Costa d’Avorio, aumenta la violenza omobitransfobica: l’ombra di una legge anti-LGBTIQ+

Un tempo epicentro queer per le persone LGBTIQ+ dell'Africa Occidentale, oggi il clima è irrespirabile e le aggressioni in aumento: gli attivisti denunciano l'influenza delle politiche repressive dei vicini Ghana e Nigeria.

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Costa d'Avorio: crescono le violenze contro le persone queer. Le elezioni nell'ottobre 2025 potrebbero vedere un incremento di propaganda omobitransfobica e una legge anti-LGBTIQ+
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In Costa d’Avorio, l’omosessualità non è criminalizzata, ma le persone LGBTQ+ vivono in una terra di mezzo: la legge non le perseguita, ma nemmeno le protegge. “Lo Stato ivoriano è neutro per quanto riguarda la questione”, spiega il sociologo Brice Stéphane Djédjé a Le Monde, e questo vuoto normativo consente “una relativa tolleranza in confronto ai paesi vicini”.

Una tolleranza che ha reso Abidjan (centro economico principale della Costa d’Avorio) una sorta di rifugio per chi fugge da paesi come Guinea, Ghana o Senegal, dove l’omosessualità è punita con pene severe e con una ferocia crescente. Un giovane intervistato da Le Monde racconta:

A Conakry (Nuova Guinea), mi hanno aggredito fisicamente molte volte e sessualmente tre volte. A Dakar, sono iniziate le stesse cose. A Bamako, mi hanno pugnalato. […] Qui posso uscire truccato e andare alle feste coi tacchi”.

Ma questa libertà per le persone queer ivoriane o per quelle che giungono da altri paese è fragile: l’ombra della repressione anti-LGBTIQ+ che sta contaminando l’Africa si fa sentire.

Abidjan è il crogiolo queer dell’Africa occidentale. Ma gran parte della popolazione rifiuta le persone LGBT+. La violenza e le aggressioni sono frequenti, in particolare contro le donne trans”, denuncia ancora Djédjé. Il rapporto “Situazione delle persone LGBTQ+ in Costa d’Avorio”, pubblicato nel 2023, conferma un clima sociale ostile, tra aggressioni verbali, discriminazioni e incitamento all’odio.

Negli ultimi tempi, si è assistito a un’escalation di odio sia online sia nelle strade, con insulti, incitamenti alla violenza e aggressioni fisiche mirate soprattutto contro coppie gay e donne trans.

Sui social media – in particolare TikTok, Facebook e YouTube – alcuni influencer locali hanno intensificato i messaggi ostili. Tra loro, Ibrahim Zigui, seguito da oltre 230.000 persone, ha pubblicato video accusatori nei confronti di quella che definisce “eccessiva visibilità” delle persone omosessuali, contribuendo a un clima sempre più ostile. Parole che si sono presto trasformate in azioni. A Yopougon, quartiere popolare di Abidjan, un salone di bellezza gestito da donne transgender è stato attaccato da una folla inferocita. Un episodio che dimostra come la retorica d’odio in rete possa tradursi rapidamente in violenza concreta.

Essere odiato da tutti” è la paura più grande di Kaboul, intervistato dalla ong All OutIn questo momento, le nostre paure più grandi sono essere picchiati, attaccati o addirittura linciati – spiega Brice – subire l’esclusione sociale a causa dell’attuale crisi anti-LGBT+, perdere il lavoro a causa della discriminazione basata sull’orientamento sessuale, essere ripudiati dalle nostre famiglie“.

 

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Brice Donald Dibahi è il fondatore della ONG Gromo, e ha raccontato di una violenza “senza precedenti. Anche Louna, direttrice della ONG Droit à la Différence (DADI) e attivista trans, ha denunciato minacce dirette nelle quale si insinua che le persone LGBTIQ+ starebbero diffondendo perversione nella società.

Online, l’omofobia si manifesta apertamente. Il termine “woubi”, che indica uomini giovani omosessuali nella cultura ivoriana, è spesso usato in modo denigratorio. L’influencer Général Camille Makosso ha lanciato un video virale in cui chiede al presidente Ouattara contezza di una presunta deriva arcobaleno nel suo Paese:

A voi sembra normale quello che capita attualmente in Costa d’Avorio? Questo comportamento sarebbe tollerato in Arabia Saudita? Mai”.

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A sinistra un manifesto contro l'omobitransfobia e contro l'uso della parola WOUBI come insulto - A destra un numero del magazine Meleagbo
A sinistra un manifesto contro l’omobitransfobia e contro l’uso della parola WOUBI come insulto – A destra un numero del magazine Meleagbo

Esiste una pubblicazione queer, il magazine “Meleagbo“, diretto dall’attivista LGBTIQ+ ivoriano Emanuel Niamien e da altri volontari e finanziato dall’ong Gromo. “Per molto tempo la Costa d’Avorio è stata punto di riferimento per le persone queer dell’Africa occidentale, ma di recente sempre più attivisti denunciano una regressione dell’inclusione e un collasso delle organizzazioni LGBTIQ+” riferisce in un video la redazione del magazine.

La spiegazione di questi passi indietro, secondo alcuni, sarebbe dovuta all’influenza di paesi vicini, come Nigeria e Ghana, dove la repressione anti-LGBTIQ+ è ormai un processo legalizzato e istituzionale. Questo, secondo quanto denuncia Meleagbo, potrebbe indurre le forze politiche che si candidano a governare alle prossime elezioni a inseguire l’onda anti-LGBTIQ che sta devastando molti paesi africani.

Secondo una ricerca del 2021 pubblicata da France24.com, il 70% delle persone LGBTIQ+ ivoriane non ha un lavoro. Ancora dalla redazione di Meleagbo:

Molti hanno paura a mostrare il proprio volto e la visibilità di un tempo sta tornando indietro e questo è esattamente quel che vogliono gli omobitransfobici, vogliono che torniamo in silenzio e nell’invisibilità. Per questo iniziative come il nostro magazine sono importanti”

La Costa d’Avorio è attualmente guidata dal presidente Alassane Ouattara, in carica dal 2011 e rieletto per un terzo mandato nel 2020. Economista ed ex dirigente del FMI, Ouattara è espressione del RHDP (Raggruppamento degli Houphouëtisti per la Democrazia e la Pace), partito centrista e liberale ispirato all’ex presidente Houphouët-Boigny. Il suo terzo mandato, reso possibile dalla nuova Costituzione del 2016, è stato contestato dall’opposizione. In vista delle presidenziali del 2025, il RHDP lo vorrebbe di nuovo candidato. Il governo è attualmente retto dal Primo Ministro Robert Beugré Mambé, in carica dal 16 ottobre 2023. Il sistema politico del Paese è semi-presidenziale.

Il cantante Zagba Le Requin in una fotoprelevata dal suo profilo IG nel quale omaggiaun alcolico sponsor durante un eventoorganizzato dal magazine italiano ESSERE NERO. L’artista in passato ha detto a proposito dei “woubi”(termine con cui si indicano giovani ragazzi gay)Gli woubi sono svergognati. [...]Ma che rispettino i valori di questo bel paese
Il cantante Zagba Le Requin in una fotoprelevata dal suo profilo IG nel quale omaggiaun alcolico sponsor durante un eventoorganizzato dal magazine italiano ESSERE NERO.
Tuttavia, nel dibattito pubblico anche personaggi pubblici, come l’artista Zagba Le Requin, della celebra band “Team Paiya“, alimentano il clima d’odio (fonte):

“Gli woubi sono svergognati”

Sul suo profilo, Le Requin ha lasciato pubblicato un commento di un altro utente che scriveva: “Perfino per le nostre donne i loro capelli sono esagerati. Alcuni fanno anche la fila per mettersi unghie false. La scelta è vostra, va bene. Non sono nessuno per giudicare, bene”. Le Requin ha risposto “Per me basta che rispettino i valori di questo nel paese”.

Un altro invece, Hassan Hayek, come riferisce Global Voice, attinge a una retorica tradizionalista: “I veri woubi non sono quelli che ballano nelle reti social. Quelli veri stanno nascosti”.

Le autorità, pur richiamando la popolazione a un uso etico dei social media, non vanno oltre. L’articolo 367 del codice penale ivoriano stabilisce che: “L’incitamento a maltrattare gli altri a causa della loro origine, etnia, religione o orientamento sessuale è punito, a seconda della gravità dell’atto, con la reclusione da 1 a 5 anni e una multa da 500.000 FCFA a 5 milioni di FCFA; da 10 a 20 anni di reclusione e una multa da 20 milioni di FCFA a 40 milioni di FCFA.

Le elezioni si terranno nell’Ottobre 2025 e il timore è che la propaganda anti LGBTIQ+, fomentata anche dalle destre occidentali, possa crescere di intensità e contaminare anche quello che era il paese più friendly dell’Africa Occidentale.

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