Emergono nuovi dettagli sul duplice omicidio di Luca Gombi e Luca Monaldi, coppia gay di 50 e 54 anni, uccisa in modo macabro nella loro casa a Bologna, lo scorso lunedì 2 giugno. Ad essere accusato del delitto, il loro coinquilino, Gennaro Maffia, 48 anni, fuggito poco dopo la loro uccisione con un volo per Barcellona. Qui è stato fermato, in attesa della sua estradizione. Ma perché avrebbe ucciso la coppia?

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Luca Gombi e Luca Monaldi, coppia gay uccisa a Bologna: le novità
Dopo il fermo del presunto assassino di Luca Gombi e Luca Monaldi, uniti civilmente dal 2023, gli inquirenti, nell’ambito di un’indagine serratissima, hanno ricostruito le ore successive al duplice omicidio della coppia gay.
Secondo la ricostruzione, il delitto si sarebbe consumato all’alba del 2 giugno scorso, si presume intorno alle 5:30. Appena mezzora dopo, scrive Fanpage.it, Gennaro Maffia, loro inquilino, avrebbe lasciato l’appartamento al civico 15 di Pizza dell’Unità, portando con sé due pesanti valigie. Le Volanti della polizia sono giunte sul posto intorno alle 6:40, dopo l’allarme da parte di alcuni vicini di casa, spaventati dalle urla strazianti e dalle richieste di aiuto. “Ho sentito gridare aiuto, poi più nulla. Pensavo fosse una lite rientrata. Sennò avrei chiamato il 112”, racconta una vicina al Corriere di Bologna. A farlo sarebbe stato un altro condomino alle 6:30, quando però, ormai, era troppo tardi.
Nell’appartamento, gli agenti di polizia si sarebbero trovati davanti una scena macabra: i corpi di Gombi e Monaldi senza vita, uno in cucina, l’altro in corridoio. Il 54enne sventrato, con una profonda ferita all’addome, mentre il compagno sgozzato. Dalle indiscrezioni trapelate, entrambe le vittime sarebbero state trovate con in mano un coltello, uno pulito e l’altro insanguinato. Non si esclude possa essere stato il tentativo del killer di inscenare un omicidio-suicidio.
Chi è Gennaro Maffia: la fuga a Barcellona

Sin dall’inizio, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sull’assenza dell’inquilino della coppia gay uccisa, Gennaro Maffia, di anni 48. L’uomo, disoccupato ma con regolare contratto d’affitto, da agosto 2024 condivideva una stanza dell’appartamento in piazza dell’Unità a Bologna, divenuto teatro del duplice delitto.
Dopo il brutale omicidio per cui – lo ricordiamo – ad ora Maffia è soltanto sospettato, il 48enne si sarebbe cambiato, avrebbe fatto i bagagli e frugato nelle borse delle vittime, presumibilmente in cerca di denaro. Quindi, come documentato dalle telecamere, avrebbe lasciato l’appartamento, dirigendosi verso la fermata dei taxi, poi avrebbe raggiunto l’aeroporto, dove avrebbe acquistato due biglietti in contanti, uno per per Barcellona, con partenza alle 8:45 e il successivo per Madrid, con partenza alle 12. Un possibile tentativo di depistare le indagini. Alla fine avrebbe preso il primo volo, e proprio nella Capitale catalana sarebbe stato fermato dalle forze dell’ordine spagnole.
Le autorità italiane, che sin da subito avevano avviato una serratissima indagine, mentre la Scientifica sigillava la scena e repertava i coltelli, avevano già provveduto ad allertare prontamente la procura, lo SCO (Servizio Centrale Operativo) e la cooperazione internazionale.
Poco prima di mezzogiorno, dopo essere atterrato all’aeroporto El Prat di Barcellona, alcuni agenti della Guardia Civil hanno identificato Maffia, nato a Caracas da genitori italiani. Il sospetto è che l’uomo fosse diretto in Venezuela, dove vive la famiglia.
Il presunto movente

In seguito al fermo-lampo di Gennaro Maffia, sarebbe trapelato anche il presunto movente del duplice assassinio. Alla base, ci sarebbe la volontà della coppia – Gombi bolognese, Monaldi originario di Terontola, nell’Aretino – di vendere il loro appartamento e trasferirsi in campagna, “allevare animali per una vita più lenta, semplice”, ha ricordato un vicino. Con la messa in vendita della casa, i rapporti con l’inquilino sarebbero rapidamente precipitati, alimentando rancori personali.
La coppia aveva così cambiato la serratura, episodio che aveva spinto Maffia a sporgere denuncia ai carabinieri lo scorso novembre. I due uomini avevano allora offerto all’inquilino una sorta di buonuscita di 20mila euro, al fine di scindere il contratto di affitto. Denaro che lui sembrava aver accettato.
Tuttavia, Maffia avrebbe lamentato un ammanco di denaro e nei giorni precedenti al delitto avrebbe denunciato ai Carabinieri la presunta clonazione delle sue carte. Il 48enne si sarebbe anche recato in banca, dove avrebbe avuto un colloquio con il direttore, al quale avrebbe lamentato la sparizione di soldi, accusando uno dei proprietari dell’appartamento. Proprio durante il colloquio si sarebbe fatto scappare: “La pagheranno”. Da qui, i sospetti sul possibile movente.
Il cugino di Maffia: “Aveva paura di essere ucciso”
A parlare ai microfoni del Corriere di Bologna, è stato anche un cugino dell’uomo sospettato, Giovanni Sacco. “Era preoccupato, aveva paura di essere ucciso ma non so da chi”, racconta. L’uomo avrebbe consigliato a Maffia di accettare la buonuscita: “Poi gli avevano offerto una buonuscita e io gli dicevo: “Prendi quei soldi, vai in un B&B, poi affitta una casa e porta tua moglie. Con quella cifra ci vivi per anni, poi torni a lavorare e ti sistemi””.
Solo il venerdì, a pochi giorni dal duplice delitto della coppia, il cugino di Maffia aveva conosciuto per la prima volta Luca Gombi e Luca Monaldi: “Mi dissero che Gennaro non stava bene, e provai a convincerlo ad andare via. Forse, il preliminare della vendita era prevista a giorni”, dice.
Alcuni vicini avrebbero raccontato di liti e fratture tra i tre coinquilini. Un ristoratore, vicino allo stabile, ha ricordato di averli visti nel suo locale alcune volte, definendoli dei clienti “tranquilli”. Le due vittime e l’indagato risultano incensurati.
Attesa per estradizione e autopsie
Undici ore: è questa la durata delle indagini della polizia, coordinata dal pubblico ministero Tommaso Pierini, durante le quali il pm ha richiesto la misura cautelare a carico del 48enne, poco dopo autorizzata dal gip. Adesso per Maffia si attende l’estradizione e, successivamente, l’interrogatorio di garanzia, che dovrà avvenire entro cinque giorni davanti al gip. Non è da escludere che il presunto assassino possa avvalersi della facoltà di non rispondere, come – stando a quanto trapelato – sarebbe già avvenuto in Spagna dopo il suo fermo.
La polizia spagnola avrebbe riferito anche la presenza, sulle braccia del sospettato, di graffi e abrasioni, ma secondo il dirigente della Squadra mobile Guglielmo Battisti, interpellato dal Corriere, non sarebbero stati prodotti dall’uso di un coltello: “Dalle foto sembrano prodotte da graffi e spinte e non da un coltello, il che è compatibile con la scena che ci si è presentata nell’abitazione, da cui appare evidente che c’è stata una colluttazione”, ha dichiarato.
Sul piano medico legale, ovviamente saranno eseguite le autopsie sui corpi straziati delle due vittime, che permetteranno di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’aggressione.
Tuttavia, occorrerà attendere la notifica all’indagato, al fine di poter nominare i suoi consulenti. Altri accertamenti, infatti, riguarderanno l’analisi dei telefonini delle vittime e dello stesso indagato, gli esami sui coltelli rinvenuti sulla scena del crimine e su altri oggetti sequestrati nell’appartamento di piazza dell’Unità.

Spero non esca mai più dal carcere dove merita di stare questo LURIDO DELINQUENTE. Mi dispiace molto per la fine tragica di questa dignitosissima e meravigliosa coppia.