Schlein attacca la destra di Meloni dopo il Budapest Pride “Difende chi vuole picchiare i gay?”

“Noi continuiamo a batterci per una legge contro l’omotransfobia, c’è il disegno di legge Zan che la destra ha affossato tra gli applausi dicendo che si rischiava una deriva liberticida. Che libertà difendono, quella di picchiare i gay?”

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Brando Benifei Elly Schlein Alessandro Zan Rosario Coco
Elly Schlein al Budapest Pride: da sinistra con lei Brando Benifei (eurodeputato PD), Alessandro Zan e Rosario Coco (@davocealrispetto)
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All’indomani della grande mobilitazione a Budapest, Elly Schlein ha definito la partecipazione al Pride una “vittoria degli ungheresi sull’autoritarismo di Viktor Orbán”. In rappresentanza del Partito Democratico e della delegazione S&D, la segretaria ha denunciato in un’intervista durissima rilasciata a Repubblica la repressione governativa ungherese nel cuore dell’Unione Europea:

Il divieto del Pride è discriminazione istituzionale e viola il diritto europeo dunque non è accettabile”.

Schlein ha voluto rimarcare che “le 200mila persone erano soprattutto ungheresi”, evidenziando la dimensione popolare della manifestazione – che abbiamo documentato nella cronaca dal nostro inviato a Budapest – e confermando la sensazione emersa a Budapest di come la leadership illiberale di Orbán sia giunta ad un probabile capolinea. La leader dell’opposizione ha sottolineato:

Noi eravamo lì per solidarietà alla comunità Lgbtqia+ sotto attacco in Ungheria e nel mondo. L’amore non si vieta per legge”.

Foto di "campo largo" a Budapest: Maiorino, Schlein, Calenda e Scalfarotto
Foto di “campo largo” a Budapest: Raffaella Stacciarini (Radicali Milano), Elly Schlein (PD), Diana De Marchi (PD), Federica Valcauda (Europa Radicale), Carlo Calenda (Azione), Fabrizio Benzoni (Azione), Ivan Scalfarotto (Italia Viva)- foto credit: Europa Radicale

A Budapest si è ritrovato anche il cosiddetto campo largo: le opposizioni – da Italia Viva al Movimento Cinque Stelle, da +Europa al PD e Radicali fino ad Azione e Verdi e Sinistra – hanno marciato insieme, unite come su nessun altro tema. Segno che la difesa della democrazia liberale e dei diritti sono la piattaforma politica che può unire il fronte che si oppone alla deriva orbaniana che la maggioranza Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia persegue anche in Italia. “Oggi eravamo a Budapest come cittadini europei perché l’Europa, e dunque anche l’Ungheria, è la nostra casa comune – spiega Europa Radicale, presente con una delegazione nella capitale ungherese – E siamo qui perché i diritti umani non conoscono confini. I diritti umani preesistono al diritto positivo e sono più legittimi di qualsiasi governo: la libertà, anche quella sessuale, è più antica della legge. Il divieto del Pride da parte del governo Orbán rappresenta un attacco ai valori fondanti dell’Europa. Se lo ricordino tutti, anche chi in Italia guarda con simpatia a questi metodi autoritari ed antistorici“.

Orban Budapest Pride Fine
Le ire di Orban dopo il Budapest Pride sottolineano la sua debolezza politica e il possibile tramonto di una leadership autoritaria iniziata 15 anni fa.

E infatti nel mirino di Elly Schlein finisce infatti anche il governo italiano: “Meloni ha perso un’altra occasione per difendere la democrazia e la libertà”, ha affermato la leader dem, ricordando che “l’Italia, nel rapporto di Ilga-Europe è al 35esimo posto su 42 nella difesa dei diritti della persone Lgbtqia+”.

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Quanto agli impegni del Pd in Italia, Schlein ha rilanciato le priorità legislative: “Noi continuiamo a batterci per una legge contro l’omotransfobia, c’è il disegno di legge Zan che la destra ha affossato tra gli applausi dicendo che si rischiava una deriva liberticida. Che libertà difendono, quella di picchiare i gay?”. E ha aggiunto: “Poi chiediamo una legge che riconosca i diritti della famiglie omogenitoriali e delle famiglie gay. Non possono essere solo le Corti a indicare la strada, serve una legge. E poi chiediamo il matrimonio egualitario, in Spagna sono stati appena festeggiati i 20 anni”.

 

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Le affinità illiberali di Orbán con il Governo Meloni – dal ddl sicurezza che reprime le proteste alle persecuzioni delle famiglie arcobaleno fino alla invisibilizzazione delle identità di genere non conformi allo schema binario – hanno spinto molte associazioni del multiforme movimento LGBTIAQ+ italiano a sfilare accanto agli ungheresi d’Ungheria, insieme a delegazioni da tutta Europa. Presenti Roma Pride, Torino Pride, Arcigay Nazionale, Gaynet, Brianza Oltre l’Arcobaleno. Spesso, durante il corteo, gli attivisti italiani hanno intonato “Bella ciao“.

Schlein dalle pagine di Repubblica lancia infine un appello anche alla Commissione von der Leyen, a cui nei giorni scorsi la segretaria ha ventilato l’ipotesi di togliere il supporto parlamentare a Strasburgo (ne avevamo parlato con Alessandro Zan a Budapest, leggi qui):

Pretendiamo che facciano rispettare i trattati europei e i principi dello stato di diritto. Chi non li rispetta deve essere sanzionato con tutti gli strumenti a disposizione”.

Il PD è il più grande partito del gruppo S&D a Strasburgo: la maggioranza von der Leyen verrebbe meno senza i suoi voti. Secondo alcuni osservatori tuttavia, se il PD togliesse il supporto, von der Leyen sarebbe pronta a far entrare in maggioranza i voti di Meloni e Fratelli d’Italia.

Budapest: “Se un Pride può essere vietato, l’Europa ha fallito: Meloni segue Orbán” – Intervista ad Alessandro Zan

 

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