Niger, è “caccia alle streghe” dopo la legge anti-LGBT. Almeno 40 arresti

Il regime militare ha subito dato seguito alla legge che prevede fino a 20 anni di carcere per "atti indecenti o contro natura" e "rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso".

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Niger, è "caccia alle streghe" dopo la legge anti-LGBT. Almeno 40 arresti - Abdourahamane Tchiani - Gay.it
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Nel mese di giugno il Niger ha promulgato un nuovo codice penale che criminalizza esplicitamente l’omosessualità, con pene fino a 20 anni di carcere. Nel 2025 la giunta militare aveva già inserito nella Carta di Rifondazione il divieto delle “pratiche LGBTQIA+ o qualsiasi altro comportamento innaturale“, con quella norma che ha poi trovato una base giuridica nel codice penale. E da un mese a questa parte è iniziata la caccia alla comunità LGBT+ in tutto il Paese.

Niger, è caccia alle persone LGBT

A denunciarlo gli operatori sanitari che si occupano di persone sieropositive in Niger, con almeno 40 persone arrestate con l’accusa di “atti indecenti o contro natura” e “rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso”.

Intervistati dal The Guardian, i servizi di supporto per le persone sieropositive hanno espresso serie preoccupazioni sul trattamento delle persone LGBTQ+ in tutto il Paese, definendo il divieto una “caccia alle streghe.

Il clima qui è davvero tossico“, ha affermato una fonte anonima. “Le persone LGBTQ+ si tengono al riparo e si nascondono perché sono a rischio. Abbiamo perso i contatti con molti di loro e i recenti arresti hanno esacerbato le tensioni.”

È la prima volta nella storia del Paese che l’omosessualità viene criminalizzata, con l’Africa sempre più orientata verso leggi detentive nei confronti delle persone LGBTQIA+.

Il generale Abdourahamane Tchiani, capo del governo militare, ha preso il potere con un colpo di stato nel luglio del 2023 e si è insediato come presidente nel 2025, con un mandato di cinque anni, sciogliendo tutti i partiti politici del paese.

Larissa Kojoué, politologa e attivista panafricana, ha respinto l’idea che l’omosessualità sia in qualche modo legata alla cultura occidentale. “I leader politici la usano per promuovere la propria agenda politica”, ha affermato. “Rivendicano i ‘valori africani’, la sovranità e la cultura, mentre allo stesso tempo minano allegramente i diritti umani delle persone”. “Non esiste una cultura che incoraggi la violenza contro persone innocenti, o che non ritenga responsabili gli autori di atti di violenza. Ma nel continente [africano] si può fare quello che si vuole con le persone LGBTQ+ e restare impuniti”.

Le modifiche al codice penale sono iniziate con il precedente presidente del Niger, Mohamed Bazoum. Nel marzo 2025 il regime di Tchiani ha promulgato la Carta della Rifondazione, per sostituire la costituzione del 2010. Sebbene la Carta proibisca le relazioni LGBTQ+, le sanzioni penali relative a tali misure sono state introdotte solo con il nuovo codice penale, nel mese di febbraio. Oltre a severe punizioni per le relazioni omosessuali, prevede pene detentive fino a 20 anni per chi partecipa, assiste o organizza un matrimonio gay. Qualsiasi persona o organizzazione coinvolta, direttamente o indirettamente, in club, associazioni o organizzazioni per persone LGBTQ+, rischia fino a 20 anni di reclusione e una multa fino a 500 milioni di franchi CFA.

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Hiv, crescono i contagi

Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, inoltre, non hanno più accesso a preservativi, servizi di test o PrEP. La fonte anonima del The Guardian ha messo in guardia dal rischio di diffusione delle infezioni da hiv, affermando: “Quando le persone si nascondono, non le vediamo e non possono proteggersi. Si vede l’impatto [di questo codice penale]. Ne siamo profondamente rattristati“.

La scorsa settimana il Niger è stato tra gli otto paesi che hanno votato contro la dichiarazione politica delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS, adottata con 149 voti. Secondo la dichiarazione, le infezioni da HIV sono aumentate tra il 2010 e il 2025 in Medio Oriente, Nord Africa, America Latina, Europa orientale e Asia centrale. Mentre l’Africa occidentale e centrale ha registrato un calo del 49% delle nuove infezioni tra il 2010 e il 2022, l’Africa subsahariana rimane colpita in modo sproporzionato, rappresentando il 64% di tutte le persone che vivono con l’hiv a livello globale. Si stima che in Niger ci siano state 32.000 nuove infezioni solo nel 2023.

La riforma del codice penale del Niger si inserisce in una tendenza diffusa nell’Africa subsahariana verso una legislazione più punitiva nei confronti delle persone LGBTQ+. Negli ultimi anni, diversi Stati africani hanno introdotto o rafforzato leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali. Dall’Uganda al Senegal e al Ghana. A livello globale, dei 66 Paesi che criminalizzano gli atti omosessuali consensuali 33 si trovano in Africa, 21 in Asia (incluso il Medio Oriente), cinque nelle Americhe e sei in Oceania.

L’organizzazione internazionale per i diritti umani Front Line Defenders si è detta “profondamente preoccupata” per gli sviluppi in Niger e ha chiesto alle autorità “di abrogare tutte le disposizioni che criminalizzano gli individui sulla base del loro orientamento sessuale o identità di genere, così come gli individui che li sostengono e li difendono”.

Téa Braun, direttrice generale dell’Human Dignity Trust, ha dichiarato: “Criminalizzando i rapporti intimi privati ​​e consensuali tra persone dello stesso sesso e usando il potere coercitivo dello Stato per reprimere altre libertà fondamentali, il regime militare del Niger ha dimostrato un palese disprezzo per il diritto internazionale in materia di diritti umani“.

© Riproduzione riservata.

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