non sia mai esistita.
