In un mondo che cambia troppo in fretta per chi sogna ancora la grandeur e la famiglia tradizionale, Jordan Bardella si prende il suo spazio di verità e coraggio. Durante un’intervista nel programma Ambition intime, il presidente del Rassemblement National, volto pulito e fresco dell’estrema destra francese, ha rotto il silenzio su quella che definisce la sua “vera natura”: «Sono eterosessuale», ha dichiarato con l’aria di chi rivela un segreto doloroso, un’identità da difendere sotto assedio. Era accaduto qualcosa del genere anche nella destra italiana, quando la moglie del potentissimo meloniano di ferro Giovanni Donzelli aveva addirittura fatto un vero e proprio outing a suo marito affermando ai quattro venti “È etero“.
Durante il talk, Jordan è stato magnificamente implacabile. Nessun tremolio nella voce, solo un sorriso smaltato e la voglia matta di spegnere le voci che lo accostavano a Gabriel Attal, ex premier liberal apertamente gay – come dimenticare la storia d’amore tra i due, fanfiction diventata virale su TikTok durante le elezioni in Francia? VIDEO >.

Ma no, rassicura Bardella: lui è un maschio da donne “piuttosto alte, intelligenti, carismatiche”. Perché sotto traccia, c’è una verità: non ci si innamora di un’identità sessuale, ma di un’identità di genere.
“Sono eterosessuale. Potrei dirti il contrario per compiacerti, ma ehi“
Così ha detto a Karine Le Marchand sul canale M6. Jordan ha specificato il suo tipo di donna: “bruna“, “piuttosto alta“, con “personalità“… “Sarò sensibile alla sua intelligenza e al suo carisma“.
Non ha rivelato se sia single o meno, assicurando di aver “sempre cercato di proteggere la sua vita privata“. La sua situazione sentimentale “non è facile“. “La politica porta via molto tempo, forse troppo“, ha ammesso, rivelando che durante i comizi riceve lettere con numeri di telefono.
Una dichiarazione pubblica d’amore alla propria eterosessualità, pronunciata quasi con orgoglio, con un filo di barba a mascolinizzare quel volto da giovanotto studioso troppo infante per convincere le sacche rabbiose degli elettori ultra conservatori. Sì, perché in tempi in cui i Pride colorano le strade e le identità si moltiplicano come hashtag sui social, ci vuole un certo coraggio reazionario per affermare la propria attrazione per le femmine. Un coming out davvero coraggioso. Chapeau.
La devozione ostentata per Marine Le Pen

Il pupillo del cuore nero della Francia pronta a scivolare nella deriva italo-ungherese non si lascia tentare. Si dice fedele. Non a un uomo, non a un’idea, ma a Marine Le Pen, la matrona del partito che ha sdoganato il Fonte National (pardon, il Rassemblement National) con il maquillage dell’eleganza. A lei Jordan dà ancora del “vous”, come in un vecchio feuilleton nostalgico, mentre lei lo tratta come il figlioccio prediletto. Fino a quando? La condanna di Marine a cinque anni d’ineleggibilità, per appropriazione indebita di fondi europei, ha reso tutto più instabile, come un matrimonio in crisi sotto la pioggia.
Il gossip: le paranoie sui russi

Le malelingue queer parigine, artisti che fumano le canne e per vivere lavorano nella moda, interpellate da chi scrive – tanto per spettegolare – cospargono la vicenda di paranoiche paillettes da complotto geopolitico “Ha paura dei russi” mi dicono “Sa di non essere amato da Putin per la sua svolta moderata” aggiungono “ed è meglio non dare in pasto al Cremlino l’idea di un’ambiguità sessuale, non vedi già tutte le cose su TikTok?“. Puro gossip. “Quello c’ha paura dei russi, te lo dico io” mi dicono. Vabbè.
Pronto per l’Eliseo

La verità? Jordan Bardella è pronto. Pronto a candidarsi, a piacere, a governare. La devozione a Marine e la svolta eterosessuale urbi et orbi, verbalizzata in un talk show a tinte rosa amato dal pubblico femminile, a ventinove anni appena, levigato dall’adulazione dei sondaggi, Jordan Bardella si prepara a quella che potrebbe essere l’incoronazione prematura: la candidatura all’Eliseo nel 2027.
Un’eredità non voluta ma bramata, Marine Le Pen lo ha scelto come delfino, figlio non di sangue ma d’ambizione, e lui – educato, paziente, feroce nella misura – ha accettato il ruolo di riserva assoluta, pronto a trasformarsi in protagonista. «Non c’è ambiguità sul fatto che la mia candidata sia Marine», ha detto. «Ma se fosse impedita, credo che toccherebbe a me». Un’affermazione vestita da fedeltà, ma cucita con fili di acciaio. I sondaggi lo accarezzano: Harris Interactive lo dà tra il 35% e il 36% al primo turno, davanti a Jean-Luc Mélenchon. Cesellata per piacere agli algoritmi e ai pensionati, la figura di Bardella è giovane abbastanza da sembrare moderno e reazionario abbastanza da rassicurare, si staglia come icona di un populismo laccato, erede ripulito del lepenismo. Il processo d’appello per Marine arriverà nell’estate del 2026, ma l’ombra dell’interdizione è già una chiamata al trono per Jordan. E Bardella, che con la sua voce ferma e l’identità ben dichiarata (“eterosessuale!”) sembra interpretare un personaggio più che vivere una vita, potrebbe essere la prossima maschera presidenziale della République.

"non ci si innamora di un’identità sessuale, ma di un’identità di genere." Ma vi drogate? :-) Ci sono i bisessuali a cui piace la patata ed il pisello, i gays a cui piace il pisello, le lesbiche a cui piace la patata, e gli etero a cui piace l'opposto di quello che hanno loro. Poi quelli che fanno finta di non sapere se sono uomini oppure donne, e vogliono che anche gli altri facciano finta di non saperlo, quelli li schifano tutti perche' e' meglio non averli tra i piedi.