Grave episodio transfobico a Treviso: due donne transgender sudamericane sono state oggetto di insulti e aggressioni verbali lungo via Roma da parte di un giovane, che le ha derise usando nomi maschili con il solo intento di umiliarle e provocare in loro una reazione. Detto, fatto: la situazione è rapidamente degenerata in uno scontro fisico, con scambi di offese e oggetti tra le parti coinvolte. La vicenda va ad inserirsi in un mese, quello di giugno dedicato all’Orgoglio LGBTQIA+, già segnato da numerosi altri episodi a sfondo omofobo.
In questo articolo
Due donne transgender insultate e aggredite a Treviso: i fatti
Questa volta, teatro dell’assurdo episodio transfobico è Treviso, città che si è sempre voluta presentare come inclusiva e rispettosa dei diritti e che ora rischia di essere macchiata da un atto violento e vile ai danni di due donne transgender. La vicenda si è consumata a poche ore dal Treviso Pride, in programma per domani, 14 giugno.
Secondo quanto raccontato dal quotidiano Il Gazzettino, tutto sarebbe iniziato all’uscita di un negozio, quando le due donne trans sono state prese di mira da un ragazzo, che le ha derise chiamandole con nomi maschili: “Carlo! Franco! Roberto!”, ha urlato. Lo scopo? Chiaramente quello di umiliarle, ferirle e provocare in loro una reazione, riuscendo nel suo intento. Una delle due donne transgender, entrambe sudamericane, dopo l’ennesimo scambio di battute da parte dell’uomo, ha deciso di affrontarlo. Ne è seguito un ulteriore scambio di offese reciproche e lancio di oggetti che hanno spaventato il ragazzo, al punto da chiamare i carabinieri, sostenendo di essere lui la persona aggredita.
L’arrivo delle forze dell’ordine
Sul posto sono prontamente giunti i militari delle forze dell’ordine, che hanno cercato di ricostruire la dinamica dell’aggressione verbale, appuntando le dichiarazioni delle due quarantenni e confrontando le versioni fornite da entrambe le parti coinvolte. Gli stessi militari, pare, avrebbero escluso la presenza di elementi per procedere con una querela da parte dell’uomo che ha allertato le forze dell’ordine.
Dopo l’accaduto, le due donne transgender – entrambe domiciliate nella periferia di Treviso -, vittime dell’aggressione verbale, hanno raccontato di essersi sentite profondamente ferite da quanto successo. In seguito all’episodio, sono rimaste a lungo sotto i portici di un locale, scosse e incapaci di tornare subito a casa per il pranzo.
La testimonianza delle due vittime
Non era la prima volta che subivano insulti per strada, come raccontano loro stesse. In merito all’ultimo episodio, una delle due donne ha commentato: “Siamo passate in un negozio vicino alla stazione. C’è un ragazzo che lavora lì oppure che comunque frequenta sempre quella zona che ogni volta che passiamo ci chiama con nomi maschili. Lo fa forte, facendosi sentire da tutti, in modo da far ridere gli altri”. Questa volta, però, non ce l’hanno fatta a restare in silenzio di fronte alle continue umiliazioni: “Ci siamo avvicinate e gli abbiamo chiesto perché ci urlasse quelle cose. ‘Sono affari nostri se siamo donne o uomini. Ti offende?’”, gli avrebbero detto.
A quel punto la situazione è degenerata. Il ragazzo ha lanciato loro addosso un frutto, e una delle due ha reagito versandogli addosso una bibita. Prima che la donna potesse fare altro, lui ha chiamato i carabinieri, denunciando un’aggressione.
L’episodio si è consumato intorno alle 12.20 all’angolo tra via Lungo Sile Mattei e Corso del Popolo, a pochi passi dall’autostazione. Sul posto sono intervenute diverse pattuglie dei carabinieri e anche un’unità dell’esercito impiegata nell’operazione “Strade Sicure”. Le due donne transgender sono state identificate, ma hanno avuto modo di raccontare alle forze dell’ordine quanto accaduto e di riferire delle continue provocazioni e umiliazioni da parte dello stesso ragazzo.
I militari, mostrando grande disponibilità e sensibilità, hanno ascoltato con attenzione le loro versioni, cercando di riportare la calma. L’amarezza, da parte delle due vere vittime, però, è tanta: “Questa gente è davvero ignorante e finiamo sempre per rimetterci noi. Non posso credere che nel 2025 ci sia ancora gente così ignorante. E ti dico una cosa: per me quello lì non è un uomo. Un uomo non si metterebbe a dire queste cose”.
Omofobia e transfobia a Treviso: “C’è ancora tanto da fare, ma i segnali di cambiamento ci sono”
L’episodio di transfobia avvenuto in via Roma a Treviso, a poche ore dal Pride, ha riacceso i riflettori sulla condizione delle persone LGBTQ+ nel territorio della Marca. A commentare quanto accaduto è Michela Nieri, presidente del coordinamento Lgbt+ provinciale, che invita a non abbassare la guardia nonostante i passi avanti compiuti in questi anni.
Nieri ricorda come non si tratti purtroppo di un caso isolato. “Ogni volta che succedono atti come questi rimaniamo stupiti e amareggiati. Mi dispiace per queste ragazze perché sono episodi spiacevoli che mettono insicurezza. E anche se succede ad una sola persona, la questione colpisce l’anima di tutti. C’è ancora tanto lavoro da fare perché ognuno possa esprimere il proprio orientamento sessuale liberamente. Qualche settimana fa c’è stato il caso del ragazzo aggredito a Cavaso e prima ancora scritte omofobe sui muri”, ha commentato.
Nonostante i segnali di intolleranza che continuano a emergere, la presidente sottolinea che la situazione generale, rispetto al passato, mostra un trend in miglioramento: “A Treviso si può dire che ci sia ancora una parte di cittadinanza omofoba, ma rispetto ad altre città la percentuale è davvero minima”.
L’impegno delle associazioni LGBTQ+ sul territorio continua a essere cruciale. “Fortunatamente ci sono associazioni che promuovono iniziative per avvicinare la cittadinanza a questi temi. Va fatto ancora tanto lavoro ma qualche risultato c’è”, continua Nieri.
Il caso di transfobia avvenuto in centro città rappresenta quindi un campanello d’allarme: un richiamo a continuare a costruire una Treviso davvero inclusiva, dove nessuna persona LGBTQ+ debba temere per la propria dignità o sicurezza. E in vista del Treviso Pride, il messaggio è ancora più forte: l’orgoglio non è solo una celebrazione, ma una battaglia culturale ancora necessaria.




L'aggressore e' cosi' convinto di stare dalla parte giusta che ha chiamato le forze dell'ordine. E' cosi' per chi i sente legittimato a compiere questi vili gesti , dalle posizioni sul tema del governo attualmente al potere in Italia.